Le Olimpiadi 2026 made in Italy
Venerdi sera abbiamo assistito a una cerimonia che è stata molto più di un rito olimpico, un racconto di identità, memoria e orgoglio italiano.
Mi sono ritrovata sul divano, in silenzio, con la televisione accesa sull’apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina. Pensavo di guardarla distrattamente, e invece mi sono sorpresa commossa ed emozionata, come succede quando l’Italia riesce a mostrarsi nella sua parte migliore
L’arrivo del Presidente della Repubblica in treno mi è sembrato una scena geniale e simbolica, un’Italia che avanza sui binari della sua storia, moderna ma rispettosa delle radici.
In quella metafora, un perfetto Valentino Rossi al comando, che rappresenta la velocità, il talento, l’audacia italiana al servizio del Paese
Quando Laura Pausini ha cantato l’inno di Mameli, sono arrivati i brividi. Non era solo musica, era memoria, appartenenza, storia che vibra.
Ho ascoltato con attenzione il discorso di Giovanni Malagò e non mi è apparso solo come un testo istituzionale, ma soprattutto mi é sembrato una dichiarazione affettuosa verso un Paese che spesso critichiamo e, proprio per questo, profondamente amiamo.
Nelle sue parole ho sentito l’orgoglio dichiarato e non trattenuto di chi conosce le fragilità e le grandezze della nostra identità.
Ho osservato lo sguardo del Premier, Giorgia Meloni, non rigido, non politico, ma umano
Gli occhi lucidi, l’applauso sentito per i nostri atleti. In quel momento non ho visto schieramenti, ma una donna che rappresenta un Paese e ne sente il peso e l’emozione.
E poi..
Rivedere Deborah Compagnoni e Alberto Tomba è stato come fare un tuffo nella mia gioventù, e in quella di tutti noi della stessa generazione. Erano i nostri eroi sugli sci, i volti di un’Italia sportiva che ci faceva sognare e ci univa da ragazzi davanti allo schermo.
La loro presenza ha riportato indietro il tempo e ha riacceso una memoria collettiva potente
Abbiamo visto sfilare la parata degli atleti, cosi felici! Quel giovane italiano che ha gridato alla telecamera “ciao mamma” mi ha fatto ridere e intenerire insieme. In quel gesto c’era tutta l’Italia, affettuosa, irriverente, visceralmente legata alle proprie madri.
È arrivato quindi il balletto di Sabrina Impacciatore, meravigliosa ragazza di 57 anni, sorprendente, ironica, delicata, autentica
Non perfezione patinata, ma verità scenica. Un momento che ha raccontato un’Italia capace di ridere di sé e, allo stesso tempo, di elevarsi.
Le parole della splendida Charlize Theron hanno poi aperto una finestra sul mondo, uno sguardo internazionale che ha riconosciuto all’Italia non solo il talento sportivo, ma la capacità di ispirare e creare bellezza condivisa.
Ogni dettaglio ha trasformato la cerimonia in qualcosa di solenne e universale, ricordando che l’Italia parla al mondo attraverso la cultura prima ancora che attraverso lo spettacolo
In un tempo in cui spesso ci sentiamo divisi o disillusi, ieri sera ho percepito un’Italia capace di ritrovarsi.
Entusiasmo.
Felicità.
Sfida.
Non contro qualcuno, ma con noi stessi.
Ieri il mondo ha guardato l’Italia con grande orgoglio e forse anche con un pizzico di invidia. E penso a tutti gli italiani nel mondo che si sono sentiti fieri delle loro origini, li immagino con orgoglio sostenere a gran voce: “Guardate, questa è l’Italia!”.
E anche qui, tanti di noi, davanti a quello schermo, si sono sentiti silenziosamente, gioiosamente, profondamente, orgogliosi di essere italiani.
Forza Azzurri!
