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Ceuta, il varco perfetto: quando l’emergenza migratoria diventa un’autostrada per il jihad

di Simone Margheri
11 Agosto 2026
In RIFLESSIONE
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Ceuta, il varco perfetto: quando l’emergenza migratoria diventa un’autostrada per il jihad
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Ceuta, il varco perfetto: quando l’emergenza migratoria diventa un’autostrada per il jihad

La notizia delle ultime ore ha il sapore amaro della conferma di un sospetto che covava da tempo

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e ripreso da diverse testate, un dossier dei servizi di intelligence italiani, costruito anche su informazioni condivise dagli 007 spagnoli del Cni, certificherebbe che il rischio terrorismo islamista a Ceuta sarebbe concreto e che dietro la mobilitazione social per una nuova ondata migratoria ci sarebbe una vera e propria regia. Il rapporto va oltre l’allarme generico: indica che l’exclave spagnola potrebbe trasformarsi in un centro di radicalizzazione e reclutamento jihadista, con diverse decine di persone originarie dell’area partite in passato per combattere in Siria e Iraq.

Non è un timore campato in aria

A pochi chilometri da Ceuta si trova Fnideq, più volte teatro di operazioni antiterrorismo congiunte tra Spagna e Marocco per smantellare reti jihadiste transfrontaliere. E i numeri, quando si va a scavare, raccontano una storia inquietante: uno studio dell’Istituto Reale Elcano ha rilevato che quasi la metà dei detenuti condannati in Spagna per attività legate allo Stato islamico tra il 2013 e il 2017 era nata proprio a Ceuta, con un’altra quota significativa nata a Melilla.
Secondo gli 007, lo scenario temuto è quello di un “blitz coordinato” capace di portare, nell’arco di 48 ore, a un ingresso massivo compreso tra le 30 e le 50mila persone, con una finestra critica individuata tra il 10 e il 15 agosto.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha collegato esplicitamente i controlli di frontiera a questo rischio, mentre a livello europeo il commissario Magnus Brunner ha provato a fare da mediatore ricordando che le misure sono definite temporanee da entrambe le parti

L’ipotesi che nessuno vuole pronunciare ad alta voce

Qui arriva il punto che a mio avviso merita di essere detto senza giri di parole, come ipotesi di lavoro, non come sentenza: se qualcuno, uno Stato canaglia, un network jihadista strutturato, un servizio segreto ostile, volesse davvero far entrare in Europa un gruppo di terroristi addestrati, non improvvisati lupi solitari radicalizzati su TikTok ma uomini formati in campi di addestramento in Medio Oriente, quale scenario sarebbe più favorevole di questo?

Una folla di decine di migliaia di persone che si accalca in un fazzoletto di terra impossibile da controllare in tempo reale, in piena emergenza umanitaria, con forze dell’ordine costrette a gestire il caos più che a identificare chi attraversa

E poi, una volta dentro il perimetro spagnolo, cioè già in territorio Schengen, lo stretto passaggio verso la Spagna continentale attraverso lo Stretto di Gibilterra, con moto d’acqua e gommoni che secondo alcune fonti giornalistiche starebbero già portando persone dall’exclave verso la penisola iberica. Da lì, senza frontiere interne, la libertà di movimento verso qualunque capitale europea.

Non è fantapolitica priva di riscontri

A Ceuta, proprio in questi giorni, la Guardia Civil ha arrestato un jihadista che si era recato in Siria nel 2016 per unirsi a un gruppo terroristico islamico e che era già stato espulso in passato dalla Spagna, fermato mentre tentava di rientrare mescolandosi tra i migranti appena arrivati. Non un caso isolato, se è vero che la Guardia Civil e la Polizia Nazionale starebbero analizzando i filmati degli ingressi per identificare altri possibili radicalizzati tra la folla.

Un film già visto: Lampedusa non è un precedente, è un manuale

E qui la memoria corre, dolorosamente, a un copione già andato in scena sulle nostre coste. L’elenco dei terroristi transitati dall’Italia durante le grandi ondate migratorie non è propaganda sovranista, è cronaca giudiziaria. Anis Amri, l’attentatore del mercatino di Natale di Berlino nel dicembre 2016, dodici morti, era sbarcato a Lampedusa nel 2011. Brahim Aouissaoui, il tagliagole della cattedrale di Nizza nell’ottobre 2020, tre morti, era approdato sulla stessa isola pochi giorni prima dell’attacco.

Abdesalem Lassoued, che nell’ottobre 2023 uccise due tifosi svedesi a Bruxelles, era entrato in Europa esattamente allo stesso modo, un barchino diretto a Lampedusa nel 2011

A questi si aggiungono i casi meno noti ma documentati da Interpol: nel 2018 l’organizzazione aveva stilato una lista di circa cinquanta sospetti foreign fighters tunisini ritenuti sbarcati clandestinamente in Sicilia tra luglio e ottobre 2017, mimetizzati tra i flussi migratori.

E qui arriva la parte che i benpensanti di sinistra, allora come oggi, preferiscono rimuovere: quando l’evidenza si fece insostenibile, furono proprio i paesi Ue, inclusa l’Italia, a sospendere temporaneamente Schengen o a rafforzare i controlli alle frontiere interne, esattamente come sta facendo oggi la Spagna nei confronti dell’ItaliaFu la linea seguita dopo gli attentati di Parigi del 2015 e ribadita più volte negli anni successivi lungo la rotta balcanica e mediterranea. Il principio è sempre lo stesso: quando la libertà di circolazione diventa un rischio concreto per la sicurezza collettiva, anche i pilastri dell’integrazione europea possono e devono cedere il passo alla tutela della vita dei cittadini. Chi oggi grida allo scandalo per i controlli spagnoli sull’Italia, o italiani sulla Spagna, dovrebbe avere la stessa memoria che allora mancò a chi derubricava l’allarme terrorismo a “bufala salviniana”.

La domanda che resta aperta
Resta un interrogativo che il dossier stesso, secondo chi lo ha letto, lascia irrisolto: chi tiene in mano la regia dietro questa mobilitazione social apparentemente spontanea ma con numeri di telefono provenienti da Usa, Egitto, Algeria, Tunisia, Libia e Senegal e una disciplina operativa che somiglia più a una campagna organizzata che a un passaparola di disperati

Trafficanti di esseri umani, certo

Ma trafficanti e reti jihadiste, nella storia recente del Mediterraneo, non sono mai stati compartimenti stagni. Chi specula sul dolore altrui, in un modo o nell’altro, raramente lo fa da solo.

La linea dura di Roma su Schengen non è, come vorrebbe la vulgata filo madrilena, un capriccio ideologico contro il governo Sánchez

È una risposta, misurabile e documentata, a un rischio che l’intelligence di due paesi, non uno, considera concreto. Chiuderla in fretta per convenienza diplomatica sarebbe l’errore più pericoloso.
Nota: alcuni elementi qui esposti, in particolare l’ipotesi di una regia organizzata volta a far entrare terroristi addestrati sfruttando il caos migratorio, restano al momento un’ipotesi di analisi e non un dato accertato dagli inquirenti. Il dossier degli 007 stesso non attribuisce ancora la regia a un attore specifico.

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