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Le lacrime di coccodrillo di Elly

di Alessandro Scipioni
7 Maggio 2026
In Politica
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La vittoria di Schlein fra populismo e incognite
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​Le lacrime di coccodrillo di Elly

La narrazione ufficiale dipinge Elly Schlein come la “pontifere” intenta a frenare la fuga dei riformisti dal Partito Democratico. Si parla di unità, di sintesi necessaria, di un partito che deve tenere insieme tutte le sue anime per essere competitivo. Ma grattando sotto la superficie della retorica di facciata, emerge un’ipotesi molto più pragmatica: e se questa “operazione di contenimento” fosse solo una messinscena in attesa che il tempo faccia il suo lavoro?

​La leadership identitaria e il peso della vecchia guardia

​Per un segretario che punta a trasformare il PD nel perno di una sinistra radicale e identitaria, l’ala riformista non è una risorsa, ma una zavorra ideologica e tattica. Schlein sa bene che per governare il “Campo Largo” ,una creatura già di per sé troppo eterogenea per garantire stabilità ,avrà bisogno di una falange di fedelissimi, non di una fronda interna pronta a boicottare ogni sterzata a sinistra.

​Il punto è semplice: Elly Schlein non ha bisogno di “convincere” i riformisti a restare; le conviene che siano loro a togliere il disturbo. Se i cosiddetti “Big” della vecchia guardia decidessero di uscire autonomamente adesso, le risparmierebbero la parte della “cattiva” domani.

​Il fantasma di Renzi e la lezione del potere

​La storia recente del PD insegna: Matteo Renzi iniziò il suo declino proprio perché accettò di governare con gruppi parlamentari che non aveva nominato lui, finendo logorato dai franchi tiratori e dalle correnti interne. Schlein, che di quella stagione è stata l’antitesi, ha imparato la lezione.

​Quando arriverà il momento di comporre le liste per le prossime politiche , la vera “grande occasione” per ogni segretario , lei non potrà permettersi di lasciare spazio a chi non risponde direttamente alla sua linea. Avere una serie di “padri nobili” o di moderati pronti a regolare i conti alla prima difficoltà è un lusso che un leader fragile non può permettersi. L’unica speranza di sopravvivenza politica per la segretaria è circondarsi di pretoriani che le debbano tutto, pronti a sostenerla anche nei momenti di disgrazia.

​Bollitura lenta o rottura?

​Dall’altra parte, l’interesse dei centristi e dei riformisti non è certo quello di portarla a Palazzo Chigi. Il loro obiettivo, nel lungo periodo, è “bollirla lentamente”, condizionandone le scelte fino a renderla innocua o portarla al fallimento. Schlein lo sa. Sa che il conflitto è inevitabile e che i regolamenti di conti sono solo rimandati.

​In quest’ottica, la segretaria può permettersi il lusso di fare dichiarazioni di apertura, di “calmierare” gli animi con qualche concessione simbolica, sapendo che il tempo gioca a suo favore. Se l’esodo avverrà spontaneamente, la sua leadership ne uscirà paradossalmente rafforzata e “purificata”.

​Alla fine le conviene

​L’unità del PD, oggi, sembra più un’operazione di marketing che un progetto politico reale. Elly Schlein sta recitando la parte della garante della pluralità, ma sotto sotto attende che i riformisti facciano la prima mossa. Vedremo se questi ultimi decideranno di renderle il compito meno indolore, uscendo di scena da soli prima di essere sacrificati sull’altare delle liste elettorali. Per Schlein, la porta è aperta: sta solo aspettando di vedere chi avrà il coraggio di attraversarla per primo.

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Tags: Elly SchleinIN EVIDENZAPDRiformistiSINISTRA
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