Caccia ai fantasmi e cantieri scambiati per nazismo: quando l’isteria antifascista sfiora il ridicolo

Caccia ai fantasmi e cantieri scambiati per nazismo: quando l’isteria antifascista sfiora il ridicolo

​C’è un sottile confine tra la necessaria vigilanza democratica e un’isteria collettiva che sta trasformando il dibattito pubblico in una commedia dell’assurdo.

L’ultimo episodio arriva da Pisa, dove le pareti della scuola primaria “Collodi” sono diventate lo scenario di un’indignazione politica coordinata

Bastoni di traverso, post di condanna sui social e proclami solenni da parte di esponenti locali del Partito Democratico contro presunte “croci uncinate” e scritte neofasciste. Il risultato? Un buco nell’acqua e una magra figura: quei segni non erano altro che le indicazioni di cantiere tracciate dagli operai impegnati nei lavori per il cappotto termico dell’edificio.

​L’episodio fa sorridere, ma allo stesso tempo fa riflettere. Vivere con gli occhi foderati di prosciutto, ossessionati dall’idea di dover scovare un pericolo nero dietro ogni angolo, sta portando a una svista dietro l’altra

Quando il filtro con cui si osserva la realtà è puramente ideologico, un tracciato tecnico diventa un simbolo nazista e un’indicazione di lavoro si trasforma in un’intimidazione sovversiva.

​Non è certo la prima volta che l’ansia di prestazione dell’antifascismo da tastiera prende cantonate memorabili. Basti pensare a quando, in passato, l’esecuzione di una marcia d’ordinanza dell’Esercito Italiano ,un brano tradizionale suonato da decenni nelle cerimonie ufficiali delle nostre forze armate, venne scambiata da solerti censori per un inno nostalgico, scatenando polemiche e interrogazioni prima che qualcuno si prendesse la briga di verificare gli spartiti.

​Questa corsa all’indignazione istantanea, guidata dalla foga di conquistare mezzo metro di visibilità politica o un pugno di ‘like’, finisce per rivelare una profonda mancanza di senso della misura

A forza di vedere il male ovunque, ci si ritrova inevitabilmente a fare la figura di chi scambia i mulini a vento per giganti.

​C’è però un effetto collaterale ben più serio del ridicolo che ricade su chi commette questi svarioni

È la classica e intramontabile morale della favola di Esopo: a forza di gridare “al lupo, al lupo” per qualsiasi inezia, per una marcia militare o per una freccia tracciata da un muratore, il rischio è che il giorno in cui il lupo dovesse presentarsi davvero, nessuno ci farà più caso.

Banalizzare la memoria, stereotipare la realtà e trasformare ogni svista in una battaglia di civiltà non protegge le istituzioni: le rende solo meno credibili, lasciando il campo a una stanchezza generale dove persino i pericoli veri rischiano di finire nel calderone del grottesco.

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