La “salute” dei cattolici a 80 anni dalla Costituente
Fra qualche giorno celebreremo la Festa della Repubblica, in un anno in cui si ricorda gli 80 anni dalla Costituente.
Recentemente si è svolto presso il Comune di Poggio a Caiano un convegno per riflettere su questa importante svolta della storia italiana organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani di Prato
Nell’occasione ho avuto l’opportunità di sviluppare alcune considerazioni specifiche sull’eredità e, soprattutto, sul ruolo dei cattolici lin rapporto alla carta costituzionale.
Senza cultura non c’è politica “maiuscola”
Prima considerazione: la presenza dei cattolici italiani ai lavori della Costituente fu il frutto maturo e profetico di una stagione di grande impegno spirituale, culturale e politico, che affonda le radici nella necessità di elaborare un pensiero autonomo dopo la difficilissima fase storica che parte dal Risorgimento ed arriva al fascismo. Impossibile slegare l’illuminato apporto dei costituenti cattolici da un complesso e necessario percorso formativo previo: documenti del Magistero sociale della Chiesa; filosofia tomista e neotomista del Novecento (da San Tommaso a Maritain); settimane sociali e codice di Camaldoli; radiomessaggi di Pio XII. Contrariamente a ciò che succede oggi, non si percorsero facili scorciatoie, ma solo la strada maestra, nella convinzione che senza cultura non c’è politica “maiuscola”.
Persona, storia e metafisica
Veniamo ai contenuti. L’edificio del nuovo Stato doveva poggiare, per Moro, su tre pilastri: «la democrazia, in senso politico, in senso sociale ed in senso che potremmo chiamare largamente umano».
Per procedere in questa direzione era necessario rinnovare profondamente la stessa dottrina della sovranità, non più forza irresistibile dell’autorità, che esercita un «prepotere di fatto», ma strumento al servizio della libertà e della dignità delle persone
Questa filigrana del pensiero di ispirazione cristiana la si vede dagli articoli che esprimono l’idea pluralistica della società, rispettosa dei diritti della persona, singola e associata, che esiste da prima dello Stato e che lo Stato riconosce come originari (ancor più nitidamente espressi dall’ Odg di Dossetti del settembre 1946, poi confluito negli articoli 2 e 3 del testo finale).
Ma i passaggi più caratterizzanti a livello filosofico sono quelli di La Pira. Il professore è mosso da una visione evangelica, elaborata mediante la metafisica e la filosofia sociale e politica di S. Tommaso, il cui perno teologico è l’Incarnazione. Ciò si traduce in una visione dell’azione sociale fondata sul comandamento dell’amore, scevra da ogni venatura utopistica ed attenta alla storia nella sua concretezza. Da questo punto di vista La Pira si appoggia ad una base opposta a quella di Togliatti e Croce, accomunati dal principio di immanenza .
I cattolici sono ancora forti ed autorevoli per accompagnare la Costituzione?
Ci piace al riguardo tirar fuori un’ultima suggestione: il legame tra Costituzione e speranza.
La nostra Costituzione nasce come esplicita critica al passato. Nessun dubbio. Ma, come si evince da alcuni passaggi del dibattito nella Costituente, è anche implicita critica al presente (…lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che impediscono di realizzare i diritti previsti).
Ma tale critica si apre sempre ad una progettualità con un ponte gettato verso il futuro. Per questo ogni critica è allo stesso tempo rotta verso il futuro
Acquistano così un senso ancora più chiaro le parole di Dossetti alla Costituente, secondo cui dobbiamo far sì che la Costituzione sia “amica, compagna di strada e presidio sicuro del nostro futuro”.
Ed è proprio su questo versante che vorrei porre una domanda: i cattolici italiani sono ancora il presidio e contestualmente l’accompagnamento della nostra Costituzione verso il futuro?
Nuovi codici e nuove Camaldoli sarebbero auspicabili. Ma ne abbiamo ancora la forza e l’autorevolezza?
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