La Guerra che sta re-immaginando il Mondo

La Guerra che sta re-immaginando il Mondo.

Il Medio Oriente non è mai stato un semplice scacchiere regionale. È la sala macchine dell’ordine monetario ed energetico globale.

Mentre le bombe cadono e i droni solcano i cieli, una domanda fondamentale si impone, silenziata dal rumore della cronaca: chi, tra Occidente e il blocco BRICS+, sta traendo un vantaggio strategico da questa nuova, devastante fase di conflitto?

​La risposta non è semplice, né immediata, e richiede di guardare oltre le alleanze di facciata, dritto al cuore del

sistema finanziario.
​Per decenni, la strategia USA in Medio Oriente è stata chiara. Si cercava di garantire la stabilità dei flussi petroliferi in cambio degli scambi rigorosamente in dollari. Oggi, questo paradigma è sotto assedio.

L’Occidente, a trazione statunitense, si trova di fronte a un dilemma paralizzante.
​Sostenere Israele e, contemporaneamente, tentare di “contenere” l’Iran, ha un costo esorbitante

Non si tratta solo di miliardi in aiuti militari, ma di un capitale politico che si sta rapidamente erodendo. La protezione che gli USA promettevano ai loro storici alleati del Golfo, in primis Arabia Saudita ed Emirati Arabi, si è rivelata bucata di fronte agli attacchi alle infrastrutture energetiche.

​E sono proprio i Paesi alleati degli USA che subiscono le maggiori perdite economiche alle loro raffinerie

Questa continua catena di attacchi anziché cementare l’alleanza, sta spingendo i paesi del Golfo a cercare sicurezza altrove.

​Dall’altra parte della barricata, il blocco BRICS+ (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, a cui si sono recentemente uniti proprio Iran, Emirati, Etiopia, Egitto, con l’Arabia Saudita alla finestra) sta osservando, e agendo. Per loro, il conflitto è un’acceleratore di processi geopolitici già in atto.

​La Cina e l’India non hanno bisogno di invadere militarmente il Golfo per estendere la loro influenza

Lo fanno con i contratti energetici denominati in Yuan e Rupie. Il passaggio storico dell’Arabia Saudita e degli Emirati ad accettare valute diverse dal dollaro per il loro petrolio è il colpo più duro inferto all’egemonia USA dagli anni ’70. Questo non è un semplice cambio di valuta ma la fine della domanda artificiale di dollari che ha permesso agli USA di finanziarsi a debito infinito.

Mentre l’Occidente si isola sanzionando e minacciando, la Cina si pone come il mediatore pacificatore, come accaduto con l’accordo Iran-Saudita del 2023

Questo attira i paesi del Golfo, stanchi di essere usati come pedine in guerre per procura.

Quindi Il Medio Oriente in fiamme avvantaggia l’Occidente?

La risposta è un NO secco. L’instabilità aumenta i prezzi dell’energia, indebolisce il dollaro e frammenta le alleanze storiche.

​L’attuale conflitto avvantaggia invece enormemente i BRICS+. Il caos accelera la de-dollarizzazione e spinge i paesi produttori nelle braccia di Pechino e Nuova Delhi, unici attori capaci di garantire un mercato d’esportazione stabile e relazioni basate sul pragmatismo economico, non sull’imposizione ideologica

​La guerra attuale non è tra Israele e l’Iran, né tra USA e Iran.

È la guerra per l’eredità del Petrodollaro.

E l’Occidente, aggrappato a vecchi schemi di potere militare, sta perdendo la battaglia più importante, che e’ per la fiducia nel suo sistema economico-finanziario-industriale.

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