Montedomini, la crepa si allarga: ora è Renzi a chiedere il commissariamento. E il centrosinistra fiorentino resta senza risposte
Alla Versiliana, davanti al pubblico del festival, Matteo Renzi ha scelto ancora una volta il caso Montedomini per colpire il suo bersaglio preferito, Dario Nardella, ma questa volta il tiro rischia di colpire anche la sindaca in carica
“Mi auguro che Sara Funaro commissari il presidente Frittelli e metta alla guida di Montedomini una struttura che sia coerente con la tradizione fiorentina e non con le idee di Nardella”: parole che arrivano da un big del campo largo, non da un consigliere di opposizione, e che per questo pesano il doppio.
L’ex premier ha ricostruito la vicenda con dovizia di dettagli: l’istituzione nasce nel 1476 per servire gli ultimi, in particolare gli anziani; nel 2009 la riforma voluta dalla sua amministrazione ha accorpato le aziende di servizi alla persona in un unico ente, con regole chiare, prima fra tutte il divieto di destinare a fini commerciali un patrimonio nato per la difesa dei più deboli
Un impianto etico che, secondo Renzi, la giunta Nardella avrebbe smontato, aprendo la strada agli affitti turistici. “Trovo che sia una cosa che viola, sporca la storia di Firenze”, ha detto senza troppi giri di parole.
Il punto che Renzi non dice
L’affondo di Renzi è comprensibile e, per certi versi, condivisibile: dare un’etica ai lasciti, impedire abusi o arricchimenti indebiti su un patrimonio nato per la beneficenza è un principio sacrosanto
Ma proprio qui si apre la contraddizione più interessante, quella che nessuno a sinistra sembra voler affrontare fino in fondo.
Un immobile in pieno centro storico, spesso privo di ascensore, con costi di ristrutturazione elevati e vincoli di tipo costruttivo, difficilmente può oggi essere destinato a edilizia popolare in un centro che le stesse politiche urbane degli ultimi decenni, comprese quelle della giunta Nardella prima e Funaro poi, hanno reso un luogo pensato per i turisti, e purtroppo sempre più segnato da degrado e microcriminalità
Pensare che quegli appartamenti potessero diventare case popolari è, con tutta onestà intellettuale, un’ipotesi ingenua o in malafede. Se dunque Montedomini ha scelto di mettere a reddito parte del proprio patrimonio per finanziare l’assistenza ai più deboli, il punto non è l’esistenza della rendita in sé, ma l’uso che se ne fa: e quell’uso, stando a quanto emerso, è servito proprio a sostenere le finalità sociali dell’ente.
La vera schizofrenia è politica
Ed è qui che il ragionamento liberale diventa inevitabile: se un ente benefico può legittimamente mettere a reddito il proprio patrimonio per finanziare le proprie attività, senza per questo essere tacciato di abuso o immoralità, non si comprende perché lo stesso principio, lo stesso diritto costituzionale a disporre liberamente della propria proprietà, debba essere negato o compresso ai cittadini comuni, il cui unico scopo, spesso, è quello di arrotondare un reddito, pagare le tasse dovute e vivere dignitosamente, senza sentirsi trattati come privilegiati o approfittatori.
Il commissariamento invocato da Renzi, se davvero necessario, andrebbe motivato non tanto per l’uso turistico degli immobili in sé, quanto per la schizofrenia politica di un’amministrazione che ha regolamentato, limitato e talvolta criminalizzato nel dibattito pubblico le rendite dei privati, salvo poi tollerare o ignorare che il proprio ente controllato facesse esattamente la stessa cosa
Il cortocircuito non sta nella rendita di Montedomini. Sta nelle regole volute da chi governa la città, e nell’imbarazzo di dover ora spiegare se quelle regole valessero per tutti o solo per alcuni.
Un problema che il Pd fiorentino non può più derubricare
Restano due nodi aperti. Il primo riguarda direttamente la sindaca Funaro, che per anni ha ricoperto ruoli di vertice sia in giunta che in Montedomini, e che oggi si trova a dover chiarire se sapesse, o avesse il dovere istituzionale di sapere
Il secondo riguarda il partito che governa la città: con Renzi che rilancia pubblicamente il caso da una tribuna nazionale, il Pd fiorentino non può più permettersi di trattare Montedomini come un dettaglio amministrativo di scarso interesse elettorale.
È probabile che la maggioranza dei fiorentini non sappia con precisione cosa sia Montedomini, né segua nel dettaglio le sedute della Commissione Controllo
Ma la politica, quella vera, si misura anche sulla coerenza tra i principi predicati e le regole applicate a se stessi. E su questo, tra un affondo di Renzi e il silenzio della maggioranza, il centrosinistra fiorentino continua a somigliare sempre di più a chi giura che gli alligatori volano, se solo sbattono le zampe abbastanza in fretta.
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