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ASSOLTO e va pubblicato

di Stefania Scarpati
29 Ottobre 2026
In Attualità
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ASSOLTO e va pubblicato
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ASSOLTO e va pubblicato

Il Senato approva in via definitiva la cosiddetta Legge Costa. La maggioranza rivendica una norma di civiltà e di garanzia; le opposizioni temono che il nuovo potere del Garante possa mettere sotto pressione la libertà di stampa. Al centro, il diritto a vedere raccontato anche l’esito favorevole di una vicenda giudiziaria.

ASSOLTO è una parola che può arrivare dopo mesi, a volte anni, dopo titoli e fotografie dal profumo accusatorio, ricostruzioni e commenti che sfumano come i bordi di un disegno

Finora, non sempre l’assoluzione o l’archiviazione ha trovato lo stesso spazio riservato all’accusa.
Ed è proprio su questo squilibrio che interviene la cosiddetta Legge Costa, approvata in via definitiva dal Senato il 28 ottobre.
Il provvedimento introduce nel Codice della Privacy il nuovo articolo 144-ter: su richiesta dell’interessato, la testata che ha dato notizia del procedimento dovrà dare pubblicità anche al provvedimento favorevole, con un rilievo adeguato allo spazio riservato alla vicenda e senza costi per la persona coinvolta.
La norma riguarda le sentenze di proscioglimento, l’assoluzione e l’archiviazione. La pubblicazione non scatterà automaticamente, sarà l’interessato a doverla chiedere.

Se la testata non adempirà, potrà rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che deciderà entro cinque giorni e potrà ordinare la pubblicazione.
Il voto su questa questione ha riaperto una frattura politica profonda sul rapporto tra giustizia, reputazione e libertà di informazione

La maggioranza di centrodestra ha votato compatta a favore, rivendicando il carattere liberale e garantista dell’intervento. Per Stefania Craxi, “non si può consentire che il sospetto sopravviva alla verità giudiziaria”.
Pd, M5S, Avs e Italia Viva si sono astenuti, pur riconoscendo la rilevanza del tema e contestando alcuni aspetti della norma.
A distinguersi per aver votato contro è stato il senatore dem Filippo Sensi. Il suo timore è che la stampa possa sentirsi “schiacciata” dalla minaccia di sanzioni e che il nuovo meccanismo diventi un avvertimento rivolto alle redazioni.

Certamente la libertà di stampa è un presidio democratico e la cronaca giudiziaria deve poter svolgere il proprio ruolo, ma anche la reputazione di chi è coinvolto in un procedimento penale è un diritto che non può essere cancellato dal clamore iniziale, né lasciato senza tutela quando arriva un esito favorevole

Nell’era della memoria digitale permanente, una notizia resta accessibile e continua a circolare.
Per questo il racconto di una vicenda giudiziaria non dovrebbe fermarsi al sospetto o all’accusa. Quando la verità processuale arriva, spesso dopo anni, anche quella notizia deve poter trovare spazio.
Perché il sospetto può fare rumore. Ma l’esito favorevole non può essere condannato al silenzio.

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Tags: ASSOLTOGIUSTIZIAIN EVIDENZA
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