LA TOSCANA TARTASSATA DALLA SINISTRA
La cosiddetta tassa sulle antenne nasce come proposta, ed è bene dirlo subito: ci auguriamo che resti tale e non diventi mai realtà, come purtroppo è accaduto con il consorzio di bonifica.
Anche quello doveva essere uno strumento tecnico, quasi neutro, e si è trasformato in un prelievo stabile, opaco, scollegato dalla qualità dei servizi resi
L’esperienza insegna che in Toscana nulla è più definitivo di una tassa presentata come temporanea o “di scopo”.
Questa nuova idea fiscale non è un incidente isolato, ma il sintomo di una difficoltà strutturale di bilancio che la Regione affronta nel modo peggiore possibile: inventandosi balzelli invece di rimettere mano alla spesa. Quando mancano risorse, la giunta non taglia, non razionalizza, non elimina sprechi. Salta direttamente alla fase finale: tassare ancora.
Che si tratti di antenne, consorzi, addizionali o ticket, la logica non cambia
La pressione fiscale regionale è già ai massimi livelli consentiti. Addizionale Irpef al massimo, bollo auto tra i più alti, ticket sanitari pesanti, prelievi indiretti che colpiscono famiglie e imprese in modo silenzioso ma costante. A fine anno il risultato è chiaro: meno reddito disponibile, meno consumi, meno investimenti.
Eppure, nonostante l’aumento continuo delle entrate, la qualità dei servizi non migliora
Anzi, peggiora.
Qui sta la lezione liberale che la Toscana sembra aver dimenticato: dove aumenta la pressione fiscale intestata ai servizi, nel medio e lungo periodo i servizi stessi sono destinati a peggiorare. Non perché manchino i soldi, ma perché viene meno ogni incentivo all’efficienza, alla responsabilità, alla misurazione dei risultati.
Quando l’ente pubblico sa che potrà sempre chiedere un altro contributo, un’altra tassa, un altro ticket, la qualità diventa un dettaglio secondario
Il paradosso è che tutto questo avviene mentre la regione affronta crisi economiche reali: cassaintegrati, imprese che chiudono o delocalizzano, giovani qualificati che se ne vanno. La risposta del campo largo non è creare un ambiente favorevole al lavoro e all’impresa, ma moltiplicare i prelievi e distribuire promesse. Non si tagliano le tasse, si inventano.
Non si riorganizza la macchina pubblica, si aggiungono strutture simboliche, come l’assessorato alla felicità, mentre si bloccano risorse dove servirebbero davvero
La Toscana sta lentamente trasformandosi in una caricatura di se stessa: più regole, più tasse, più principi scritti e meno risultati concreti. Una regione che eleva nuovi diritti a statuto e poi tassa chi dovrebbe renderli effettivi.
Una regione che predica innovazione e penalizza le infrastrutture
Una regione che, per eccesso di statalismo e controllo, rischia di diventare una sorta di Corea del Nord europea, dove tutto è pianificato, regolato e tassato, ma nulla funziona davvero.
Così proprio non si va
E se i toscani continueranno a considerare il voto amministrativo come un’eredità da tramandare, invece che come uno strumento per cambiare direzione, il conto finale non sarà solo più salato. Sarà irreversibile.

