L’Italia è il paese più ignorante d’Europa.

Lo dicono i dati dell’annuale classifica IPSOS Mori sull’ignoranza dei popoli: per l’autorevole classifica l’Italia risulta essere la dodicesima al mondo e la prima in Europa.

Ma davvero gli italiani sono un popolo di ignoranti? Questa speciale lista che si basa sulla distorta percezione della realtà che ci circonda.

L’IPSOS Mori è un’importante azienda inglese di analisi e ricerca di mercato e stila da diversi anni una classifica su quelli che sarebbero i popoli più ignoranti al mondo chiamata Perils of Perception”, letteralmente “Pericoli della Percezione”.

11mila persone diventano il campione di indagine per ogni nazione, a queste vengono sottoposte delle domande su delle statistiche comuni che riguardano il proprio Paese. Quello che ne viene fuori è che gli italiani ignorano la realtà attorno al loro mondo quotidiano. Il terminemisperceptions infatti con cui viene presentata la classifica generale significapercezione erronea”

Nell’era delle fake news il popolo dello stivale sembrerebbe sempre meno informato su cosa succede nel paese.

«La nostra conoscenza può essere solo finita, mentre la nostra ignoranza deve necessariamente essere infinita».

A dire queste parole non è un predicatore in vena di moralismo, ma uno dei grandi filosofi della scienza del secolo scorso, il viennese Karl Popper, nato nel 1902 e morto a Londra nel 1994. Espressioni analoghe erano state dette o scritte da scienziati del livello di Einstein, Heisenberg e Planck.

L’orizzonte della nostra conoscenza, pur esaltante, quanto più s’allarga tanto più vede l’immensità dell’ignoto che gli si schiude innanzi. Questa “ignoranza” è nobile e Montaigne, il celebre pensatore del Cinquecento, nei suoi Saggi la puntualizzava così: «L’ignoranza che si conosce e giudica non è vera ignoranza. Lo è solo quando ignora se stessa». L’ignorante saccente è il vero ignorante e il suo è «un male invincibile», come lo definiva Sofocle in uno dei frammenti a lui attribuiti.

Purtroppo ai nostri giorni la superficialità è una divisa indossata con orgoglio, l’arroganza dell’insipiente è rispettata e considerata segno di decisionismo e persino di acutezza. Essa conduce all’approssimazione, all’impreparazione e al pressappochismo, “qualità” imprescindibili per ambire ai vertici del potere italico.