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Iran, cosa dovrebbe cambiare in un nuovo accordo sul nucleare

di Francesco Terracciani
2 Maggio 2026
In Esteri
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Iran, cosa dovrebbe cambiare in un nuovo accordo sul nucleare
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Iran, cosa dovrebbe cambiare in un nuovo accordo sul nucleare

Sebbene il Presidente Trump abbia stabilito alcune linee rosse non negoziabili, la più importante delle quali è che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari, si è anche prefissato un obiettivo.

Ovvero, che il suo accordo debba essere significativamente migliore dell’accordo del 2015 negoziato dal Presidente Barack Obama, e che Trump ha stracciato nel 2018 dopo il suo insediamento.

Tenendo presente ciò, ecco alcune delle principali critiche all’accordo del 2015

Insieme a ciò che un nuovo accordo “migliore” per il 2026 dovrebbe includere per essere considerato veramente migliore.

Ho racchiuso il tutto in 6 punti.

1) Durata:

Uno dei maggiori problemi che i critici hanno riscontrato nell’accordo di Obama è stato che si trattava essenzialmente di un accordo provvisorio, con scadenza nel 2030. In cambio di concessioni permanenti e immediate, come l’allentamento delle sanzioni americane ed europee, le restrizioni al programma nucleare iraniano sarebbero dovute “scadere” dopo 15 anni. E nel caso della produzione di nuove centrifughe, dopo soli 10 anni.

Trump ha insistito nel volere un accordo definitivo, non solo una moratoria temporanea. Quando il Vicepresidente J.D. Vance, durante i brevi negoziati a Islamabad, avrebbe ipotizzato una possibile sospensione di tutte le attività nucleari iraniane per 20 anni, il Presidente ha immediatamente bocciato l’idea.

2) Le clausole:

Il vecchio accordo consentiva all’Iran di continuare ad arricchire l’uranio al 3,67% per 15 anni, un livello basso adatto a scopi pacifici. L’attività di arricchimento era limitata a un unico sito, quello di Natanz.

I critici hanno sostenuto che l’accordo consentiva all’Iran di avvicinarsi al programma nucleare pur rimanendo tecnicamente conforme ai termini dell’intesa. E che, di fatto, l’accordo precludeva qualsiasi futura negoziazione per trovare una soluzione più duratura.

Il problema dei limiti è diventato evidente dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nel 2018 e l’inizio dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, che ha visto le sue scorte di uranio al 60% crescere negli ultimi anni fino a 460 chilogrammi.

L’Iran insiste di avere un diritto inalienabile all’arricchimento dell’uranio in quanto paese sovrano. Ma gli esperti di controllo degli armamenti sostengono che si tratti solo di una cortina fumogena

Gli Ayatollah non hanno bisogno di arricchire l’uranio. Vogliono arricchire l’uranio perché vogliono avere costruire armamenti nucleari. L’Iran ha speso quasi 1.000 miliardi di dollari, il suo programma nucleare non fornisce quasi nessuna energia elettrica al Paese.

3) Diffida e verifica:

Trump ha oscillato tra l’accusare l’Iran di rifiutarsi di abbandonare la sua ricerca di armi nucleari, come ha fatto il 28 febbraio quando ha annunciato l’inizio della guerra, e l’affermare che l’Iran ha accettato di rinunciarvi nell’ambito di un accordo quasi concluso.

Il fatto è che l’Iran ha sempre affermato che non si doterà mai di armi nucleari. Si trattava di una clausola fondamentale dell’accordo del 2015, che stabiliva: “L’Iran ribadisce che in nessuna circostanza cercherà, svilupperà o acquisirà armi nucleari”.

Ovviamente, e’ una bugia

Il problema, questa volta, è che nessuna delle due parti si fida dell’altra.

Gli iraniani nutrono una profonda diffidenza nei confronti degli Stati Uniti, ancor più di quanto non accadesse quando l’amministrazione Biden tentò di far rientrare l’Iran nell’accordo sul nucleare iraniano.

4) Ispezioni:

Il precedente accordo prevedeva un complesso regime di ispezioni condotto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Fino al momento del ritiro degli Stati Uniti, l’AIEA aveva certificato che l’Iran sembrava rispettare i termini dell’accordo, che venivano applicati anche da Russia e Cina.

Invece non era cosi.

All’epoca, il gruppo United Against Nuclear Iran dichiarò in un rapporto : “Il JCPOA non obbliga l’Iran a sottoporsi a ispezioni dell’AIEA, che possono avvenire ‘in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo’, presso impianti e siti militari in cui si sospetta si siano svolte attività nucleari.

Al contrario, l’Iran, recidivo nel violare i propri obblighi nucleari e internazionali, può ritardare le ispezioni di tali impianti fino a 24 giorni, concedendogli tempo prezioso per occultare le prove di attività nucleari clandestine”

Qualsiasi regime di ispezione previsto da un accordo con Trump dovrebbe essere più invasivo e includere elementi come la videosorveglianza dei siti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, oltre alla presenza di ispettori sul posto e Ispezioni improvvise nei siti.

5) Missili, droni e agenti per procura:

L’accordo del 2015 non ha affrontato il programma missilistico balistico iraniano né l’utilizzo di forze per procura per attaccare le forze americane nella regione.

Trump afferma che le capacità militari dell’Iran sono state talmente compromesse dall’Operazione Epic Fury che la questione non è più importante come un tempo.

Invece, non e’ così

Le forze iraniane dispongono ancora di capacità missilistiche sufficientemente forti e di un buon numero di droni d’attacco.

Pertanto, qualsiasi limitazione applicabile al programma missilistico iraniano, in particolare ai missili balistici intercontinentali a lungo raggio che potrebbero colpire gli Stati Uniti, rappresenterebbe un miglioramento rispetto al JCPOA.

6) Stretto di Hormuz:

E poi c’è una sfida importante di cui il Presidente Obama non ha dovuto preoccuparsi: riaprire lo Stretto di Hormuz e garantire che torni ad essere una via navigabile internazionale aperta e libera.

Non si tratta di una trattativa facile, perché, avendo scoperto che il controllo dello stretto, attraverso il quale transita il 20% del petrolio mondiale, è l’unica vera leva a disposizione degli Stati Uniti, l’Iran è restio a cederlo

Insomma, ci sono ancora molti punti da risolvere per rendere un eventuale accordo di Trump con l’Iran migliore e più efficiente di quello voluto da Obama nel 2015.

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Tags: BARACK OBAMADONALD TRUMPIN EVIDENZAIRANNUCLEARE
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