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Home Firenze

IL DRITTO ALLA FELICITA’ IN TOSCANA: non solo un obbrobrio giuridico

di Massimo Balducci
20 Luglio 2026
In Firenze
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toscana
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IL DRITTO ALLA FELICITA’ IN TOSCANA: non solo un obbrobrio giuridico

Nei giorni scorsi il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato la variazione degli articoli 3 e 4 dello Statuto regionale introducendo il diritto al perseguimento della felicità (e il diritto alla connettività) per i cittadini toscani.

Nella presentazione della modifica (che prevede tra l’altro la creazione di un assessorato ad hoc dedicato alla felicità) il Presidente GIANI ha richiamato un principio simile presente nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, principio ispirato dal massone toscano (di Poggio a Caiano) Filippo MAZZEI. Il Presidente GIANI, che peraltro risulta essere laureato in giurisprudenza, non sembra capire la differenza che esiste tra una Dichiarazione di Principi e uno Statuto

Il riferimento alla felicità nel caso degli Stati Uniti è contenuto nella dichiarazione di indipendenza (“……all men are created equal….they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights….. Life, Liberty and the pursuit of Happiness”) non nella Costituzione né in altro atto normativo.

Tale principio viene concepito come “metagiuridico” e non può, in quanto tale, essere parte di uno strumento normativo. Il principio inserito nella Dichiarazione USA (su suggerimento di Filippo MAZZEI) scardinava una tradizione plurisecolare che assegnava vuoi allo Stato, vuoi alla Chiesa, il compito di stabilire quale fosse il bene per i singoli (concepiti come sudditi) sopra tutto in vista della vita futura (visto che in questa valle di lacrime non può esservi felicità alcuna).

La variazione dello Statuto della Toscana va esattamente nel senso opposto. Nel caso toscano l’antico potere dello Stato e/o della Chiesa di imporre ai sudditi il proprio pensiero viene sostituito dal potere pubblico che viene chiamato a dotarsi di un “assessorato alla felicità”. Qui siamo andati ben oltre lo svarione giuridico di un Presidente e di una maggioranza consiliare di perfetti ignoranti

Quello che si sta dipanando sotto i nostri occhi è un vero e proprio stravolgimento dei principi su cui si basa (o dovrebbe basarsi) la società occidentale liberal-democratica. Qui si tratta di conferire a delle autorità pubbliche il potere di imporre ai cittadini-sudditi gli stili e gli obiettivi di vita! La storia non inizia oggi ma risale a quando, all’inizio del secolo, l’assessore fiorentino CIONI diede il via alla “società della salute” poi assurta a sistema regionale con la Presidenza ROSSI e dichiarata non conforme alla Costituzione dalla Corte Costituzionale (attualmente questo obbrobrio giuridico e morale sopravvive grazie a degli aggiustamenti formali).

Nella “società della salute£ toscana, non solo si fa confluire la gestione della sanità (che compere alla Regione) e la gestione del sociale (che compere ai Comuni) sotto un’unica guida -quella regionale- ma si pone il cittadino in una posizione di suddito! Il cittadino non può scegliere da quali medici farsi curare (a meno che non voglia pagare tutto di tasca propria) né può scegliere da quale servizio sociale farsi sostenere! Qui va di sfuggita rimarcato che il budget destinato alla sanità della Regione è circa l’80% dell’intero budget regionale mentre la quota delle risorse comunali destinate al sociale si aggira in Toscana (così come in tutte le Regioni del centro e del nord Italia) a circa il 30% dei bilanci comunali). Il prospettato assessorato regionale alla felicità, lungi dall’essere un fiorellino innocuo, si preannuncia come un centro di potere ineguagliato

Quello che più preoccupa l’osservatore esterno è il fatto che questo stravolgimento culturale si sta affermando in maniera strisciante ed inconsapevole come elemento di vera e propria guerra cognitiva. Qui vanno richiamati alcuni punti che appaiono degni di nota.

Innanzi tutto il pervasivo meccanismo dell’assistenza sociale nel quale l’assistente sociale (spesso un personaggio che durante gli studi universitari ha ripiegato su “servizio sociale” visto che non era riuscito ad essere ammesso a psicologia o perché magari era stato respinto da vari corsi di laurea alla Scuola di Scienze Politiche) gioca un ruolo apodittico giovandosi della protezione e del potere che gli conferisce il fatto di far parte (caso unico in Europa) di un vero ordine professionale che conferisce alle sue valutazioni un potere vincolante assoluto. Il caso noto nei media come quello della “famiglia del bosco” trova nel potere assoluto ed arbitrario degli assistenti sociali la sua radice

Va poi richiamato l’attacco all’esercizio della professione medica come “libera professione”.

Si sta progressivamente erodendo la possibilità per il singolo cittadino di scegliere, tra i professionisti accreditati, quelli da cui farsi curare. Emblematico il caso delle “case di comunità”

Uno degli elementi caratteristici del passaggio da una società comunista autoritaria ad una società fondata sulla liberal democrazia in Ucraina (così come in Bulgaria ed in Polonia) è stato rappresentato dallo smantellamento delle “case di comunità” e dalla loro sostituzione con i medici di famiglia e gli specialisti liberi professionisti.

Il fatto che il governo di Centro destra italiano si stia impegnando a fondo per introdurre in Italia il sistema delle “case di comunità” segnala che la guerra cognitiva ha oramai aggredito anche quelli che dovrebbero essere i paladini delle libertà individuali

Dalla crisi del nostro sistema sanitario si esce solo se sapremo rimanere fedeli ai principi dello Stato di diritto, quindi rimaneggiando dalle fondamenta il SSN creato con la legge 833 del 1978 come prezzo pagato a Berlinguer per avere il sostegno del PCI al governo.

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Tags: DIRITTOEUGENIO GIANIPDPRIMO PIANOREGIONE TOSCANA
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