Ballottaggio amministrative: da Roma a Trieste

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Il ballottaggio ha confermato il dato politico di fondo emerso già col voto di due settimane fa. E cioè: che il Centrodestra a guida leghista ha clamorosamente fallito; e che l’astensionismo di massa ha bocciato l’offerta politica complessivamente avanzata dai partiti di destra e sinistra.

Perché il Centrosinistra ha sì vinto ma con tali e tante astensioni da delegittimare qualsiasi eletto. Il fatto è che, con l’avvento di Draghi a Palazzo Chigi e col manifestarsi di questo enorme astensionismo, l’intero quadro politico viene ad essere messo in discussione.

Perché l’attuale sistema, bloccato su due schieramenti contrapposti ma speculari nelle loro debolezze e nella loro inconsistenza progettuale, non regge più. Tanto da necessitare di un exit, di una via d’uscita, o di una generale ristrutturazione.

Oggi infatti non è più questione di affermarsi sulla parte avversa, sia pur di qualche voto. È questione semmai di come assicurare la necessaria governabilità per realizzare le riforme e rilanciare l’economia italiana, progettando quindi uno sviluppo del Paese in chiave di riequilibrio sociale.

Manca la cultura politica

Ma per far questo non basta prendere voti, occorre anche avere visione (e, diciamocelo, cultura) politica, competenze, e capacità di confronto e di mediazione. C’è un Paese disorientato e lacerato al quale dare il senso di un impegno comune, attivando canali di dialogo e partecipazione. Un Paese che va rappresentato nella sua complessità per essere ben governato. Comprendendo le tante proteste che vi sono per ricondurle nell’alveo di un civile e rispettoso confronto.

La politica invece cosa fa? Si attarda in astratte contrapposizioni ideologiche, senza affrontare seriamente i problemi reali della società e dell’economia. I partiti sembrano anzi del tutto impermeabili alla realtà, chiusi come sono nel loro piccolo mondo antico accuratamente blindato da assurde leggi elettorali che andrebbero radicalmente cambiate.

L’autoreferenzialità è d’altronde diventata l’essenza dell’odierna politica, di cui sono tristi interpreti i partiti come i sindacati. Di questa penosa autoreferenzialità e del distacco tra politica e società abbiamo avuto peraltro plastica riprova nei giorni scorsi, quando intere piazze nelle città d’Italia si sono spontaneamente e pacificamente riempite di gente. Per manifestare ed  esprimere il proprio punto di vista sul Green Pass, certo.

Ma,  giusta o sbagliata che sia quella opinione, resta il fatto che abbiamo visto piazze piene senza partiti o sindacati. Questi ultimi poi erano troppo occupati ad organizzare il raduno antifascista tenutosi a Roma (il giorno prima del ballottaggio cittadino!). Una grande e roboante manifestazione di protesta per l’aggressione alla sede della CGIL, tutta tesa ad esorcizzare il fantasma del fascismo.

Il fallimento del Ministero dell’Interno

Peccato che nulla di analogo venga fatto per protestare contro i morti sul lavoro, contro i licenziamenti a raffica da parte delle grandi aziende, e contro il vergognoso trattamento riservato ai portuali di Trieste. Non avevo mai visto una tranquilla manifestazione operaia dispersa dagli idranti della polizia per ordine del Ministro dell’Interno!

E questa prova di forza contro dei lavoratori che manifestavano pacificamente non mi è piaciuta per niente. L’ho trovata brutale ed offensiva della dignità delle persone. Non so che diranno Landini e compagni, ma qui il fantasma che rischia di materializzarsi non è Mussolini bensì Bava Beccaris. Eppure non noto preoccupazione né tantomeno indignazione.

I sindacalisti e i politici di Sinistra continuano a menarla con l’antifascismo di maniera. Mentre i politici di Destra tentano pateticamente di minimizzare i disastrosi risultati elettorali di questa tornata amministrativa che, come tutti sanno, aveva anche valenza politica. Per cui si continua all’Italica maniera. Tanto «la situazione è grave ma non seria», diceva Longanesi. 

 

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