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Home L'Editoriale

Oggi tutti alle urne,la separazione delle carriere è una questione di civiltà

di Alessandro Scipioni
22 Marzo 2026
In L'Editoriale
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Oggi tutti alle urne,la separazione delle carriere è una questione di civiltà
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Oggi tutti alle urne, la separazione delle carriere è una questione di civiltà

Il referendum di domenica non è un semplice appuntamento elettorale: è una scelta di civiltà.

La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, insieme allo sdoppiamento del CSM e al sorteggio tra membri qualificati, rappresenta un passo necessario per restituire equilibrio al sistema giudiziario

Dopo anni di dibattiti e dopo letture illuminanti come quella citata dall’autore, appare assurdo che venga ancora considerato “

sbagliato”un meccanismo , il sorteggio , capace di impedire alle correnti di gestire il Consiglio Superiore della Magistratura come una proprietà privata.

Voterò Sì, ma non per appartenenza di schieramento

Voterò Sì perché mi fa schifo la campagna di chi ha scelto la strada opposta. Ogni posizione è legittima in democrazia, ma non si può stuprare la Costituzione ogni giorno invocandola a difesa.

Non si può demonizzare la convivenza civile che dovrebbe essere il suo fondamento, trasformando un referendum sul merito in una guerra di religione tra fascismo e antifascismo, ponte sullo Stretto o fiducia/sfiducia al governo.

Ci sono tante persone di sinistra coerenti che hanno portato avanti questa battaglia e che stimo profondamente

Paola Concia, Antonio Di Pietro: figure che hanno avuto il coraggio di ricordare che la separazione delle carriere era persino nel programma del governo Prodi. Qualcuno dovrebbe rileggere tutti i pronunciamenti della sinistra in favore di questa riforma, puntualmente rimangiati oggi per odio ideologico.

Perché non sono affatto soddisfatto dell’idea folle di andare a votare ai referendum solo per tesseramento. Si deve entrare nel merito

Molti italiani sono convinti che questa riforma “non li riguardi”. Sbagliano. Gli auguro di non avere mai a che fare con la macchina del sistema. Voterò Sì ricordando il caso Enzo Tortora: assolto in Cassazione, ma prima ammanettato, gettato in carcere, condannato in primo grado sulla base di illazioni e senza uno straccio di prova.

Messo alla gogna mediatica, malato di tumore, morto senza che nessuno potesse risarcire lui o la sua famiglia. Un colpevole deve pagare, certo. Ma deve esserci assoluta parità tra accusa e difesa, e il giudice deve essere davvero terzo

Come ha spiegato chiaramente Marco Rizzo, leader di Democrazia Sovrana Popolare: “Voterò certamente sì. La separazione delle carriere è un segnale per la politica e per il protagonismo del popolo”. E ancora, ribaltando chi dice “voto no perché politica e magistratura devono restare separate”: “Proprio per questo devi votare sì. Da troppo tempo le correnti hanno influenzato la politica italiana”.

Rizzo, ex comunista, non ha dubbi: il sorteggio al CSM serve proprio a spezzare quel potere delle correnti che ha trasformato la magistratura in un corpo separato, spesso in supplenza della politica

A queste riflessioni si uniscono le parole sofferte di chi ha pagato sulla propria pelle le storture del sistema attuale. Alessandra Verni, mamma di Pamela Mastropietro ,vittima del più efferato femminicidio della storia recente italiana, ha espresso nei suoi interventi pubblici un dolore profondo per le mancate tutele, le indagini lacunose e una giustizia che non ha saputo dare risposte adeguate né prevenzione né riparazione piena.

La sua denuncia costante richiama l’urgenza di un sistema più equilibrato, dove l’accusa non prevalga sistematicamente e il contraddittorio sia reale, per non lasciare mai più famiglie sole di fronte a fallimenti istituzionali

Allo stesso modo, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, il cui caso irrisolto da oltre quarant’anni rappresenta l’emblema della mancata giustizia, tra depistaggi, silenzi istituzionali e assenza di verità , ha più volte sottolineato come la persistenza di poteri opachi e di una magistratura non sufficientemente autonoma dalle influenze esterne impedisca la ricerca della verità.

Il suo appello costante alla trasparenza e all’imparzialità rafforza l’idea che la separazione delle carriere e lo spezzare il monopolio delle correnti non indeboliscano la giustizia, ma la rendano più credibile, efficace e vicina ai cittadini

Questi non sono casi isolati: sono ferite aperte nella coscienza collettiva italiana. Votare Sì significa anche dire basta a un sistema che lascia troppe famiglie senza risposte, senza equità e senza fiducia. Non per partigianeria, ma per civiltà: una giustizia terza, paritaria e impermeabile alle correnti è l’unico modo per onorare le vittime e prevenire nuove ingiustizie.

Voterò Sì perché non sopporto più che un referendum si riduca a uno scontro tribale

La Costituzione non nasceva per dividere sistematicamente gli italiani in sistemi di odio fratricida. Nasceva per creare un grande ombrello di convivenza civile protettivo. Il tentativo di aprire costantemente una guerra civile fra di noi, di delegittimarci, di detestarci a fini elettorali è vomitevole. Questo sì che è criminale e nemico della Costituzione, dell’Italia e del popolo italiano.

Perciò voterò convintamente Sì

Anche per un’appartenenza, se vogliamo. L’appartenenza a quelle persone che si documentano, decidono nel merito e accettano di volere solo una grande divisione nel contesto della democrazia: non voler avere niente a che fare con quello schieramento che vive per odiare il proprio vicino, che vota per odio e non per una prospettiva.

Oggi e domani.tutti alle urne

Non per un partito, non per un leader, ma per una giustizia più giusta. Per un’Italia più civile. Per dire basta una volta per tutte alla gogna, alle illazioni e alle carriere politicizzate. Il resto è solo rumore di fondo.

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Tags: MAGISTRATURAPRIMO PIANOREFERENDUMSeparazione delle carriere dei magistratoSi
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