Due pesi e due misure: l’ipocrisia dell’informazione sui migranti tra l’Albania di Meloni e la Mauritania di Sánchez
Il dibattito pubblico europeo continua a mostrare una evidente discordanza di giudizio quando si parla di gestione dei flussi migratori, a seconda dell’orientamento politico del governo in carica, con un sistema mediatico dei salotti buoni che insorge urlando al fascismo se un esecutivo di centrodestra sperimenta accordi fuori dai confini comunitari, come nel caso dei centri in Albania, mentre cala un silenzio assordante e complice quando a stringere patti di ferro per bloccare e deportare i migranti è un leader della sinistra osannato come Pedro Sánchez, una disparità di trattamento coerentemente evidenziata da Laura Tecce
Il paradosso e la crudeltà di questo doppio standard emergono con tutta la loro violenza quando si guarda proprio alla Mauritania, la nazione scelta dal premier spagnolo e lautamente finanziata per arginare le partenze verso le Canarie, un territorio che rappresenta una delle realtà più oscure del pianeta sul fronte dei diritti umani, dove la schiavitù per discendenza non è un reperto storico ma una piaga sociale ancora drammaticamente viva e radicata, dato che il paese l’ha abolita formalmente solo nel 1981 e nei fatti migliaia di esseri umani continuano a nascere proprietà di altri, inclusi bambini usati fin da piccoli come meri beni, senza alcuna tutela legale o via di fuga a causa dell’analfabetismo, dell’isolamento e della totale dipendenza economica, con le associazioni e chiunque provi a ribellarsi che subiscono gravi intimidazioni e arresti.
Mentre i guardiani del politicamente corretto si stracciano le vesti per l’Albania, che è uno Stato europeo rispettoso dello stato di diritto e delle garanzie occidentali, nessuno osa fiatare di fronte alle retate e alle deportazioni sommarie compiute dalle autorità mauritane con la benedizione e i fondi di Madrid, dimenticando persino di informare i progressisti più attenti che in Mauritania l’omosessualità è illegale e punita con la pena di morte per lapidazione pubblica per gli uomini e il carcere per le donne in base alla Sharia
Mandare la gente a due passi dai mercati umani e dai campi di detenzione di uno stato che non ha mai sradicato la schiavitù viene così fatto passare sotto silenzio sotto la patina intoccabile del leader di sinistra illuminato, dimostrando come per l’apparato mediatico i diritti umani non siano un valore universale da difendere, bensì una clava ideologica da usare a intermittenza contro gli avversari politici.
Leggi anche:
SEGUICI SU GOOGLE

