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Home Esteri

Colpire l’Iran non basta: il limite della potenza militare

di Francesco Terracciani
8 Marzo 2026
In Esteri
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Colpire l’Iran non basta: il limite della potenza militare
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Colpire l’Iran non basta: il limite della potenza militare

Il Presidente Trump ha reso possibile a Israele di avvicinarsi il più possibile alla distruzione di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano.

Gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno neutralizzato gli Houthi

Si è trattato di duri attacchi alla potenza regionale iraniana.

Poi è arrivato il primo attacco americano e israeliano di parte del programma nucleare iraniano.

Ora gli Stati Uniti hanno smesso di impedire a Israele di sferrare attacchi diretti all’interno del territorio iraniano, all’inizio per paura di scatenare un conflitto su larga scala, ricordate la caccia agli SCUD e come durante le Guerre del Golfo tenere Israele fuori dal conflitto fosse uno dei principali obiettivi degli Stati Uniti?

Per quanto gran parte del programma nucleare iraniano sia stata distrutto, gli Stati Uniti e Israele ora ne stanno prendendo di mira il resto, insieme alla marina iraniana e probabilmente presto anche a elementi terrestri.

A meno che l’Iran non abbia una bomba atomica apocalittica nascosta, il Paese come lo abbiamo conosciuto negli ultimi decenni non è più una potenza regionale.

Se servono altre bombe per mantenerlo tale, così sia

Trump ora parla di una campagna di bombardamenti di un mese o poco più.

Al ritmo di centinaia di sortite o più al giorno, cosa rimarrà da far saltare in aria in questo piscioso paese?

Distruggendo il suo complesso militare e industriale, l’Iran verrà riportato all’età della pietra.

“Mission accomplished”, “Missione Compiuta”.

Ok, molto bene, benissimo

Ma la domanda che rimane aperta, e che non mi stanchero’ di ripetere all’infinito, è cosa succederà in Iran il giorno dopo che la situazione si sarà calmata.

Solo la potenza aerea non fa cadere i regimi

Lo scenario migliore è quello che potrei chiamare Repubblica Islamica 2.0.

Gli Ayatollah del cazzo hanno costruito un apparato di sicurezza interna e una struttura teocratica progettati per mantenersi al potere

Hanno una feroce rete di spionaggio interna, una Guardia Rivoluzionaria ben armata, una propaganda che fa leva sui sentimenti islamici più profondi e sinceri tra la gente, soprattutto tra le classi medie e tecnocratiche, e useranno tutti questi formidabili strumenti per aggrapparsi al potere.

Il sistema è stato progettato per sostenere un modo di governare, come in Cina, non un uomo, come in Iraq, in Libia o in Siria.

Potrebbero essere necessari uno o tre incidenti in stile “Piazza Tienanmen” per realizzarlo, e gli Stati Uniti si siederanno e lasceranno che accada, come hanno fatto a Pechino, e a Teheran all’inizio di quest’anno

L’Iran non vive nella paura di una rivoluzione come i sauditi, hanno già avuto la loro nel 1979 e ne traggono profitto.

Non lasciatevi influenzare dai filmati della CNN e dei media mainstream che fanno vedere donne che bruciano il loro hijab o che si accendono la sigaretta bruciando foto di Khamenei.

C’e’ una forte insoddisfazione per molte delle azioni del governo clericale che contribuiscono a mantenere le sanzioni americane, c’e’ una crisi economica, ma siete tutti sicuri che ci sia un insoddisfazione generale per la forma di governo in se’?

Vi ricordate l’Iraq nel 2003? Tutti eravamo convinti che milioni e milioni di iracheni avrebbero festeggiato l’arrivo dei liberatori e la caduta del regime di Saddam Hussein.

Così in Libia, così in Siria, così in Afghanistan

Privata delle sue armi nucleari e consapevole dell’insoddisfazione della popolazione, la Repubblica Islamica 2.0 sarà costretta a negoziare con gli Stati Uniti per allentare le sanzioni

Ciò che conta di più per l’Iran è la sopravvivenza, e una qualche forma di diplomazia, seppur sotto la minaccia delle armi, è l’unica via d’uscita.

Un modus vivendi con Israele e gli Stati Uniti.

La strategia decennale di eguagliare Israele come potenza nucleare regionale è fallita.

Gli Stati Uniti garantiranno la vittoria a Trump, e Israele sarà soddisfatto di aver difeso con successo la propria sopravvivenza

E’ lo scenario migliore, o almeno, il meno peggio.

Come ha affermato il Segretario di Stato Marco Rubio: “Punteremo solo a risultati militari raggiungibili”.

E questo, realisticamente, e’ l’unico raggiungibile, almeno per il momento

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Tags: DEMOCRAZIAIN EVIDENZAIRANISRAELEMEDIO ORIENTE
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