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Tutte le meraviglie di Cesare. Capolavoro di Händel, ma anche del Maggio

Trionfo dell'ultimo titolo operistico in programma nel festival del teatro fiorentino. Perfetta sintonia tra buca e palcoscenico: un capolavoro barocco rivela il suo fascino e la sua attualità

di Domenico Del Nero
29 Giugno 2026
In Cultura
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Tutte le meraviglie di Cesare. Capolavoro di Händel, ma anche del Maggio

foto di Michele Monasta (fonte: ufficio stampa MMF)

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Giulio Cesare come personaggio di Agatha Christie? Per la verità riesce difficile immaginare la regina del giallo alle prese con il condottiero romano; ma il principale fine del Barocco non è forse la meraviglia ? È del poeta il fin la meraviglia  (…)  chi non sa far stupir, vada alla striglia!  Giovan Battista Marino dixit … e non vale certo solo per il poeta.

Di certo  le meraviglie non mancano nell’ultimo spettacolo operistico andato in scena al Maggio Musicale Fiorentino, il Giulio Cesare in Egitto di Georg Friedrich Händel, una prima assoluta per il capoluogo toscano la cui ultima recita è andata in scena giovedì scorso (25 giugno). [1]

La messa in scena dello spettacolo a cura di Davide Livermore, riprende quella nata per la Salle Garnier di Montecarlo nel 2024. Il regista ambienta la scena negli anni Trenta del secolo scorso, su un piroscafo con un tocco esotico con frequenti richiami al celebre Assassinio sul Nilo, con tanto di Poirot che ogni tanto compare per investigare sull’omicidio di Pompeo, malgrado il colpevole sia noto e arcinoto.

Il risultato è un pastiche divertente ed appassionante, che se da un lato ha sicuramente il merito di “alleggerire” lo spettacolo, dall’altro ci ricorda che in fondo la natura del Barocco è proprio questa: stupire con nuove “macchine”, invenzioni sceniche, trovate mirabolanti. E così il linguaggio dell’opera barocca dialoga con quello del cinema e del teatro contemporaneo; e tutto questo avviene senza che le inevitabili incongruenze diano fastidio, ma anzi facciano parte di un gioco che si rivela intrigante e seducente. Sia il regista che il direttore Gianluca Capuano concordano del resto sul ruolo centrale degli affetti in quest’opera. Così, se alcune arie diventano vere e proprie gags, numero di cabaret come lo stupendo se in fiorito ameno prato  (atto II) in cui Giulio Cesare sembra quasi una pop star nella sua esibizione con tanto di violinista al seguito, l’obiettivo è sempre quello di mostrare la complessità e le mille sfumature dei personaggi: il romano non è solo il condottiero invincibile, è anche amico ed amante; stessa cosa per Cleopatra, colta nel suo aspetto di ammaliante seduttrice ma anche donna coraggiosa ed appassionata, mentre Tolomeo oscilla tra un istrionico buffone e il tiranno spietato, quasi sorta di Nerone ante litteram. Perché il segreto del successo di questa lettura, che ha riscosso il plauso e il successo del pubblico che questa volta non ha “distinto” tra palcoscenico e buca, è anche lo studio sui personaggi, sulle loro sfumature ed evoluzioni. Poi certo, la parte più propriamente scenica ha il suo ruolo e non certo da poco nel costruire un ritmo narrativo assolutamente godibile, opulento, sempre cangiante: le scene di Giò Forma che ricreano gli ambienti del piroscafo, dai lussuosi e luminosi saloni alla inquietante sala macchine, ideale come prigione; i costumi bellissimi di Mariana Fracasso, esotici e in stile liberty come da Assassinio sul Nilo, i video ideati di D-Wok che ci mostrano le sponde del fiume, gli antichi templi egizi (quelli di File in primis), sponde e acque del Nilo ore quiete ora tempestose, ma anche inquietanti deserti con tracce di guerra e bombardamenti, triste richiamo a una drammatica attualità.  Il tutto sempre a sottolineare e a valorizzare lo specifico di ogni aria, lo stato d’animo che essa esprime.

Se la scena è dunque pirotecnica, non lo è da meno l’orchestra del Maggio, grazie alla mano sicura ed esperta di Gianluca Capuano: tutta la magnificenza della musica hendeliana emerge grazie a tempi ora serrati – soprattutto nel primo atto ma anche nella splendida parte finale dell’ultimo- ora distesi nei momenti più intimi e struggenti. Una lettura attenta e varia, che valorizza i momenti puramente strumentali – di grande fascino e ricchezza sonora – sia l’accompagnamento delle arie e dei cantanti in genere, che risulta sempre ben calibrato. E se l’orchestra del Maggio non è specializzata in questo genere di repertorio, di certo il pubblico in sala non se n’è accorto, perché ha suonato con la solita eccellenza, così come, nei suoi rari interventi, il coro diretto da Lorenzo Fratini.

Si può ben parlare di meraviglia anche per la parte vocale, a partire dai tre … controtenori. Il Giulio Cesare di Raffaele Pe è senza ombra di dubbio una conferma. Lo smalto e la straordinaria estensione vocale, la precisione e la fluidità nelle agilità e una presenza scenica di grande livello ribadiscono la straordinaria bravura di questo interprete, sicuramente uno dei migliori in questo repertorio. Pe riesce del tutto convincente sia che presenti un Cesare “guascone” e quasi …Freddy Mercury come nell’aria Se in fiorito ameno prato, sia più intimo e dolente come nel bellissimo Aure deh per pietà del terzo atto. Filippo Mineccia è abilissimo nel tratteggiare un Tolomeo grottesco, decisamente tragicomico nella sua crudele mediocrità, dalla voce corposa e screziata che ne evidenzia il carattere ora isterico ora istrionico. Infine la grande rivelazione, il giovane Nicolò Balducci che ha dato vita a un Sesto Pompeo davvero perfetto: preciso nel declamato, agilissimo negli acuti e con una voce fresca e vivace (si pensi al furore virtuosistico dell’aria svegliatevi nel core del primo atto) presenta un personaggio dinamico e di grande interesse.  Il soprano Mariangela Sicilia è all’altezza del ruolo di Cleopatra, sicuramente uno dei più complessi e sfaccettati del teatro handeliano: il soprano deve infatti cimentarsi in ben otto arie solistiche tutte con caratteristiche “affettive” ed emotive diverse, che la Sicilia affronta con un ottimo equilibrio di agilità vocali, controllo dei chiaroscuri e presenza scenica. Decisamente di buon livello anche gli altri ruoli: l’impeccabile Achilla del basso Valerio Morelli e l’elegante Cornelia di Fleur Barron.  Plauso anche al Curio di Davide Sodini e al Nireno di Janetka Hoşco.

Grandi ed entusiastici applausi per tutti alla fine di uno spettacolo che è stato decisamente memorabile. Parola di … Hercules Poirot? Anche, ma soprattutto del pubblico.

 

 

 

 

 

 

[1] Per la presentazione dello spettacolo cfr https://www.adhocnews.it/giulio-cesare-di-handel-tra-barocco-e-agatha-christie-prima-volta-del-titolo-a-firenze-nella-originale-lettura-scenica-di-davide-livermore/

Tags: BaroccoGeorg Friedrich HändelGiulio Cesare in EgittoIN EVIDENZAMAGGIO MUSICALE FIORENTINORAFFAELE PE
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