La folle utopia di Sánchez apre i confini
La festa è finita e a pagare il conto delle illusioni ideologiche sono i cittadini europei. Se la Spagna oggi è sotto assedio e l’Italia è costretta a valutare una misura drastica come la sospensione del trattato di Schengen, il principale responsabile ha un nome e un cognome: Pedro Sánchez.
Il premier socialista spagnolo si è trincerato dietro la sua patina di progressismo, giocando sulla pelle dei confini altrui. Le sue promesse sfacciate di sanatorie di massa e la retorica del “porto aperto” hanno lanciato esattamente il messaggio che i trafficanti di esseri umani stavano aspettando. Sánchez ha spalancato le braccia, dimenticandosi colpevolmente che i confini di Madrid sono la porta d’ingresso dell’intera Unione Europea
Il suo è stato un vero e proprio atto di bullismo politico verso i partner europei, portato avanti fregandosene degli avvisi arrivati da Roma e ignorando la sicurezza condivisa. Quando si promette di regolarizzare tutto in un batter d’occhio, l’effetto richiamo è inevitabile: le mafie dei barconi fanno affari d’oro e Ceuta si ritrova assediata.
Ora la propaganda spagnola si scontra con la realtà dei fatti. Di fronte a questo disastro, la mossa dell’Italia di bloccare Schengen è un atto dovuto per tutelare i nostri confini e un sonoro richiamo alla responsabilità. Chi semina illusioni non può pretendere che a pagare il prezzo della sua miopia siano gli italiani. La pacchia, grazie al cielo, è finita anche per il premier spagnolo.
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