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Home Firenze

La Firenze 2026 dalla benzina alla bistecca: la nuova morale Woke a colpi di divieti

di Simone Margheri
6 Maggio 2026
In Firenze
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La Firenze 2026 dalla benzina alla bistecca: la nuova morale Woke a colpi di divieti.

Capaci solo di ideologia retoricoecologista.

C’è una linea sottile che separa le politiche ambientali dalla costruzione di una nuova morale pubblica, e quella linea è stata attraversata con disinvoltura da alcune amministrazioni locali europee che si candidano, con malcelato orgoglio, a guidare la storia.

Firenze, prima città italiana nell’olimpo dei virtuosi, ha approvato con la mozione numero 610 del 2025 la restrizione alle pubblicità legate a fonti fossili, bloccando quelle delle vetture a motore termico o ibrido, con divieti applicati su cartelloni, affissioni, schermi e superfici di proprietà del Comune

Amsterdam, seguendo la stessa traiettoria, dal primo maggio 2026 ha introdotto un divieto negli spazi pubblici comunali che colpisce ristoranti e fast-food che vendono carne, auto alimentate a combustibili fossili, voli aerei e crociere. Genova ha imboccato la stessa via. Tre città, una stessa liturgia: il divieto come forma di educazione civica, la norma come catechismo laico.

Partiamo da un dato che i promotori di queste misure citano volentieri: la mozione fiorentina è stata proposta da consiglieri dell’area ambientalista e sostenuta da una parte della maggioranza, e i suoi sostenitori la inquadrano come l’erede naturale dei divieti sul tabacco

L’argomento è suggestivo, ma zoppica non appena si prova ad applicarlo con coerenza. Perché nella città della bistecca alla fiorentina, dove la carne è parte identitaria della cultura locale e dell’economia turistica, nessuno ha pensato di estendere il divieto alla pubblicità della ciccia. Eppure l’allevamento intensivo produce emissioni rilevanti.

La selettività del provvedimento racconta più di mille comunicati stampa: non è una battaglia ambientale coerente, è una scelta politica mirata che colpisce ciò che è politicamente conveniente colpire

Il paradosso si amplifica guardando ad Amsterdam, dove la coerenza ideologica è apparentemente maggiore, ma dove emergono contraddizioni di tutt’altro spessore. Il dubbio resta: quanto incide davvero un divieto di pubblicità in una città, se nello stesso Paese continuano a operare hub logistici globali, esportazioni intensive di carne e sedi fiscali di multinazionali che alimentano traffici e consumi su scala mondiale?

Anche perché la pubblicità non è scomparsa: si è semplicemente spostata

L’industria zootecnica accusa la politica di voler dettare alle persone cosa mangiare e giudica il divieto paternalistico e lesivo della libertà di espressione. Non è un’accusa che viene da chi nega la crisi climatica: è la reazione di chi osserva che vietare un cartellone sulla pensilina del tram non cambia nulla nella filiera produttiva che quella carne porta nei supermercati, dove le offerte restano pienamente visibili.

Intervenire a livello comunale per limitare la pubblicità di mezzi che rappresentano la quasi totalità degli spostamenti globali difficilmente può produrre effetti misurabili sull’ambiente

Il rischio è confondere il segnale politico con l’impatto reale, trasformando una misura paternalistica in un gesto simbolico più che in una politica efficace. Eppure il cerimoniale prosegue, e chi osa sollevare dubbi viene immediatamente catalogato come nemico del pianeta. È il meccanismo classico del pensiero moralista: trasforma ogni domanda sull’efficacia in una colpa.

Qui emerge il nodo politico che queste amministrazioni preferiscono non affrontare. In Francia esiste dal 2021 una legge che vieta le pubblicità dei combustibili fossili, ma è rimasta in gran parte inapplicata

In Italia i consigli comunali di Firenze e Genova hanno approvato mozioni che chiedono all’amministrazione di prendere in considerazione provvedimenti simili, senza approvare un divieto pienamente operativo. Nessuna grande città italiana è arrivata a far entrare in vigore un sistema completo e strutturato di divieti su questo tipo di pubblicità. Traduzione: principi solenni, applicazione incerta.

Non è un caso che tali iniziative nascano spesso in collaborazione con associazioni che rivendicano un approccio educativo alla sostenibilità. L’architettura è sempre la stessa: una campagna, una mozione, un voto, comunicati trionfali. Intanto i problemi strutturali — la mobilità privata ancora dominante, la mancanza di trasporto pubblico adeguato, il costo proibitivo delle auto elettriche per le famiglie a reddito medio-basso — restano esattamente dove erano. Vietare una pubblicità è semplice. Fare in modo che un lavoratore dell’area metropolitana possa permettersi un’alternativa reale all’auto che usa per andare al lavoro, quello è complicato davvero.

La bulimia normativa che caratterizza queste amministrazioni produce un effetto collaterale preciso: si legifera molto, si cambia poco

Ogni problema trova come risposta una nuova regola, ogni regola genera una nuova eccezione, ogni eccezione richiede un nuovo regolamento. Il risultato è una burocrazia autoreferenziale che si alimenta da sola, mentre i “buchi neri” amministrativi — distorsioni urbanistiche, concessioni opache, controlli inefficaci — continuano a prosperare indisturbati nell’ombra delle dichiarazioni virtuose. Non è una coincidenza: più l’agenda pubblica si riempie di simboli, meno spazio resta per il merito.

Sul piano politico, il divieto viene celebrato come un “momento tabacco” per carne e combustibili fossili: l’idea è che ciò che non si vede negli spazi pubblici smetta di essere percepito come normale. Può anche funzionare, in astratto

Ma il paragone con il tabacco regge fino a un certo punto: nessuno ha bisogno della sigaretta per vivere, mentre mobilità ed energia restano elementi strutturali della vita quotidiana. Colpire la loro rappresentazione senza costruire alternative solide rischia di essere un esercizio di stile.

Il punto allora non è negare l’urgenza ambientale, che è reale. È chiedersi se questa strategia — fatta di divieti selettivi, annunci e coerenza a geometria variabile — sia davvero all’altezza della crisi che dichiara di voler affrontare

Oppure se non sia il modo più semplice per mostrarsi dalla parte giusta senza affrontare i nodi più difficili. Perché vietare una pubblicità è facile. Cambiare davvero le condizioni in cui i cittadini vivono e scelgono è tutta un’altra storia.

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Tags: CANCEL CULTURECOMUNE DI FIRENZEPOLITICAMENTE CORRETTOPRIMO PIANOWOKE
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