Covid, chi l’ha avuto immune a vita. La scoperta nel midollo osseo

Sars-CoV-2

Una scoperta eccezionale potrebbe rivoluzionare la storia della Sars-CoV-2 e la nostra nel combattere il Covid-19. Uno studio della Washington University di St. Louis, Missouri, ha individuato un tipo di cellule immunitarie, nel midollo osseo dei pazienti guariti dal Covid, capaci di persistere alla guarigione oltre gli 11 mesi. Lo studio fornisce la prova che l’immunità innescata dall’infezione da Sars-CoV-2 sarà straordinariamente duratura.

Pubblicato sulle prestigiose riviste internazionali Nature e su PubMed, importante motore di ricerca di letteratura scientifica biomedica, l’elaborato apre uno spiraglio alla possibilità di uscire dalla pandemia più in fretta di quanto pensassimo.

Sapevamo che gli anticorpi contro la Sars-CoV-2 tendono a diminuire col passare del tempo dopo la guarigione. Ma nello studio “Sars-CoV-2 infection induces long-lived bone marrow plasma cells in humans” i ricercatori statunitensi spiegano di aver tracciato cellule, nel corpo dei pazienti malati, che sopravvivono a lungo. Non si sa ancora quanto ma a lungo. E di certo più del tempo da quando la pandemia è stata dichiarata a livello mondiale. Quasi tutte le infezioni attivano questo tipo di cellule che si sono “accese” anche con il virus Sars-CoV-2. Parliamo di un particolare tipo di unità biologica, molto simile a quella che produce gli anticorpi nella prima fase della malattia. Sono cellule collocate nel midollo osseo. La loro particolarità è che fanno sopravvivere gli anticorpi nel caso di presenza di virus in genere.

Lo studio degli scienziati del Missoouri

Nello studio gli scienziati del Missouri hanno sottoposto ad analisi 77 pazienti che avevano sviluppato una forma moderata di Covid, cercando di analizzare in che modo si evolvessero i livelli anticorpali, i cosiddetti Igg. Tra i volontari in 18 hanno fornito anche un campione del proprio midollo osseo per individuare queste cosiddette plasmacellule a lunga sopravvivenza.

Nel caso delle persone analizzate gli Igg erano presenti anche dopo gli 11 mesi a fronte di una diminuzione nel tempo del valore degli anticorpi tradizionali. “Le persone che si riprendono da un lieve Covid-19 hanno cellule del midollo osseo che possono sfornare anticorpi per decenni. Anche se le varianti virali potrebbero smorzare parte della protezione che offrono”, scrive la rivista Nature.

Ha guidato lo studio l’immunologo dei linfociti B Ali Ellebedy, che così ha parlato alla rivista britannica: “Una plasmacellula è la nostra storia di vita, in termini di agenti patogeni a cui siamo stati esposti”.

Nei 77 soggetti studiati in profondità gli anticorpi Sars-CoV-2 sono crollati nei 4 mesi successivi all’infezione, ma dopo poco questo declino è rallentato. Dopo gli 11 mesi dall’infezione i ricercatori potevano ancora rilevare gli anticorpi che riconoscevano la proteina spike della Sars-CoV-2.

La squadra Ellebedy della Washington University di St. Louis in Missouri ha anche osservato che le stesse cellule vengono attivate anche alla vaccinazione a mRNA di Pfizer. Ma la persistenza della produzione di anticorpi generali, provocata dalla vaccinazione o dall’infezione, non garantisce un’immunità duratura al Covid.

Le reazioni della comunità scientifica

La scoperta ha sollevato un importante dibattito nella comunità scientifica internazionale.

“Le implicazioni sono che i vaccini avranno lo stesso effetto duraturo”, ha affermato a Nature Menno Van Zelm, immunologo alla Monash University di Melbourne, in Australia, parlando di chi non ha ancora contratto il Covid e si sottopone ai vari sieri.

“Questa è un’osservazione molto importante”, ha affermato Rafi Ahmed, immunologo alla Emory University di Atlanta, Georgia. Il team di Ahmed già negli anni ’90 aveva scoperto l’esistenza di queste cellule che producono speciali anticorpi contro i virus. “Ciò che non è chiaro è come appariranno i livelli di anticorpi a lungo termine e se offriranno protezione”, ha aggiunto Ahmed, riferendosi a tempi ancora più lunghi, “siamo all’inizio della partita. Non stiamo guardando a 5 anni, 10 anni dall’infezione”.

Fonte: affaritaliani.it

 

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