Il 185esimo reggimento paracadutisti ricognizione acquisizione obiettivi “Folgore” è uno dei reparti delle Forze Speciali italiane di base a Livorno, presso la caserma “Pisacane”, ed è comandato attualmente dal colonnello Carmine Vizzuso. Il reggimento fa capo a sua volta al generale Ivan Caruso, comandante delle forze speciali dell’Esercito (Comfose), che è dipendente, come gli altri reparti di Forze Speciali delle Forze Armate, dal Cofs (il Comando interforze per le operazioni delle forze speciali) istituito il primo dicembre 2004 con sede presso l’aeroporto di Roma-Centocelle e comandato oggi dal generale di divisione aerea Nicola Lanza de Cristoforis.

Il 185esimo reggimento provvede a fornire personale ed equipaggiamenti per le missioni speciali stabilite del Cofs che, a livello istituzionale, è la struttura di comando che regola l’impiego delle Forze Speciali delle quattro forze armate che sono gli incursori di Marina del Goi per la Marina militare, il Quarto reggimento alpini paracadutisti “Monte Cervino” e il Nono reggimento reggimento d’assalto “Col Moschin” per l’Esercito, il 17esimo stormo incursori per l’Aeronautica e il Gis (Gruppo Intervento Speciale) dei Carabinieri.

Il 185esimo deriva dal Primo reggimento paracadutisti costituito alla scuola di Tarquinia nell’aprile 1941. Il primo settembre dello stesso anno il reggimento si inserì nella Prima divisone paracadutisti destinata ad assumere il nome di “Folgore” nei primi di agosto del 1942. Alla fine del luglio 1942 mentre la divisione era in Puglia, al reggimento fu attribuito il numero 185 (con la denominazione 185esimo reggimento paracadutisti “Folgore”). Mentre il resto della divisone fu aerotrasportata in Africa con destinazione el-Alamein, nella cui omonima battaglia si sacrificò senza arrendersi, il 185esimo fu trattenuto in Italia quale nucleo iniziale per la divisone “Nembo”. Il 15 settembre 1942 il reggimento, con sede a Firenze, assunse la denominazione di 185esimo reggimento paracadutisti “Nembo” e fu assegnato alla omonima divisione costituita a Pisa il 1 novembre 1942. Nel periodo aprile/giugno 1943 il 185esimo fu inviato sul Carso per contrastare un’intensa attività di guerriglia da parte dei partigiani slavi che ostacolava notevolmente i nostri reparti presenti in zona. La controguerriglia, condotta dai paracadutisti con procedimenti assimilabili a quelli della stessa guerriglia, conseguì pieno successo e costrinse i partigiani a emigrare verso altre zone. Nel frattempo il resto della divisone era stato destinato in Sardegna per assolvere compiti antisbarco e anti aviosbarco. Il 185esimo fu invece destinato in Calabria, poi in Sicilia per contrastare lo sbarco e l’avanzata degli Alleati. In Calabria, in particolare, il 185esimo fu impegnato in combattimenti molto aspri al fianco di unità tedesche.

L’8 settembre 1943, al momento dell’armistizio, tutti i paracadutisti, ovunque fossero, restarono con le armi in pugno agli ordini dei diretti comandanti, rifiutando a chiunque, vecchi o nuovi alleati la consegna delle stesse. Il Terzo battaglione del 185esimo, forte di circa 100 uomini, scelse di proseguire la guerra a fianco dei tedeschi, mentre il resto del reggimento rimase fedele al nuovo governo del Sud. Elementi del reparto costituirono il nucleo iniziale di una nuova formazione che assunse successivamente la denominazione di Primo reparto speciale autonomo e infine quella di squadrone da ricognizione “Folgore”, che operò, dal 6 ottobre 1943, alle dipendenze della Prima divisione canadese e in seguito del XIII corpo d’armata britannico.

Il 185esimo a gennaio del 1944, mentre era in Salento, fu ristrutturato ed assunse la denominazione di 185esimo reparto paracadutisti Arditi ed entrò in linea ai primi di febbraio. La formazione effettuò diverse operazioni in Italia centrale al fianco degli Alleati seguendoli nella loro avanzata sino al Brennero.

La sorte di coloro che scelsero di continuare la guerra a fianco dei tedeschi restando fedeli alla neonata Repubblica Sociale Italiana è stata la stessa delle altre formazioni di arditi paracadutisti che presero la medesima decisione: tutti i reparti confluirono nel Raggruppamento paracadutisti “Nembo”, che fu impegnato in combattimento immediatamente proprio sul litorale romano per contrastare lo sbarco alleato di Anzio/Nettuno.

Nel dopoguerra, il primo gennaio 1963, fu costituita la brigata paracadutisti e, tra le sue fila, fu ricostituito il Primo reggimento paracadutisti erede di quello nato a Tarquinia nel 1941. Il Primo reggimento fu poi sciolto nel 1975 nel quadro della ristrutturazione dell’Esercito. La sua bandiera fu assegnata al Terzo battaglione paracadutisti “Poggio Rusco” che fu poi trasferito a Firenze nel 1996 passando alle dipendenze del comando regione tosco-emiliana nel 1998 e definitivamente sciolto nel giugno dello stesso anno. Il 3 aprile 2000 il reparto viene ufficialmente trasformato in 185esimo reggimento artiglieria terrestre paracadutisti acquisizione obiettivi, abbreviato più semplicemente in Rrao (Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi).

Nel 2013 si ricostituisce il 185esimo reggimento artiglieria paracadutisti, con sede a Bracciano, al quale viene restituita la bandiera del Rrao.

Con la ristrutturazione delle Forze Armate italiane, nel 2013 il 185esimo Rrao, così come il Nono reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, è uscito dalla brigata paracadutisti “Folgore” per entrare nel nuovo Comfose dell’Esercito, prendendo l’attuale denominazione e stabilendosi a Livorno,

Il 21 giugno 2015 il Reggimento ha ottenuto la bandiera del 185esimo reggimento fanteria paracadutisti.

L’inserimento nelle Forze Speciali italiane viene validato nell’ottobre 2018 con l’esercitazione “Notte scura 2018”.

Il 185esimo reggimento paracadutisti ricognizione e acquisizione Obiettivi “Folgore”, come si legge nel sito ufficiale, è il reparto di Forze Speciali dell’Esercito composto da personale particolarmente addestrato ed equipaggiato per condurre l’intero spettro dei compiti tipici delle operazioni speciali ma con una “vocazione” spiccatamente rivolta all’intelligence, ed è specializzato nelle azioni dirette che prevedono l’ingaggio di obiettivi a distanza. L’entità numerica del reparto, così come l’identità degli operatori, non è nota, ma ipotizzabile tra i 100 ed i 200 uomini in base alla consistenza degli altri corpi di Forze Speciali.

L’addestramento

La qualifica di Acquisitore di Obiettivi, si ottiene dopo due anni di duro e altamente selettivo addestramento. I candidati al reparto vengono scelti attraverso un iter selettivo della durata di due settimane volto a determinare le caratteristiche psico-fisiche, la resistenza fisica e mentale allo sforzo prolungato del candidato, ma anche le sue qualità morali e caratteriali. Questa selezione e addestramento iniziale vengono svolti insieme ai candidati per il Nono reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” e per il Quarto reggimento alpini paracadutisti Ranger “Battaglione Monte Cervino”, per poi proseguire la formazione specifica presso i loro reparti di destinazione. Gli aspiranti che superano questa fase selettiva (preselezione fisica e tirocinio) passano al corso Obos (Operatore Basico per Operazioni Speciali), che si svolge presso il Rafos (Reparto Addestramento Forze per Operazioni Speciali) nella caserma Vannucci di Livorno. Il corso ha la durata di 24 settimane suddivise in quattro settimane dedicate al conseguimento della qualifica di paracadutista con la fune di vincolo, per chi non ne risulta titolare, presso il Capar di Pisa, cinque settimane dedicate alla formazione teorico pratica sulla topografia, alle marce topografiche, all’apprendimento delle tecniche di orientamento e di navigazione terrestre, 12 settimane sulle procedure tecnico tattiche (Ptt) delle Fos (Forze per Operazioni Speciali) in cui particolare cura viene dedicata a tutti gli aspetti relativi all’uso appropriato dell’equipaggiamento, alle tecniche di mascheramento, mimetizzazione, movimento tattico, superamento ostacoli e mobilità verticale, altre tre settimane sono dedicate ad addestramenti tecnici specifici sulle trasmissioni, sulle procedure di pronto soccorso e medicina tattica infine le ultime due settimane viene effettuata un’esercitazione continuativa con degli esami finali.

Dopo il corso Obos gli aspiranti operatori seguono un corso di specializzazione, che, oltre ad avere indirizzi comuni alle altre Forze Speciali, ha la sua peculiarità nel formare specialisti in ricognizione, raccolta di informazioni, osservazione e controllo del fuoco (aereo, terrestre e navale), pianificazione ed esecuzioni pattugliamenti a lungo raggio (Lrrp – Long Range Reconnaissance Patrol). Questa specializzazione, che è suddivisa in diversi moduli tra cui quello “roccia”, “sci”, “anfibio” basico e avanzato, dura complessivamente 50 settimane. Successivamente l’operatore può frequentare altri corsi di specializzazione tra i quali si ricordano quelli di combattimento in ambiente desertico, tiratore scelto, corso Fac (Forward Air Controller), corso Eor (riconoscimento ordigni esplosivi) ecc.

Compiti

Il 185esimo reggimento deve essere in grado di fornire pattuglie per l’infiltrazione occulta in aree all’interno delle linee nemiche con mezzi e vie di vario tipo (via terrestre, anfibia, aerea) e garantire la permanenza in area operativa superiore a una settimana senza rifornimenti esterni per individuare, valutare gli obiettivi, per effettuare il controllo del fuoco avanzato (Fac) per unità terrestri, navali p aeree, per effettuare operazioni di esfiltrazione di qualsiasi tipo, acquisire bersagli e per raccogliere dati (Humint – Human Intelligence).

Il 185esimo reggimento è organizzato come segue:

  • una compagnia comando e supporto logistico;
  • una compagnia supporto operativo;
  • il Terzo battaglione acquisitori suddiviso in: Settima, Ottava e Nona compagnia acquisitori;
  • una compagnia corsi;

Ogni compagnia acquisitori può essere suddivisa in distaccamenti (Dao) a sua volta divisibili in due team. Ogni Dao, oltre che dal comandante (un ufficiale o un sottufficiale) e dal vicecomandante si compone di personale qualificato come “acquisitore obiettivi” che dispone di varie specializzazioni.

La mobilità terrestre viene assicurata dai classici mezzi dell’Esercito come i Vtlm Lince, il Defender 90, il VM-90 della Iveco, l’Hilux e la moto Cagiva W12.

Per la mobilità in acqua sono presenti gommoni Zodiac Commando e a scafo rigido tipo Rhib.

Paolo Mauri www.ilgiornale.it