LA GIACCA TORNA SEMPRE SUL LUOGO DEL DELITTO

LA GIACCA TORNA SEMPRE SUL LUOGO DEL DELITTO

Ennesima rapina in centro a Firenze. Ormai è un cliché noto al quale ci stiamo purtroppo abituando.

Giovedì pomeriggio, sulle rampe del parcheggio bici vicino alla stazione di Santa Maria Novella

Un ragazzo di 15 anni viene avvicinato da un coetaneo praticamente: un 17enne di nazionalità tunisina, che tira fuori dalla manica un coltello lungo 20 centimetri e gli intima di consegnare tutto: il giubbotto , un Blauer, il telefono, un iPhone, e il portafogli. Il quindicenne, terrorizzato, obbedisce. Tornato a casa, racconta tutto al padre, che sporge denuncia alla Polfer di Santa Maria Novella.

Qui arriva il dettaglio che rende il caso quasi surreale: il giorno dopo, la polizia rintraccia il sospettato alla stessa ora e nello stesso luogo, con ancora indosso il giubbotto e in possesso del telefono sottratti il giorno prima.

Il coltello lo nascondeva in un calzino

Non è scappato da Firenze, non ha cambiato zona: è tornato esattamente nel punto della rapina, vestito con la refurtiva, come se nulla fosse. Sarebbe opportuno chiedersi il perchè, ma la risposta e ovvia quanto disarmante.

Il senso di impunità che gli ha fatto credere di essere irraggiungibile, un impunità data dalla tolleranza istituzionale e dalla noncuranza dei segnali di degrado

Ma l’impunità percepita pwr i furti non perseguiti, lo ha fatto cadere nell’errore che potesse essere applicata alche per rapina e minaccia.

E questo errore di valutazione ha fatto si chr per lui sia scattato il fermo per indiziato di delitto, convalidato dal gip, con trasferimento all’Istituto Penale per Minorenni di Firenze. Giubbotto, telefono e portafogli sono stati restituiti al ragazzino

I fatti sono questi, confermati dal comunicato ufficiale della Questura di Firenze: stessa dinamica, stessa nazionalità dichiarata dalle fonti di polizia, nessuna discrepanza tra le due versioni. Non è una “matrice etnica” costruita a tavolino: è la nazionalità riportata nell’unico documento che conta, quello della Polizia di Stato.

E non è nemmeno un caso isolato da liquidare come increscioso incidente

È la stessa zona — Santa Maria Novella, le rampe, i sottopassi, la stazione delle tramvie — dove un mese dopo un’altra rapina a mano armata porta in manette un altro diciassettenne, stavolta albanese, per un colpo identico nel metodo: coltello, minaccia, fuga sul mezzo pubblico.

È la stessa zona dove a marzo un ventenne marocchino strappa una collana d’oro e picchia chi cerca di riprendersela, salvo poi proporre alla vittima di “ricomprarsela” per 10 euro

È la stessa zona dove un diciottenne marocchino senza fissa dimora colleziona rapine in serie nel giro di poche settimane, dal centro storico a Peretola.

Chi vuole continuare a chiamarlo “fenomeno territoriale legato alla densità urbana” deve spiegare una cosa semplice: perché la densità urbana, da sola, non spiega mai chi sia la mano che tiene il coltello.

Un minorenne che rapina sotto minaccia d’arma e poi si rifà vedere il giorno dopo nello stesso posto, vestito con la giacca della vittima, non è una statistica sulla movida

È un ragazzo di diciassette anni che ha già imparato, prima ancora di compiere la maggiore età, che a Firenze si può girare con un coltello da 20 centimetri e rischiare, nel peggiore dei casi, qualche mese in un istituto minorile. Il problema non è la stazione. È chi continua a far finta che la stazione non abbia un problema.

Leggi anche:

SEGUICI SU GOOGLE

Exit mobile version