A scuola di scrittura creativa con la letteratura persiana
L’espediente narrativo del “cliffhanger”, cioè del “finale in sospeso”, si è attestato nella letteratura mondiale soprattutto grazie ai romanzi d’appendice in voga nel XIX secolo.
Ma il “cliffhanger” è molto più antico e non è un azzardo affermare che sia stato concettualmente trasmesso alla narrativa mondiale proprio dalla letteratura orientale
Un espediente che, per altro, è stato caricato sulla figura di una donna: Shahrazad.
Shahrazad è la protagonista e narratrice della celebre raccolta “Le mille e una notte”, uno dei capisaldi della letteratura persiana. Si tratta, in realtà, di una serie monumentale di novelle composte tra l’VIII e il XIV secolo nel bacino indo-persiano, ispirate a loro volta da un’opera sassanide preislamica intitolata “Hezār Afsān”, per l’appunto “Mille leggende”. Storie che, nel corso del tempo, sono state arricchite dall’influenza della cultura araba. A farle conoscere all’Occidente è stato Antoine Galland, un antiquario e orientalista che nel XVII secolo le tradusse in francese, sebbene reinterpretate e modificate secondo il “gusto” europeo.
Un testo che ha ispirato ogni forma d’arte, dalla celebre suite sinfonica “Shéhérazade” composta nel 1888 da Rimsky-Korsakov al racconto di Edgar Allan Poe “Il milleduesimo racconto di She-razade”
Nella “storia-cornice” dell’opera, stile narrativo per altro tipico della letteratura sanscrita e orientale, si dipanano appunto le “mille” storie narrate da Shahrazad. Ma perché le ha raccontate? Per pura solidarietà femminile.
La storia di Shahrazad si sviluppa alla corte del re Shahryar, un sovrano persiano distrutto dal tradimento della moglie
Per questa ragione, ha completamente perso la fiducia nelle donne, si è convinto che siano tutte perfide e infedeli. Il dolore è tale che il sovrano decide di non legarsi più a nessuna, anzi: avrebbe sposato di volta in volta una nuova fanciulla e ne avrebbe ordinato l’esecuzione all’alba del giorno seguente, così da non darle alcuna possibilità di tradirlo. Prima di farlo, però, il sovrano chiede a ognuna di loro di raccontargli una storia, che puntualmente finisce all’alba e coincide con l’esecuzione della giovane.
L’entrata in scena di Shahrazad, a questo punto del racconto, come si è detto delinea un atto di puro altruismo
È la figlia maggiore del visir del re e dotata di straordinaria cultura: ha studiato storia, poesia, filosofia, scienze e arti, inoltre conosce a menadito i poemi e le cronache degli antichi re. Oltre a essere erudita, è anche intelligente e capace di trovare soluzioni ai dilemmi più impossibili. Insomma, oggi diremmo che ha uno spiccato senso per il problem solving….
Non appena si viene a sapere che cosa face il re, tutte le giovani in età da marito e le loro famiglie cadono preda del terrore, tanto è vero che quando Shahrazad decide di offrirsi volontariamente in sposa al sovrano, suo padre tenta di opporsi.
Ma Shahrazad è determinata e, soprattutto, ha un piano
Essendo a conoscenza del fatto che il sovrano giustizia le spose al termine dei loro racconti, la prima notte di nozze, Shahra-zad inizia a raccontare al re una storia affascinante, piena di avventure e di colpi di scena (plot twist), desunti dalla sua immensa cultura. Ma quando la vicenda raggiunge il punto di massima tensione (climax), quando il finale appare ormai prossimo, arriva anche l’alba. Nel frattempo, però, Shahryar è divenuto troppo desideroso di conoscere la conclusione della storia e decide di rimandare l’esecuzione all’alba successiva.
La scena si ripete per le mille e una notte consecutive
Ogni sera Shahrazad proseguie il suo racconto e a ogni alba lo lascia con un nuovo finale aperto, agganciando l’attenzione del re che rimanda e rimanda l’esecuzione, fino a quando non si innamora di lei e decisde di ri-parmiarle la vita.
La strategia di Shahrazad è senza dubbio uno dei primi esempi della tecnica narrativa che oggi viene identificata come “cliffhanger”, la cui definizione si deve al romanzo d’appendice di Thomas Hardy “Due occhi azzurri”, pubblicato sul Tinsley’s Magazine tra il 1872 e il 1873 e che, alla fine di una puntata, si interrompe con uno dei personaggi letteralmente aggrappato a una scogliera. Non solo: l’autore de “Le mille e una notte” ha fatto usare a Shahrazad diversi altri escamotage narrativi come la “storia nella storia”.
I racconti della scaltra fanciulla persiana si aprono dentro altri racconti, con personaggi che narrano a loro volta nuove vicende (in poche parole, tanti spin off), intrecci che si moltiplicano e alimentano la curiosità dell’ascoltatore
Shahrazad incarna quindi la figura di una vera eroina delle letteratura, forse una delle più importanti. E non si fa un azzardo a definirla anche una femminista ante litteram. Infatti, Shahrazad non andrebbe ricordata solo come un personaggio letterario ma merita di essere osservata sotto una luce diversa.
La Persia di Shahrazad è un mondo antico, dominato dalla violenza, dagli uomini e dal potere assoluto di un sovrano che può spezzare vite a proprio piacimento per sfogare la delusione amorosa. Su questo palcoscenico, Shahrazad rappresenta una donna, altrimenti sottomessa e impossibilitata a determinare il proprio destino, che sceglie di autodeterminarsi sfruttando la propria intelligenza e la propria capacità di parola.
Le stesse caratteristiche che troviamo in un’altra grande eroina della letteratura, il cui ingegno le permise di sopravvivere per vent’anni all’insidia dei Proci: Penelope
Ma Shahrazad ha anche qualcosa in più: non lo fa solo per sé stessa, mette la sua vita in gioco per salvare quella di tante altre giovani fanciulle, altrimenti condannate a un atroce destino.
In questo particolare momento storico, la scaltrezza e il coraggio dimostrati da Shahrazar assumono un significato ancora più forte, se li si osserva pensando alle donne iraniane che, in questi anni e, soprattutto, in questi mesi, stanno lottando e perdendo la vita per la pro-pria autodeterminazione.
Il loro mondo, esattamente come quello della figlia del visir, è più che mai dominato dalla violenza e dalla misoginia, oppresso da un regime che ha messo a punto un sistema di telecamere per spiare le proprie donne e poterle meglio individuare perché non indossano correttamente l’hijab
Shahrazad è riuscita a cambiare il proprio destino: l’augurio è che tutte le donne iraniane possano presto ricalcare le orme della loro “antenata letteraria”.
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