CORTO CIRCUITO DELLA REGIONE TOSCANA PRO PALESTINA MA CONTRO L’IRAN.
Due piedi in due staffe.
La solidarietà espressa dalla Toscana al popolo iraniano che manifesta per libertà, diritti e democrazia si inserisce in un contesto internazionale complesso che non può essere letto in modo parziale. La repressione interna esercitata dal regime degli ayatollah è infatti solo una delle facce di un sistema di potere che da decenni produce instabilità, sia all’interno dell’Iran sia oltre i suoi confini.
La Repubblica islamica ha pagato un prezzo altissimo in termini economici e sociali per il progetto nucleare e per una politica estera fondata sul confronto permanente con l’Occidente e sulla distruzione di Israele. Sanzioni, inflazione e isolamento internazionale sono il risultato diretto di scelte politiche compiute da una leadership che oggi reprime le proteste di chi chiede un futuro di dignità e diritti.
Parallelamente, lo stesso regime è tra i principali finanziatori e sostenitori di organizzazioni armate come Hamas ed Hezbollah, attori centrali nelle dinamiche di violenza in Medio Oriente. Hamas, che detiene il controllo della Striscia di Gaza, non rappresenta solo un problema per Israele, ma anche un ostacolo strutturale a qualsiasi prospettiva di pace e di reale autodeterminazione del popolo palestinese, come dimostrato drammaticamente dall’attacco del 7 ottobre.
In questo quadro, il dibattito sul riconoscimento dello Stato di Palestina non può prescindere da una valutazione lucida delle forze che oggi ne esercitano il controllo e dei legami che queste intrattengono con Teheran. Condannare la repressione del regime iraniano è un atto doveroso, ma la coerenza politica richiede di non ignorarne il ruolo nel finanziare e sostenere la violenza armata nella regione.
A ciò si aggiunge una questione di merito istituzionale e di priorità politiche. Il riconoscimento di uno Stato rientra nella competenza della politica estera nazionale, non di un’amministrazione regionale. Insistere su questo terreno rischia di apparire come un gesto prevalentemente simbolico e propagandistico, mentre sul territorio restano aperte emergenze che incidono direttamente sulla vita dei cittadini: la crisi del comparto moda, le liste d’attesa nella sanità, il dissesto idrogeologico, la sicurezza.
È da queste criticità concrete che molti cittadini si aspettano risposte. La condanna dei regimi repressivi e il richiamo ai diritti umani sono principi condivisibili, ma non possono sostituire l’azione amministrativa su problemi che rientrano pienamente nelle responsabilità locali.
Se davvero si vuole stare dalla parte dei diritti, della libertà e della credibilità delle istituzioni, è necessario mantenere una linea chiara e coerente: contro ogni regime teocratico repressivo, contro ogni forma di terrorismo e a favore di una politica che sappia distinguere tra legittima solidarietà e atti simbolici privi di effetti concreti. Una riflessione che nasce semplicemente dal punto di vista di un cittadino.
Sarebbe opportuno che la Toscana il suo Presidente Giani e la giunta da lui presieduta anziché di occuparsi di politica estera che non gli compete, tornasse ad occuparsi di politica amministrativa locale e si impegnasse a risolvere i problemi dei Toscani, sicurezza, crisi economica, idrogeologico e sanitaria.
