Affari andati in fumo – la cannabis light è tornata legale ma il 50% dei negozi ha già chiuso.

Cannabis light

Un negozio su due ha già chiuso e altri si preparano a smobilitare le vetrine. Adesso che la cannabis light è tornata “legale”, dopo l’emendamento dei Cinquestelle approvato in legge di Bilancio, il mercato della canapa fa i conti con la campagna di sequestri e inchieste dell’ultimo anno. Soprattutto a partire dalla complicata sentenza della Cassazione del 30 maggio 2019 che aveva di fatto vietato la vendita della cannabis light.

Un colpo che aveva messo in ginocchio l’intera filiera, a partire dalla coltivazione della canapa, circa duemila aziende agricole, diventate oggi meno di mille. «E su oltre duemila “growshop”, oggi ne restano il 40 per cento in meno, ma di certo un altro 10 per cento chiuderà entro la fine dell’anno », ammette Luca Marola, fondatore di “Easyjoint”, azienda che gestisce cento punti vendita di cannabis light.

«I sequestri a tappeto, che non hanno mai rilevato illeciti se non amministrativi, la campagna di demonizzazione lanciata da Salvini, hanno creato il deserto dentro i nostri negozi. Proprio perché la nostra clientela – dice Marola – è fatta di persone tranquille e adulte che non volevano certo essere coinvolte in situazioni a rischio». 

Figlio anche di una crescita tumultuosa di botteghe con la foglia di marijuana disegnata fuori. E dell’altrettanto veloce espansione delle aziende agricole di coltivazione di canapa, duemila soltanto quelle nate tra il 2017 e il 2018. «L’importanza di questo emendamento. aggiunge Marola – è non solo aver fissato con chiarezza il livello di tetraidrocannabinolo al di sotto del quale la cannabis è legale, ma anche di aver cambiato il testo unico sulle droghe. Sul quale dovrà essere precisato che con quella concentrazione di Thc, la cannabis non si può ritenere uno stupefacente».

Adesso, come è probabile, il business ripartirà, la domanda c’è, cresce. Perché la canapa in tutte le sue varianti, nel 2018, prima dello stop seguito alle campagne di sequestri e alla sentenza della Cassazione, aveva fatto muovere un mercato stimato in 150 milioni di euro, con circa diecimila persone impiegate nel settore. Non solo.

Proprio la coltivazione della canapa ha fatto riaccendere l’interesse verso la terra e l’agricoltura da parte di gruppi di giovani, che hanno fondato aziende e cooperative.

«Nessun negozio è stato chiuso perché le forze dell’ ordine hanno trovato cannabis diversa da quella legale. A Parma – racconta Luca Marola – gestisco da 18 anni un negozio che vende canapa, un negozio dichiaratamente antiproibizionista. E a ogni nuovo addetto che assumo spiego che noi dobbiamo essere perfetti, dentro la legalità, proprio perché ciò che facciamo ha un valore non soltanto commerciale ma anche sociale».

E soprattutto che esistono sostanze e sostanze. Infatti, dice Marola, «è stata la legge Fini-Giovanardi, che ha fatto saltare la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, a portarci al disastro attuale del policonsumo di droghe da parte dei giovanissimi».