ARIA TESA NELLA SINISTRA FIORENTINA

ARIA TESA NELLA SINISTRA FIORENTINA

C’è una differenza sostanziale tra ciò che è legittimo e ciò che è politicamente opportuno. Ed è proprio in quello spazio sottile che si inserisce la recente riunione a porte chiuse sull’urbanistica convocata dalla sindaca Sara Funaro.

Nessuno mette in discussione la legittimità formale di un vertice interno di giunta: è prassi amministrativa, accade ovunque

Ma la politica non vive soltanto di norme, vive di segnali, di coerenza, di percezione pubblica.

Firenze non è una città qualunque. È da sempre considerata una roccaforte della sinistra toscana, un laboratorio politico che fa della trasparenza e della superiorità morale della propria tradizione amministrativa uno dei suoi tratti distintivi.

Proprio per questo ogni scelta che riguarda temi sensibili come l’urbanistica assume un valore simbolico che va oltre l’atto in sé

Quando si decide di discutere a porte chiuse, per di più in una riunione domenicale — evento tutt’altro che ordinario — il messaggio che arriva ai cittadini non è neutro.

Il contesto pesa. Il cosiddetto “Cubo Nero”, finito al centro di polemiche e di sviluppi giudiziari che coinvolgono funzionari pubblici, ha già incrinato l’idea di una macchina amministrativa impermeabile a zone d’ombra.

Anche ammettendo che il vertice non abbia alcun collegamento diretto con quella vicenda, la coincidenza temporale rende inevitabile una domanda politica: perché tanta riservatezza proprio ora?

In momenti di piena fiducia istituzionale, le amministrazioni tendono ad aprire il confronto, a portarlo nelle sedi consiliari, a esporlo alla dialettica pubblica. Quando invece si percepisce fragilità, il riflesso è spesso quello di ridurre il perimetro del dibattito.

Non si tratta di insinuare responsabilità o paure non dimostrate

Si tratta di osservare che, in politica, le scelte organizzative parlano. Se la trasparenza è un valore rivendicato con forza, allora la coerenza impone che i temi più delicati vengano affrontati davanti ai rappresentanti eletti e ai cittadini, non soltanto all’interno di stanze riservate.

La legittimità non basta a dissipare il dubbio politico; al contrario, quando il clima è già carico di tensione, la prudenza eccessiva può essere interpretata come mancanza di piena fiducia nella solidità del proprio operato

Il quadro si inserisce in un contesto più ampio, che riguarda il modo in cui la maggioranza regionale gestisce il pluralismo. La mancata partecipazione dell’onorevole Italo Bocchino a un’iniziativa dedicata al Giorno del Ricordo ha sollevato un’altra questione: quella del confine tra scelta politica e atto censorio. Anche qui, formalmente, una maggioranza può decidere chi invitare e chi no.

Ma quando si parla di memoria storica, il terreno è delicato

L’antifascismo, se vuole restare principio fondante e non etichetta identitaria, deve tradursi in apertura al confronto, non in selezione preventiva delle voci ritenute scomode.

Il rischio, altrimenti, è quello di scivolare in una contraddizione evidente: accusare gli avversari di rigidità ideologica mentre si esercita una forma di esclusione che appare altrettanto rigida

In un sistema democratico maturo, la forza di una maggioranza si misura anche dalla capacità di sopportare il dissenso senza percepirlo come minaccia.

Firenze e la Toscana restano realtà politicamente orientate in modo chiaro, ma nessuna maggioranza è eterna.

Il consenso non si consuma in un giorno, si erode lentamente quando la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si pratica diventa percepibile

La trasparenza non è uno slogan, è un metodo. E il metodo, più delle dichiarazioni, è ciò che nel tempo consolida o indebolisce la fiducia dei cittadini.

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