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MARINE LE PEN TORNA IN CAMPO

di Kishore Bombaci
10 Luglio 2026
In Esteri
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francia
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MARINE LE PEN TORNA IN CAMPO

Le prossime elezioni francesi diranno molto sul futuro dell’Europa vista la scommessa che l’attuale presidente Emmanuel Macron ha sempre fatto sull’UE. In un momento di sfide globali, la Francia ha per adesso mantenuto un atteggiamento fortemente europeista sia in politica interna che soprattutto in politica estera.

Soprattutto sfruttando quest’ultima, Macron ha sempre cercato di accreditarsi come leader dell’intera Unione tanto che i critici lo hanno stigmatizzato le tendenze bonapartiste manifestate dal Presidente.

Quanto alla politica interna, le numerose crisi dell’esecutivo francese hanno determinato una certa instabilità con conseguente difficoltà a incidere realmente sulla vita dei francesi

E’ dunque giunto il momento di un cambio al vertice? Chissà! Certo è che in un quadro frastagliato e variabile, la volontà di Marine Le Pen di candidarsi all’Eliseo rappresenta un punto di rottura prevedibile dal punto di vista politico ma del tutto imprevedibile dal punto di vista dell’esito.

Le Pen continua ad essere una delle figure più popolari della destra continentale, e la sua ricandidatura assume inevitabilmente il significato di una risposta politica alle vicende giudiziarie che negli ultimi anni hanno tentato di ostacolarne il percorso. Le Pen è l’anti-establishment, ben rappresentato proprio da Macron.

L’alfa e l’omega in politica che significherà per le prossime elezioni presidenziali una decisa e netta scelta di campo per i francesi

Da sempre ostracizzata e ostacolata, Marine Le Pen ha indubbiamente dimostrato una notevole dose di resilienza e, come canta Vasco Rossi, “eh già.. siamo ancora qua”.. nonostante i giudici, potremmo dire.

Negli ultimi anni abbiamo assistito in numerosi Paesi occidentali a un fenomeno preoccupante: l’utilizzo della giustizia come strumento di lotta politica. Accade negli Stati Uniti contro Donald Trump, è accaduto in Romania con l’annullamento delle elezioni presidenziali, è accaduto in Brasile contro Bolsonaro e oggi accade in Francia nei confronti della leader del Rassemblement National.

La questione dell’utilizzo politico della giustizia, come ben sappiamo in Italia, non riguarda esclusivamente Marine Le Pen

Riguarda un principio molto più ampio: in una democrazia liberale chi deve decidere chi governa non sono i magistrati, ma gli elettori.

Naturalmente nessun uomo politico deve essere sottratto al controllo della legge. Il principio di uguaglianza davanti alla legge è un pilastro dello Stato di diritto. Tuttavia, quando le iniziative giudiziarie finiscono per incidere direttamente sulla competizione democratica, diventa legittimo interrogarsi sul confine tra giustizia e politica.

Marine Le Pen rappresenta ormai da anni milioni di francesi che chiedono maggiore sicurezza, controllo dell’immigrazione, tutela dell’identità nazionale e difesa della sovranità degli Stati contro le derive burocratiche dell’Unione Europea. Si può essere d’accordo o meno con queste posizioni, ma è difficile negare che esse abbiano conquistato un consenso popolare vastissimo, testimoniato dalle percentuali elevatissime che la stessa ha sempre accumulato nelle scorse elezioni presidenziali e locali, senza che però ciò si sia mai tradotto nella formale investitura a Presidente della Repubblica Francese

Finora, lo spettro dell’estremismo di destra (presunto tale, naturalmente) ha fatto sì che il consenso raccolto dal Front National è stato anestetizzato da alleanze estremamente eterogenee per ostacolare Marine Le Pen, ma che difficilmente hanno condotto a esiti di governabilità stabile. In questo quadro, si inscrive il processo intentato nei confronti di Le Pen, che è culminato nel “divieto di candidarsi” alle presidenziali.

Se questo è il contesto genere, la scelta di Le Pen di non arretrare e di continuare la propria battaglia politica appare coerente e coraggiosa

Essa invia un messaggio chiaro ai propri elettori: la legittimazione politica deriva dal voto popolare e non dai tentativi di delegittimazione provenienti da apparati che troppo spesso sembrano muoversi in sintonia con le élite politiche e mediatiche.

Ciò non significa ignorare un dato politico evidente. A parere di chi scrive, Jordan Bardella forse sarebbe stata una scelta politica più efficace. Il delfino del Front è emerso come una delle figure più brillanti della nuova destra francese.

Giovane, preparato, capace di parlare a un elettorato più ampio e meno ideologizzato, Bardella rappresenta probabilmente il volto del futuro del movimento nazionale francese

Una sua candidatura avrebbe potuto ampliare ulteriormente il consenso del Rassemblement National, intercettando quella parte di elettorato moderato che ancora guarda con diffidenza alla figura storica di Marine Le Pen, che rischia di essere vista ancora troppo ancorata al passato.

Si tratta naturalmente di una mera valutazione politica naturalmente

Le leadership non si costruiscono nei laboratori dei commentatori politici ma sul terreno della militanza, del consenso e della credibilità personale. E sotto questo profilo Marine Le Pen resta ancora oggi il simbolo di una lunga battaglia politica che ha trasformato una forza marginale in uno dei principali partiti francesi.

Per questo la sua ricandidatura merita rispetto e sostegno. Non soltanto per ciò che rappresenta politicamente, ma per il principio che difende: la sovranità popolare non può essere subordinata alle convenienze delle classi dirigenti né alle iniziative di una magistratura che rischia di essere percepita sempre di più come attore politico.

Saranno i francesi a decidere il futuro della Francia

Ed è giusto che possano farlo scegliendo liberamente tra tutti i candidati che godono del consenso popolare, senza che il confronto democratico venga alterato da interventi esterni. In una democrazia matura, il giudizio definitivo appartiene alle urne, non ai tribunali.

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Tags: ELISEOFRANCIAIN EVIDENZALE PENRassemblemant National
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