Così diciamo ai ragazzi: “Fatevi una canna”

Quel che è legale è buono e non fa male?

erba

Così diciamo ai ragazzi: “Fatevi una canna”

Quel che è legale è buono e non fa male?

Uno dei temi di cui mi occupo è proprio questo. Uso e abuso di sostanze, da parte, in special modo dei giovanissimi.
Mi sento ampiamente promossa da Paolo Crepet, sociologo saggista e opinionista. Ma soprattutto una eccellenza nel campo della psichiatria.
Durante la giornata internazionale contro la droga, il 26 giugno scorso, Crepet ha manifestato la sua totale opposizione alla legalizzazione della cannabis: “Così diciamo ai ragazzi: ‘Fatevi una canna’”. Che non farebbe male a nessuno, secondo alcuni.

Il fenomeno

Nel mio piccolo ho avuto esperienze sul campo nella conoscenza del fenomeno per la mia attività in farmacia, fin dall’inizio degli anni ottanta, quando imperava l’eroina e i tossicodipendenti acquistavano siringhe . Talvolta anche minacciando con aghi probabilmente o presumibilmente infetti. Ho potuto dunque toccare con mano constatando quanto è deleteria la droga specie sul cervello in formazione dei ragazzi in età evolutiva. E tanti ne ho visti morire prima dei 40 anni.

La giornata ricorre ogni anno dal 1989. contro l’abuso di droga e il traffico illecito promossa dalle Nazioni unite. Dal cui Rapporto Mondiale sulle Droghe 2023 si evince un mercato in aumento e più preoccupante.

Crepet

Secondo Crepet ci sarebbe una connivenza palese con il fenomeno da parte dello Stato italiano con la droga “perché il mercato è enorme, genera profitti enormi e i profitti enormi delle mafie vengono ben investiti, basta qualche attività ‘lavatrice’ per ripulire. Non conviene combattere questo mercato, metti in crisi la nazione. Credo ci sia un livello di omertà palese, che prende in giro le nostre coscienze”.
Questo ‘lassismo’ e complicità più o meno volontaria, dello Stato nei confronti del traffico di stupefacenti, troverebbe una perfetta sintesi nelle battaglie odierne per la legalizzazione della cannabis e, più in generale, delle droghe leggere.

L’attesa di una stretta da parte del governo sulla cosiddetta ‘cannabis light’, non esime Crepet dall’attaccare chi sta incalzando verso un processo di legalizzazione della marijuana, che giudica “terribile”, sotto un punto di vista educativo, nei confronti dei più giovani.
E’ proprio questo atteggiamento che dà ai giovani e, purtroppo, ai giovanissimi, una comunicazione e un messaggio deleteri.

I cosiddetti progressisti, quelli che osannano tutto ciò che è libero e senza regole, giudicheranno Crepet e chi sostiene la sua tesi, un “vecchio boomer”.
Ma il problema è capire qual è l’effetto che vogliamo. Gli effetti del proibizionismo spesso non hanno esiti positivi, ma gli effetti avuti dalla mancanza totale di regole, non sono certo migliori. Inoltre non si tratta di proibizionismo. Questo potrebbe essere associato all’alcool che è legale da sempre. Si tratta dunque di osteggiare l’uso legale della droga leggera. Senza per altro considerare che legalizzandola, continuerebbe comunque l’uso illegale di tante altre sostanze ben peggiori.

Perché legalizzare?

A che scopo dunque legalizzare una sostanza che i ragazzi incontrano in prima istanza?

“La marijuana ha un effetto cognitivo. Vogliamo che le giovani generazioni non abbiano memoria?” Continua lo psichiatra nella sua battaglia ben sostenuta da chi conosce bene gli effetti devastanti dell’uso di sostanze che inducono ad atti violenti, ai quali si assiste potentemente negli ultimi anni. Spesso femminicidi con l’uso improprio dei armi da taglio. Alla portata di chiunque. A differenza delle armi da fuoco soggette a licenza di porto d’armi. In parallelo, anche , alla diffusione di droghe pesanti, nuove e datate, ma che spesso, se non sempre, vengono assunte da chi ha iniziato facendosi la famosa prima canna. Non tutti, ovviamente e per fortuna. Per la maggioranza dei ragazzi l’esperienza finisce lì, ma questo non significa che debbano essere indotti e incoraggiati , da una eventuale liberalizzazione, a provare lo spinello a dodici anni. Ciò che potrebbe accadere con la legalizzazione, della serie, “quel che è legale è buono e non fa male”.

Le guerre

Secondo Crepet le nuove droghe sintetiche prodotte in conseguenza della guerra in Ucraina, “Sono quelle che servono per riuscire a sparare a un bambino”

“Un ruolo preoccupante per il consumo e la diffusione di sostanze stupefacenti lo sta giocando anche la guerra in Ucraina.
Il conflitto ha portato alla produzione di nuovi tipi di anfetamine, fabbricati in Siria. Sostanze psicoattive, commenta il sociologo e psichiatra, che, purtroppo, conoscono un’escalation della loro diffusione proprio in concomitanza con i conflitti bellici.”

“Come avvenne con le due guerre mondiali, oggi vengono prodotti nuovi tipi di anfetamine fabbricate in Siria e di passaggio anche nei porti italiani, come tutti sanno. In parte le consumiamo noi occidentali, in parte vanno in Ucraina. Sono droghe di sintesi a base di derivati di anfetamine e danno euforia, tolgono la coscienza, la capacità morale e il ritegno. Quello che serve, purtroppo, per sparare a un bambino”.

Mentre nel mondo si affacciano nuove forme di dipendenza, come quella da videogiochi e social network, il World Drug Report 2023, l’annuale Rapporto Mondiale sulle Droghe riferito all’anno in corso 2023, presenta un quadro decisamente preoccupante in merito all’abuso e al traffico di sostanze stupefacenti.

il report denuncia anche l’insufficienza dei servizi d’intervento.

Inoltre, anche da un punto di vista ambientale, si assisterebbe a un impatto devastante che la produzione e il traffico di stupefacenti ha nell’area dell’Amazzonia, dove si si espande anche la diffusione della criminalità.

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