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Alessandra Verni : “Le vittime sono state dimenticate. Io continuo a chiedere Verità e Giustizia”

di Redazione
25 Giugno 2026
In Attualità
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Alessandra Verni : “Le vittime sono state dimenticate. Io continuo a chiedere Verità e Giustizia”
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Alessandra Verni al convegno sulla giustizia riparativa: «Le vittime sono state dimenticate. Io continuo a chiedere Verità e Giustizia»

Un intervento durissimo, carico di dolore, ma anche di accuse precise al sistema giudiziario e penitenziario italiano. Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, è intervenuta a un convegno dedicato alla giustizia riparativa e all’esecuzione penale portando la testimonianza di una madre che da oltre otto anni combatte per ottenere, come ripete da sempre, «Verità e Giustizia».

«Vi parlo oggi con la voce di una madre che vive nell’ergastolo del dolore a vita», ha esordito Verni, ricordando il brutale omicidio della figlia diciottenne Pamela Mastropietro

Nel suo intervento Alessandra Verni ha ripercorso la tragedia che ha colpito la sua famiglia e ha denunciato quelle che considera le gravi responsabilità di un sistema che, a suo dire, continua a garantire tutele e opportunità ai detenuti mentre lascia sole le vittime e i loro familiari.

Secondo Verni, il dibattito sulla giustizia riparativa rischia spesso di perdere di vista chi ha subito il reato

La madre di Pamela ha contestato apertamente l’idea che la comunità possa essere considerata corresponsabile delle scelte criminali di un assassino.

«La società non è corresponsabile delle scelte deliberate e atroci di un assassino», ha affermato.
Al contrario, Alessandra Verni sostiene che nella vicenda di Pamela vi siano state gravissime falle istituzionali. Nel suo intervento ha ricordato che l’uomo condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della figlia si trovava in Italia nonostante un provvedimento di espulsione e ha ribadito la sua convinzione che restino ancora aspetti oscuri della vicenda e possibili responsabilità non completamente accertate.

Uno dei passaggi centrali del suo intervento riguarda il percorso che l’ha portata a incontrare nel marzo scorso Innocent Oseghale. Verni ha raccontato che quell’incontro nacque dal desiderio poter donare a se stessa la possibilità di guardarlo in faccia ed a lui quella di dirle la verità. Ma per Alessandro lui non ha accettato questo dono, perché non ha detto nulla e continua ancora a non dire tutta la verità. Quindi questo dono è stato respinto. Per Alessandrasenza pentimento non può esserci alcun perdono.

Dopo la morte del marito Stefano, avvenuta nel 2023, la madre di Pamela aveva chiesto pubblicamente di poter incontrare il detenuto. Secondo quanto riferito da Verni, il percorso si è trasformato in una procedura lunga e complessa che l’ha costretta a sostenere personalmente trasferte, costi e un enorme peso psicologico

«Io non cercavo vendetta. Cercavo la Verità», ha spiegato.
Durante il colloquio, ha raccontato, sperava di ottenere indicazioni sui presunti complici che ritiene coinvolti nella vicenda. Tuttavia, secondo la sua ricostruzione, il detenuto avrebbe mantenuto il silenzio su questi aspetti.
Per Alessandra Verni questo rappresenta un punto fondamentale: non può esistere un autentico percorso di ravvedimento senza una piena assunzione di responsabilità e senza la volontà di contribuire alla completa ricostruzione dei fatti.

La madre di Pamela ha inoltre descritto il forte impatto emotivo dell’incontro. Ha raccontato di aver scelto di presentarsi vestita come la figlia il giorno della sua scomparsa e di aver indossato una maglietta con le immagini che documentano le condizioni in cui il corpo di Pamela venne ritrovato

Un gesto estremo, ha spiegato, compiuto nella speranza di rompere il muro di omertà che, a suo giudizio, continua a impedire l’emersione della verità completa.

Nel suo intervento Verni ha rivolto pesanti critiche all’attuale sistema penitenziario.
Secondo quanto affermato dalla madre di Pamela, il detenuto godrebbe di assistenza legale, supporto psicologico, percorsi formativi, tutele istituzionali e possibilità di ottenere benefici futuri, mentre le vittime sarebbero costrette ad affrontare da sole il peso economico, legale e psicologico delle conseguenze del reato.

«Noi vittime siamo lasciate sole», ha dichiarato

Particolarmente forte è stato il passaggio relativo alle informazioni apprese sul percorso carcerario di Oseghale. Verni ha riferito di aver ricevuto notizia che il detenuto starebbe frequentando corsi scolastici e svolgendo attività retribuite all’interno dell’istituto penitenziario. Circostanze che, secondo lei, potrebbero essere valutate in futuro nell’ambito di eventuali benefici.
«Io vivo un ergastolo del dolore e il condannato beneficia di tutele e prospettive di sconti di pena», ha denunciato.

La madre di Pamela ha inoltre reso pubblica una nuova lettera indirizzata a Oseghale

Nella missiva chiede un nuovo incontro diretto, fuori dai percorsi di giustizia riparativa e senza mediatori.
Secondo Verni, l’esito della richiesta sarà decisivo.

Se il detenuto dovesse rifiutare o non rispondere, sostiene la madre di Pamela, ciò confermerebbe che il precedente incontro sarebbe stato finalizzato esclusivamente a ottenere vantaggi nell’ambito del percorso penitenziario

Se invece accettasse, l’incontro avrebbe senso soltanto qualora emergesse finalmente tutta la verità, compresi i nomi di eventuali complici.

Un altro tema centrale dell’intervento è stato quello dei diritti delle vittime.
Alessandra Verni ha richiamato la Direttiva europea 2012/29/UE, recepita dall’Italia nel 2015, ricordando che la normativa riconosce ai familiari delle vittime di reati gravissimi specifiche forme di tutela e protezione.

«Dove è finita questa Direttiva nel mio caso?», ha chiesto pubblicamente.
Secondo Verni, lo Stato avrebbe il dovere di evitare la cosiddetta vittimizzazione secondaria, cioè l’aggravarsi della sofferenza delle vittime a causa delle procedure burocratiche, delle spese sostenute e delle difficoltà incontrate nel rapporto con le istituzioni

«Il sistema in Italia si è capovolto: si tutela chi ha scelto deliberatamente di distruggere una vita e si lasciano sole le vittime nell’ergastolo del dolore», ha affermato.
Nel finale del suo intervento Alessandra Verni ha avanzato una serie di proposte concrete.

Tra queste, l’esclusione di qualsiasi collegamento tra giustizia riparativa e benefici penitenziari; l’obbligo di destinare prioritariamente alle vittime le retribuzioni percepite dai detenuti; la subordinazione di ogni beneficio alla piena collaborazione con la giustizia; la partecipazione stabile delle parti offese alle udienze davanti alla magistratura di sorveglianza; l’istituzione di un Garante Nazionale delle Vittime; e l’assistenza legale e psicologica totalmente a carico dello Stato per i familiari delle vittime

«La vittima non si sostituisce. Il sangue di mia figlia non si cancella per fare comodo ai progetti accademici», ha detto.
Parole che hanno segnato uno degli interventi più forti e discussi del convegno.

Al centro del suo messaggio resta la stessa richiesta che Alessandra Verni porta avanti dal giorno in cui ha perso Pamela: ottenere tutta la verità possibile e impedire che il dolore delle vittime venga relegato in secondo piano rispetto ai diritti e ai percorsi di chi è stato condannato per i reati più gravi.

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Tags: Alessandra VerniAssociazione Pamela MastropietroFEMMINICIDIOGiustizia RiparativaIN EVIDENZA
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