SIAMO IN GUERRA! UNA GUERRA IBRIDA.
A dirlo è il ministro della difesa Guido Crosetto riferendosi ai fatti di Milano.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto che i disordini di Milano e di altre città italiane sono ‘il frutto, il punto di arrivo’ di quella che lui chiama ‘guerra ibrida’. Lo ha affermato il 20 ottobre al Defense Procurement Forum di Roma, dopo due giornate di scontri nel centro del capoluogo lombardo, il 17 e il 18 ottobre, esplosi al termine di un corteo contro il carovita convocato sui social. Il governo ha già deciso l’invio di 500 militari in più in città, mentre il Consiglio dei ministri lavora a un decreto sicurezza che prevede anche il fermo preventivo per i minorenni.
Non è un episodio di violenza giovanile come gli altri, dice Crosetto. È una questione molto più ampia: e se qualcuno avesse imparato a trasformare la rabbia dei nostri ragazzi in un’arma contro le democrazie occidentali?
Che cos’è la guerra ibrida
È una strategia che combina strumenti militari e non militari per indebolire un Paese dall’interno: attacchi informatici, propaganda, disinformazione, sabotaggi, pressioni economiche. Non serve un esercito che varchi la frontiera. Basta colpire la fiducia nelle istituzioni e rendere la società più fragile.
Crosetto ne parla da tempo. Nell’ottobre 2025, nel libro di Bruno Vespa ‘Finimondo’, sosteneva che la Russia ci sta già attaccando con una guerra ibrida e cognitiva, usando in modo sofisticato i social. Poco dopo ha portato al Consiglio supremo di difesa un documento intitolato ‘Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva’. Il punto di partenza era brutale: non rischiamo di entrare in questa guerra, ci siamo già dentro.
La ‘controeducazione’
Nel suo intervento il ministro ha usato una parola destinata a far discutere: ‘controeducazione’. Se tre giovani su dieci hanno partecipato alle manifestazioni, ha spiegato, non si parla di maranza o di italiani di seconda generazione. E se sei su dieci le condividono, è perché hanno ricevuto valori, ambizioni e riferimenti in conflitto con le regole democratiche, non dalla famiglia o dalla scuola, ma altrove. Cioè online.
Il ragionamento ha un fondamento: un ragazzo bombardato da contenuti che esaltano la sopraffazione e il disprezzo delle regole può considerare normale ciò che normale non è. E il gruppo dei coetanei fa il resto. Ma l’argomento regge fino a un certo punto.
A luglio il governo ha espulso due addetti militari russi dopo l’inchiesta romana sugli ex 007 italiani, e Tajani ha parlato di ‘armi ibride’ usate dal Cremlino contro l’Occidente. Ma una cosa sono i precedenti, un’altra sono le prove. Anche se gli indizi a sostegno della tesi del Ministro sembrano essere sempre più numerosi, inquietanti e specifici.
A chi segue gli eventi delle ultime settimane non può non sembrare quantomeno sospetto che dopo Ceuta, sono iniziate le manifestazioni studentesche in Spagna, Francia e adesso in Italia.
Tutte iniziate con pretesti e rivendicazioni più o meno condivisibili ma sfociate poi in vere e propri atti sovversivi, che hanno e stanno portando danni materiali, devastazioni e saccheggi, oltre a feriti e arresti
E a sostenere una matrice sovversiva è anche il giudice di Milano incaricato delle indagini delle devastazioni di sabato, quindi i sospetti del Ministro Crosetto non sembrano essere derubicabili a semplici esternazioni politiche.
Purtroppo chi scende in piazza non deve per forza sapere di far parte di un disegno straniero
Una regia esterna potrebbe limitarsi ad amplificare il malcontento, diffondere gli appelli, favorire l’emulazione.
Chi sfascia una vetrina può farlo per rabbia, per opportunismo, per spirito di gruppo o per puro gusto di distruggere. È questa la forza della guerra cognitiva: sfruttare comportamenti autentici per ottenere risultati che vanno oltre le intenzioni di chi li compie.
Ma attenzione: tra chi alimenta propaganda online e chi dà istruzioni per saccheggiare un negozio c’è una differenza enorme
La magistratura dovrà cercare le prove su collegamenti, persone, finanziamenti e rapporti concreti con chi ha organizzato o commesso le violenze altrimenti le ipotesi e sospetti rimarranno tali.
È pur vero che bisogna anche evitare di cadere nel banale e cedere alla tentazione di ridurre tutto a un nemico esterno sarebbe comodo. Troppo comodo. La Cgil, scesa in piazza a Milano contro le diseguaglianze, accusa il governo di non investire nella coesione sociale, nei salari, nel lavoro, nel diritto allo studio e all’abitare, e di gridare allo scandalo solo quando la tensione esplode.
È una critica di parte, ma pone una domanda legittima: se un Paese riconduce la rabbia giovanile a una regia straniera, rischia di non guardare le ragioni interne di quella rabbia?
Gli algoritmi amplificano, non spiegano tutto. Contano l’educazione, i modelli culturali, il disagio economico, la percezione di impunità e la responsabilità individuale. Chi rompe, saccheggia e aggredisce risponde dei propri atti, indipendentemente da chi, eventualmente, lo abbia aizzato.
La difesa della democrazia richiede una doppia risposta: perseguire chi commette reati e accertare con rigore le eventuali interferenze straniere, ma anche rafforzare la capacità dei cittadini, soprattutto dei più giovani, di riconoscere la manipolazione e di distinguere la libertà di protesta dal diritto, inesistente, di distruggere ciò che appartiene agli altri
Se le indagini confermeranno la pista di Crosetto, bisognerà dirlo con chiarezza e intervenire senza esitazioni. Perché la democrazia si difende ad ogni costo.
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