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Home L'Editoriale

Alta affluenza al referendum sulla giustizia.Partita aperta, ma Schlein non rischia davvero il posto

di Alessandro Scipioni
23 Marzo 2026
In L'Editoriale
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Il Referendum, nato morto. Unici vincitori i magistrati
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Alta affluenza al referendum sulla giustizia.Partita aperta, ma Schlein non rischia davvero il posto

Domenica 22 marzo 2026 ha segnato un boom di partecipazione al referendum confermativo sulla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni-Nordio: alle ore 23 l’affluenza ha toccato il 46,07% (dati Viminale/Eligendo), con un balzo notevole rispetto alle rilevazioni intermedie (14,92% alle 12, 38,9% alle 19) e superiore al 39,37% del primo giorno al referendum sul taglio dei parlamentari nel 2020.

I seggi hanno riaperto lunedì 23 marzo fino alle 15, e il dato finale potrebbe avvicinarsi o superare il 50%

Molti commentatori leggono in questa mobilitazione un segnale positivo per il fronte del Sì, perché – a differenza dei referendum abrogativi – qui non c’è quorum: più gente vota, più conta il peso dell’elettorato “maggioritario” che in Italia tende a premiare posizioni moderate o riformiste sulla giustizia, spesso percepite come necessarie per velocizzare i processi e ridurre l’impatto della magistratura “politicizzata”.

L’alta affluenza smentirebbe in parte la strategia del No (sostenuta da PD, M5S, sinistra e sindacati), che puntava su una bassa partecipazione per far prevalere l’astensionismo o il voto organizzato contro la riforma

Ma attenzione: questo non significa automaticamente che Elly Schlein sia a un passo dalle dimissioni o da una defenestrazione interna.

Il PD di oggi non è più quello di un tempo. Il segretario ha un controllo fortissimo sugli organi del partito e – soprattutto – sulla designazione di gran parte della classe parlamentare (deputati e senatori eletti con liste bloccate o fortemente condizionate dalla dirigenza). In un partito che ha perso peso elettorale ma mantiene una macchina di potere interna solida, perdere un referendum costituzionale non è di per sé letale per la leadership, specie se la sconfitta viene incorniciata come “resistenza morale” contro un governo di destra.

Anzi, paradossalmente, una sconfitta potrebbe rappresentare per Schlein (e per la componente più massimalista e movimentista della sinistra PD) un’opportunità storica: liquidare definitivamente l’ala riformista, marginalizzare i “vecchi” renziani o moderati, e rimodellare il PD a immagine e somiglianza di una sinistra più radicale, identitaria e anti-sistema

Perché dovrebbe rinunciare a questa chance? Anche in caso di vittoria schiacciante del Sì, chi – nella minoranza dem – avrebbe la forza di processarla politicamente o di imporle le dimissioni?

La vera battaglia per Schlein non è tanto il referendum in sé, quanto mettere a tacere i riformisti interni, che rappresentano l’unico ostacolo reale alla sua linea

Inoltre, in un’epoca di polarizzazione estrema dei valori, i “forti” – anche quando perdono – mantengono un valore simbolico enorme per la propria base. Schlein può permettersi di perdere sul merito (la riforma passa, la separazione delle carriere diventa realtà), ma vincere sul piano dell’identità: “Abbiamo combattuto per l’indipendenza della magistratura, contro un potere esecutivo che vuole controllare i giudici”.

Sul piano del voto in sé, l’alta affluenza ha un significato opposto a quello che spesso si attribuisce alla sinistra: di solito la sinistra (e la sinistra radicale in particolare) è più efficace nel mobilitare rabbia sociale, militanza organizzata e “tifoseria” anti-destra

La destra, invece, pur avendo un elettorato numericamente maggioritario in Italia da anni, mobilita in modo meno “militarizzato”, più basato su orgoglio di appartenenza, fiducia nelle istituzioni e anti-casta, ma con minore intensità emotiva. Un’affluenza alta e diffusa significa che non è andata a votare solo una parte (la base arrabbiata del No), ma un pezzo più ampio di elettorato moderato o “silenzioso”, che tende a favorire il Sì alla riforma.

In sintesi: l’alta partecipazione rende il risultato incerto e potenzialmente favorevole alla conferma della riforma, ma non è il dramma esistenziale per Schlein che alcuni dipingono

Lei sa di avere le chiavi del partito in mano, e una sconfitta potrebbe persino rafforzare la sua narrazione di “resistenza” contro il governo Meloni.

Speriamo, come dici tu, che alla fine prevalga il sogno di una giustizia più giusta, veloce ed efficiente, capace di correggere i gravi errori di un sistema che – al di là delle ideologie – ha bisogno urgente di riforme strutturali

Il responso delle urne lo dirà nelle prossime ore.

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Tags: AffluenzaIN EVIDENZAQuorumREFERENDUMSeparazione delle carriere dei magistrato
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