Tre piani di libri rari e il Grand Palais si trasforma in una biblioteca da sogno. Da Chanel l’era post Lagerfeld si apre sotto il segno dell’intellò-chic per la prima sfilata haute couture firmata da Virginie Viard, storico ex braccio destro di Kaiser Karl che a febbraio ha raccolto il testimone del suo mentore al timone della griffe di rue Cambon.

Quello di Viard è un doppio omaggio alla maison della doppia C. I libri non solo erano cari a Mademoiselle Chanel che amava definirli i “migliori amici” delle donne ma per Lagerfeld erano linfa vitale (lo stilista ne possedeva oltre 300mila). In passerella è un tripudio -e tributo- di tweed. Dai tailleur pastello ai pantaloni e alle jumpsuit bouclé, passando per la giacca che si fa più corta, fino ai robe manteau con i bottoni gioiello che sfiorano la caviglia, mostrando mocassini di vernice e francesine bicolor. Pratiche e ultrachic.

 

La jeune fille Chanel un po’ maschietto un po’ intellettuale indossa occhiali rotondi da vista e porta i capelli raccolti in una coda di cavallo. La palette cromatica è un inno al colore: oltre alla sinfonia di velluto bianco e nero, i capi si tingono ora di rosa corallo ora di verde, giallo e vinaccia. Incrostature di paillettes si muovono sugli abiti da sera alternate a leggerissimo ed etereo tulle.

Intellettuali, un po’ melò, le ragazze tratteggiate da Viard incedono ad ampie falcate tenendo le mani in tasca, indossano abiti severi. Coprono il collo con la gorgiera, rubano dal guardaroba maschile, si muovono a passo svelto tra gli scaffali, scavano nella letteratura con i loro tubini da sera e ricami di fiori 3D.

Meno bling bling, più severo rispetto alla tradizione di Lagerfeld, Viard inaugura il nuovo corso di Chanel sotto il segno della continuità. Senza stravolgere il Dna della maison, la nuova direttrice creativa manda in scena il suo personale elogio dell’eleganza resa immortale da Mademoiselle. Una buona prima prova in solitaria.