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Home Politica

Scuola e dimensionamento, il dibattito tra allarmi odierni e scelte del passato

di Alessandro Scipioni
13 Gennaio 2026
In Politica
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Scuola e dimensionamento, il dibattito tra allarmi odierni e scelte del passato
Il tema del dimensionamento scolastico è tornato al centro del confronto politico, accompagnato da toni allarmistici e accuse di nuovi tagli al sistema dell’istruzione.

Tuttavia, per comprendere davvero la portata delle scelte attuali, è necessario collocare il dibattito in una prospettiva storica più ampia, evitando letture parziali e ricostruzioni selettive

Negli ultimi anni il sistema scolastico italiano è stato interessato da un lungo processo di razionalizzazione che non nasce oggi.

Accorpamenti di istituti, riduzione delle autonomie scolastiche e contrazione delle strutture amministrative sono il risultato di politiche avviate ben prima dell’attuale fase, in particolare durante i governi di centrosinistra che hanno guidato il Paese nell’ultimo decennio

In quegli anni, il contenimento della spesa pubblica e le esigenze di bilancio portarono a interventi strutturali profondi, spesso giustificati come necessari per rendere più efficiente l’organizzazione della scuola.

La stagione delle riforme legate alla cosiddetta “Buona Scuola” e alle politiche di spending review ha segnato un punto di svolta: il dimensionamento è diventato uno strumento ordinario di gestione del sistema, fondato prevalentemente su parametri numerici e demografici

Le conseguenze sono state evidenti soprattutto nei territori più fragili, dove la riduzione delle autonomie scolastiche ha inciso sull’organizzazione e sulla governance degli istituti.
Eppure, in quel periodo, non si registrarono prese di posizione altrettanto forti né proteste istituzionali di rilievo da parte di chi oggi denuncia un presunto smantellamento della scuola pubblica.

È proprio questo scarto tra passato e presente a rendere il dibattito attuale particolarmente controverso

Le critiche rivolte oggi all’intervento statale appaiono infatti scollegate da una memoria coerente delle scelte compiute negli anni precedenti.
Parlare di “tagli” come se si trattasse di una novità assoluta rischia di oscurare il fatto che il processo di razionalizzazione è stato avviato e consolidato da governi che facevano capo allo stesso fronte politico che oggi alza i toni dello scontro.

Va inoltre ricordato che l’attuale riorganizzazione si inserisce in un quadro vincolato da impegni assunti a livello europeo

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, definito dal precedente esecutivo, prevede una revisione dell’assetto amministrativo delle istituzioni scolastiche, con l’obiettivo di razionalizzare la gestione senza intervenire sulla presenza dei plessi sul territorio.

Si tratta quindi di un passaggio che, al di là delle letture politiche, risponde a obblighi già formalizzati

Sul piano istituzionale, la legittimità di queste scelte è stata più volte confermata anche in sede giudiziaria, a fronte di proroghe e margini di flessibilità concessi alle Regioni prima di eventuali interventi sostitutivi.
Un elemento che ridimensiona la narrazione di decisioni imposte senza confronto e senza rispetto delle autonomie locali.

In questo contesto, l’atteggiamento assunto oggi da una parte della classe dirigente locale, e in particolare dalla sindaca Funaro, solleva interrogativi sulla coerenza politica

La difesa della scuola pubblica è un obiettivo condivisibile, ma richiede un’analisi onesta delle responsabilità accumulate nel tempo.
Ignorare o rimuovere il ruolo avuto dai governi di centrosinistra nelle politiche di riduzione e accorpamento rischia di trasformare una questione complessa in uno scontro ideologico, più utile alla propaganda che alla costruzione di soluzioni efficaci per il futuro del sistema scolastico.
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Tags: FUNAROIN EVIDENZAPDSCUOLATAGLI
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