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Home RIFLESSIONE

Firmava per Gaza e ha liberato Siher. Sarà una coincidenza

di Simone Margheri
31 Ottobre 2026
In RIFLESSIONE
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emanuele cocollini
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Firmava per Gaza e ha liberato Siher. Sarà una coincidenza

Mentre la sinistra è sempre più radicalizzata in posizioni islamiste dando solidarietà ad Youssef Siher e non riconoscono Hamas come organizzazione terroristica

C’è una regola che la sinistra invoca solo quando le conviene: le decisioni dei giudici si rispettano. Ora che la giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni ha scarcerato Youssef Siher, il trentenne fermato sabato come presunto regista del Movimento 17 ottobre, quella regola diventa improvvisamente elastica. E la questione non riguarda solo chi protesta a sinistra, perché secondo lo scoop del Giornale la stessa giudice avrebbe firmato in passato appelli pro Pal, tra cui l’Appello dei Giuristi per Gaza.

Partiamo dai fatti. Siher era accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche

La pm Francesca Crupi e il procuratore Marcello Viola avevano chiesto convalida del fermo e carcere. Dopo quattro giorni a San Vittore, e dopo un interrogatorio in cui Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere, la gip ha detto no a tutto.

Nessuna convalida, nessuna misura cautelare, nessun obbligo alternativo. Per lei non c’è pericolo di fuga e non ci sono gravi indizi di colpevolezza su nessuno dei tre capi contestati

I messaggi di Siher, scrive, evocano disobbedienza civile e non prospettano mai azioni violente. Perfino l’invito a fare come in Francia diventa per la giudice un richiamo alla costanza degli attivisti e non una benedizione ai violenti.

Una lettura possibile, e le decisioni dei giudici si rispettano, anche quando non si condividono. Ma si tratta di un’inchiesta nata dopo due giorni di saccheggi e devastazioni nel centro di Milano, di una pagina che annullava i punti di raccolta e comunicava le piazze all’ultimo minuto per aggirare le forze dell’ordine. Per la Procura c’era un progetto eversivo. Per la gip c’era un attivista che faceva attivismo.

Le due tesi dovranno reggere al vaglio dei gradi successivi

La mancata convalida non è un’assoluzione e Siher resta indagato. Vale per lui la presunzione d’innocenza e vale per i magistrati che lo accusano la presunzione di aver fatto il loro lavoro.

Ed è qui che arriva lo sdegno della premier. Giorgia Meloni, in un video sui social, ha parlato senza mezzi termini di una decisione vergognosa, incomprensibile e assurda.

Ha definito la scarcerazione una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del Viminale, ricordando che Siher è accusato di gestire la pagina che incitava manifestazioni poi sfociate nella devastazione di negozi e attività commerciali

E ha chiesto come possa uno Stato normale difendere la gente perbene davanti a certe decisioni di una certa magistratura. Parole durissime, a cui l’Associazione nazionale magistrati ha risposto esprimendo solidarietà alla collega e parlando di attacco scomposto. Si può discutere se il tono sia stato quello giusto. Difficile negare che la preoccupazione di tanti cittadini sia la stessa.

Poi c’è il capitolo della firma

Pietro Pittalis, vicepresidente di Forza Italia in commissione Giustizia, nota che le decisioni si rispettano sempre e comunque, ma che qui si arriva al paradosso, e aggiunge che guarda caso la giudice firmava appelli pro Pal. Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, chiede una risposta semplice agli italiani. È vero che la gip ha aderito all’Appello dei Giuristi per Gaza?

Il vicesegretario della Lega Andrea Crippa parla di resa delle istituzioni e domanda chi si prenderà la responsabilità se venerdì tornerà il caos nelle piazze

Maurizio Gasparri, presidente della commissione Esteri della Camera, ammette che firma e scarcerazione non hanno alcun legame, lo dice con grande fatica per convincere sé stesso, e conclude che sarà una coincidenza ma è giusto notarla.

La nostra posizione è questa, e la scriviamo con chiarezza. Nessuno mette in dubbio che un giudice sia libero di avere convinzioni e simpatie, come qualsiasi cittadino. Firmare un appello non è un reato né prova da sola un pregiudizio nel merito.

Ma quando le proprie simpatie sono state espresse pubblicamente e per iscritto, sulla stessa questione che poi si è chiamati a giudicare, riteniamo inopportuno non fare un passo di lato

Chiedere di passare il fascicolo a un collega sarebbe stato un atto di eleganza istituzionale, che avrebbe tolto ogni ombra alla decisione e ogni argomento ai critici. L’imparzialità vale nella sostanza e vale nell’apparenza, e a una giustizia che si dice super partes l’apparenza non può essere indifferente.

Per completezza, va detto che secondo la ricostruzione di Adnkronos il nome della gip compare nell’appello firmato nel settembre 2025 da oltre tremila fra magistrati, professori e avvocati, e che nello stesso elenco ci sarebbe anche quello della pm che aveva chiesto il carcere. Il che dimostra quanto sia diffusa quella firma e quanto sia difficile farne una prova di parzialità

Ma proprio per questo il tema dell’opportunità resta aperto, e riguarda la magistratura nel suo insieme.

E adesso? Siher è libero e, rispettando la decisione, ci auguriamo che si comporti da persona libera e non da sorvegliato speciale. Che non scappi, non si nasconda, non inquini le prove e soprattutto non provi a reiterare il reato. Se la giudice ha avuto ragione, lo dimostrerà lui con i fatti. Se invece i timori della Procura erano fondati, il conto lo pagherebbero i cittadini e chi ha scommesso sulla sua buona fede. Non è un augurio di sventura, è il minimo sindacale di chi vuole che il processo faccia il suo corso senza altri danni.

Intanto il copione a sinistra si ripete. Il campo largo invita al rispetto della legge, adesso. Gli stessi che nei giorni scorsi non aspettavano la magistratura per sentenziare dall’altra parte

Il consigliere del Pd Alessandro Corti aveva già battezzato Siher prigioniero politico. Il consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra a Thiene, Alaeddine Kaabouri, aveva già lanciato Siamo tutti Youssef Siher. Quando lo Stato fermava, era persecuzione. Ora che una giudice libera, è giustizia. Il garantismo a giorni alterni non è garantismo, è tifo. Kaabouri, tra l’altro, aveva espresso solidarietà anche a Mohammad Hannoun, arrestato a Genova nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas tramite associazioni benefiche. Con quale criterio chi ricopre un incarico pubblico sceglie chi difendere?

Poi c’è Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista, che il 25 ottobre in una discussione su X sul caso Siher scrive “Quindi? È vietato inneggiare a Hamas?”

Hamas è l’organizzazione terroristica responsabile della strage del 7 ottobre 2023, con civili uccisi e ostaggi rapiti. Chiedere con aria di sfida se si possa inneggiarle, nel mezzo di un’indagine per terrorismo, non è una riflessione sulla libertà di espressione. È una banalizzazione dell’orrore.

Una cosa è difendere i diritti dei palestinesi, un’altra criticare il governo israeliano, un’altra ancora esaltare chi pratica il terrorismo

Confonderle è una scelta politica, non un’ingenuità. Le critiche ad Acerbo sono arrivate anche dall’area riformista e dal Pd, quindi non tutta la sinistra ragiona così. Ma la frattura esiste, ed è un problema strategico. Un fronte comune contro Meloni non cancella le differenze su terrorismo, violenza politica e rispetto delle istituzioni.

Il caso Landoni si innesta su un clima che ha già i suoi precedenti. I magistrati di Napoli che dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia del marzo 2026 cantavano Bella ciao e intonavano cori contro Meloni. Sigfrido Ranucci ospite all’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati nell’ottobre 2025. Episodi singoli, che non dimostrano una magistratura schierata in blocco, e chi generalizza sbaglia. Ma messi in fila raccontano la cosa che i magistrati dovrebbero temere di più, cioè la perdita della percezione di neutralità.

Resta una parte dell’opinione pubblica disposta a credere agli asini volanti pur di non ammettere che il proprio riferimento politico abbia imboccato una strada pericolosa

Davanti ai fatti scomodi preferisce parlare di complotti, repressione e persecuzione, invece di chiedersi se non sia ora di prendere le distanze da ambienti incompatibili con una cultura democratica e liberale.

Le derive estremiste non nascono con una dichiarazione di guerra alla democrazia. Crescono di giustificazione in giustificazione, di ambiguità in ambiguità, di silenzio opportunista in silenzio opportunista. Quando la violenza si tollera perché colpisce l’avversario, prima o poi il conto lo paga la democrazia.

Il vero spartiacque non passa tra destra e sinistra

Passa tra chi difende le libertà senza eccezioni e chi le ritiene sacre solo quando servono alla propria parte. Chi pretende rispetto per le decisioni dei giudici quando liberano un indagato non può gridare al regime quando vanno nell’altra direzione. E chi chiede imparzialità alla magistratura deve pretenderla sempre, anche quando a firmare un appello è una toga che fa comodo.

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Tags: GIUSTIZIAIN EVIDENZAPALESTINAPMYoussef Siher
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