A FIRENZE NON È PIÙ SOLO QUESTIONE DI MARANZA: QUANDO IL TURISTA DIVENTA IL BERSAGLIO, È IN GIOCO L’IMMAGINE DELLA CITTÀ

A FIRENZE NON È PIÙ SOLO QUESTIONE DI MARANZA: QUANDO IL TURISTA DIVENTA IL BERSAGLIO, È IN GIOCO L’IMMAGINE DELLA CITTÀ

C’è un momento in cui la discussione sulla sicurezza smette di essere una disputa politica e diventa una questione molto concreta: che città stiamo offrendo a chi viene a visitarci?

La rapina avvenuta in piazza della Repubblica ai danni di un turista inglese dovrebbe far riflettere molto più di quanto non faccia una normale notizia di cronaca

Non parliamo infatti del solito episodio di microcriminalità, del furto di un cellulare o della bravata di qualche “maranza”. Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile della Questura di Firenze, il turista si trovava davanti all’ingresso di un ristorante di piazza della Repubblica insieme alla moglie e alla figlia quando è stato avvicinato da due giovani stranieri, di 19 e 22 anni. Uno dei due si sarebbe avvicinato con la scusa di anticiparlo nell’ingresso, riuscendo così a bloccargli il braccio destro: con un gesto violento gli avrebbe poi strappato dal polso sinistro un Audemars Piguet di lusso, del valore di circa 20.000 euro. Il complice avrebbe quindi spruzzato spray urticante verso il turista e le altre persone presenti per favorire la fuga, mentre alcuni cittadini che avevano assistito alla scena si lanciavano all’inseguimento dei due.

Le indagini, condotte attraverso le immagini delle telecamere pubbliche e private del centro, hanno portato gli investigatori fino a un B&B nel cuore di Firenze. Lì sono stati rintracciati quattro giovani: i due presunti autori materiali, fermati per rapina aggravata in concorso e trasferiti nel carcere di Sollicciano, dove il gip ha convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare; e altri due, di 21 e 26 anni, denunciati per ricettazione. Il 26enne, risultato irregolare sul territorio nazionale, è stato inoltre espulso con accompagnamento al Centro di permanenza per i rimpatri

L’orologio, riconosciuto anche grazie a una parte del cinturino mancante, è stato recuperato e restituito al proprietario.
Un episodio, dunque, che va ben oltre la singola rapina: coinvolge il tema della ricettazione organizzata attorno al bottino, quello della presenza di soggetti irregolari sul territorio e, ancora una volta, quello dei CPR come strumento di espulsione effettiva, non solo annunciata.

Ma proprio perché le forze dell’ordine hanno fatto il loro dovere, con rapidità e precisione, oggi la domanda deve essere rivolta alla politica

Come è possibile che nel cuore turistico di Firenze, in piazza della Repubblica, un turista possa essere aggredito e rapinato in questo modo?
E soprattutto: che cosa succede quando episodi del genere cominciano a diventare parte della percezione internazionale di una città?
Firenze vive di turismo. Non soltanto del turista che arriva la mattina, fotografa il Duomo, mangia un panino e riparte. Firenze vive anche di turismo internazionale di fascia medio-alta, di alberghi, ristoranti, shopping, cultura, congressi, eventi e soggiorni che producono ricchezza per migliaia di attività e lavoratori.
Un turista che viene rapinato in pieno centro non porta a casa soltanto la perdita di un oggetto. Porta a casa un racconto. E quel racconto può finire in una chat familiare, in un gruppo di amici, in un hotel, in un’agenzia di viaggio, in un social network, in un giornale straniero.

È così che nasce il danno reputazionale

Non significa che domani i turisti smetteranno di venire a Firenze: sarebbe una conclusione propagandistica e non dimostrabile. Significa però che una città turistica deve essere particolarmente attenta alla propria reputazione di sicurezza, perché la scelta della destinazione è anche una scelta emotiva: bellezza sì, ma anche tranquillità.
E su questo altre città hanno capito qualcosa che Firenze dovrebbe comprendere meglio.
A Venezia, il problema dei borseggiatori è affrontato con un’attività costante e specificamente orientata alla tutela dei turisti: agenti del Nucleo Operativo della Polizia Locale in abiti civili, affiancati dalla Sezione San Marco della Polizia di Stato e da un sistema di videosorveglianza capillare. Nei soli primi mesi del 2025 il bilancio dei fermati per borseggio nel centro storico veneziano ha raggiunto quota cinquanta, e l’attività prosegue senza interruzioni: solo nelle ultime settimane sono stati individuati nuovi gruppi di borseggiatrici nei pressi di Rialto e di Campo Santi Apostoli, in un caso proprio mentre tentavano di derubare un’anziana turista inglese.

E Napoli dimostra un’altra cosa importante: un quartiere può cambiare la propria reputazione

I Quartieri Spagnoli, per decenni associati anche alla criminalità, sono oggi una delle aree più frequentate dai turisti. Questo non significa che la criminalità sia scomparsa: significa che una città può decidere di presidiare il territorio, renderlo vivibile e trasformare un’area problematica in una risorsa. E i controlli continuano: lo scorso luglio il Ministero dell’Interno ha mobilitato circa 300 operatori tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza in un’operazione ad alto impatto proprio nell’area dei Quartieri Spagnoli, di Montesanto e del Cavone, identificando oltre 320 persone e controllando 155 veicoli.
La prima regola è sempre la stessa: il controllo del territorio.
Telecamere, pattuglie, agenti in borghese, coordinamento tra Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale, rapidità negli interventi, conoscenza del territorio e soprattutto certezza che determinate zone non siano lasciate alla criminalità.
Non basta intervenire dopo. La sicurezza deve essere anche prevenzione.
Ed è proprio qui che Firenze deve interrogarsi.
Per anni abbiamo assistito a discussioni sulla sicurezza spesso ridotte alla “percezione”, come se il problema fosse soprattutto quello che i cittadini pensano, e non quello che concretamente accade nelle strade.
Ma quando un turista viene aggredito in piazza della Repubblica, gli viene strappato un orologio da 20.000 euro e viene utilizzato spray urticante per consentire ai rapinatori di fuggire, non siamo più davanti a una semplice discussione sulla percezione. Siamo davanti a un problema di sicurezza.
E se vogliamo continuare a essere una delle capitali mondiali del turismo, dobbiamo avere il coraggio di dirlo senza infingimenti.
Il turista non è un bancomat ambulante: è un ospite. E in una città che vive anche della ricchezza prodotta dal turismo, l’ospite deve essere protetto.
Perché una Firenze bellissima ma percepita come insicura rischia, nel lungo periodo, di diventare meno attrattiva. E questo non sarebbe soltanto un problema di ordine pubblico: sarebbe un problema economico, occupazionale e di reputazione internazionale.
Per questo la politica fiorentina dovrebbe smettere di chiedersi se la sicurezza sia percezione o realtà e cominciare a porsi una domanda molto più semplice: il territorio è sufficientemente controllato oppure no?
Perché la risposta a questa domanda vale molto più di mille convegni sulla sicurezza. E oggi, dopo quello che è successo nel cuore di Firenze, sarebbe bene che qualcuno cominciasse finalmente a darla.

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