Sono nel traffico tipico di Firenze quando piove, aggravato da un nuovo ospite invadente, un treno che stride sulle rotaie e nelle nostre coscienze. Stride come un’imposizione. Stride.
Piove, piove da tre giorni a Firenze. Piove dritta.

Mio padre avrebbe sentenziato: è acqua alluvionale.

Lui che l’alluvione del ’66 aveva vissuto in prima persona, come tutti quelli della sua generazione.
Le auto portate al piazzale Michelangelo, l’acqua potabile presa a secchi allo stadio adibito a campo di fortuna.
E poi gli Angeli del fango, i soldati di leva al fianco di studenti stranieri, comuni cittadini: tutti a spalare.

Fu un’emergenza mondiale allora, quando l’Arno decise di farsi un giro per il centro fiorentino e lasciò solo fango e devastazione.

La radio ha detto che il ponte Vespucci è chiuso oggi al traffico pedonale e veicolare, per precauzione; quando la pioggia darà tregua e avranno tirato tutti un sospiro di sollievo, si gonfieranno il petto dicendo che era solo a scopo precauzionale e tutto era sotto controllo.

Ma non è vero, non lo è da più di cinquanta anni, anzi da prima, da sempre.

E i fiorentini lo sanno, bovinamente lo accettano come una condanna.
L’Arno è un fiume a regime torrentizio, nulla o quasi è stato fatto per prevenirne le piene. Gli stranieri o i forestieri non la capiscono, la psicosi dell’alluvione, è come una tradizione a Firenze, si tramanda di generazione in generazione.

Si spera, si monitora, ed intanto quando piove per più di due giorni, coloro che ancora appartengono a quelle generazioni si ritrovano alle spallette del fiume “con il naso all’ingiu’ ” a speculare su quanti metri mancano all’argine.

Fateci caso.

Domani si dirà che l’emergenza è finita, domani il cielo sarà azzurro e le nubi all’orizzonte.

Domani.

Ma stanotte intanto cade questa acqua alluvionale, che, parafrasando il celebre film, alluviona dentro tutti noi, e la fiducia nelle amministrazioni che a Palazzo Vecchio di sono succedute.

 Alluvionati dentro, con Axel che ci sussurra November Rain. Come tutti gli anni, come sempre sarà, fino a che non cambierà qualcosa anche in Toscana, anche a Firenze.