Non è una finale, è geopolitica: il calcio ai tempi dei nuovi mercati
Non parlo di calcio. Ci sono persone più titolate di me per farlo. Mi guardo bene da entrare nei tecnicismi da radio sportive o da trasmissioni TV
Fosse mai che volessi discutere di Fiorentina ché forse si salverà (e menomale) ma è argomento scivoloso.
Vorrei parlare di una finale però, di una partita che tanto sta facendo discutere gli appassionati del pallone ma che a me ha stimolato alcune riflessioni, che poco hanno a che vedere con il gioco più bello del mondo come dicono i tifosi e tanto interessano questioni più grandi e nobili, come la geopolitica, l’economia globale. I nuovi mercati.
Vorrei parlare di una finale però, di una partita che tanto sta facendo discutere gli appassionati del pallone ma che a me ha stimolato alcune riflessioni, che poco hanno a che vedere con il gioco più bello del mondo come dicono i tifosi e tanto interessano questioni più grandi e nobili, come la geopolitica, l’economia globale. I nuovi mercati.
Nel 2030 il Marocco organizzerà i mondiali di calcio
L’altro giorno a Rabat si è giocata la finale della Coppa d’Africa propedeutica a quello che sarà il più grande spettacolo sportivo del pianeta tra quattro anni.
Ecco
Non so se avete visto quello che è successo, tra arbitri spudoratamente di parte, rigori dati alla squadra di casa, nazionali che si sono ritirate negli spogliatoi, invasioni di campo e botte sugli spalti. Un’organizzazione dove la politica ha potuto più del gioco, dove Infantino ha allargato platee commerciali e sportive in nome del merchandising e dei diritti televisivi ma che ha snaturato completamente lo sport, la passione.
Paesi a democrazia limitata che grazie al pallone si affacciano su palcoscenici continentali mettendo sotto il tappeto diritti civili e sportivi
Il Quatar di anni fa che si compra il mondiale con i petrodollari e il Marocco oggi che grazie alla competizione calcistica più importante si compra il viatico per una globalizzazione che fino ad oggi l’aveva tenuta fuori dal novero dei Paesi che contano o che credono di contare.
Cosa meglio del calcio? Cosa meglio di fare vedere in mondovisione lo stadio dai marmi lucenti progettato da chissà quale archistar
Con i diritti così e così, con la FIFA che benedice remunerata con la rovesciata che purifica con la coppa alzata che fa dimenticare quello che è successo prima.
Anche in Argentina nel ’78 certo
Ma almeno c’era la consapevolezza a livello globale di quello che succedeva. E soprattutto era chiaro il progetto e sapevamo sostanzialmente chi fossero i buoni e chi i cattivi. Adesso è tutto più difficile.
Come sbagliare un rigore all’ultimo minuto e picchiarsi in sala stampa tra giornalisti come in un saloon.
Perché i soldi hanno fatto diventare globale il pallone ma oggi non siamo più a commentare Maradona che prende la palla, scarta tutti e la mette in rete ma siamo a commentare la Rete che tutto amplifica e rimanda in ogni dove l’immagine di uno sport che sono riusciti a rovinare
Per i soldi, per i nuovi mercati, per lo streaming che tutto uccide. Non più calcio ma un enorme wrestling di tatuati e calciatori influencer.
Hanno vinto loro
Baggio adesso, con questa gente, farebbe la panchina.
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