LA LEGA A ROCCARASO: FRA LA PASCALE E IL GENERALE VANNACCI
Non c’è dubbio che in questi giorni la Lega di Matteo Salvini stia attraversando un momento assai vivace, tra confronto di idee e persone, ma anche di conflitti reali o potenziali dagli esiti imprevedibili, come le ipotesi di uscire adombrate dal Generale Vannacci.
E’ il sale della democrazia – viene detto da qualche parte – che dimostra che il partito è vivo e vegeto e in salute
Ed è assolutamente vero per quanto riguarda i confronti di idee. Le ventilate ipotesi scissioniste, invece sono da maneggiare con cura. Se non opportunamente gestiti, questi potenziali conflitti rischiano invece di indebolire il partito piuttosto che rafforzarlo.
E non è una questione di percentuali di consenso, ma semmai di contenuti e metodi da sintetizzare e armonizzare. In ogni caso, a parere di chi scrive, quando diverse sensibilità si incontrano, si confrontano e si scontrano è sempre un bene per un partito piuttosto che cedere alle tentazioni del centralismo democratico di una linea che mai si mette in discussione e di arconti che tacciano di eresia tutti coloro che contribuiscono ad arricchire idee, contenuti e programmi.
Naturalmente, il primo elemento che viene alla luce se si osservano questi ultimi giorni leghisti, è la presenza di Francesca Pascale – ex fidanzata di Silvio Berlusconi – alla kermesse di Roccaraso. I temi portati dalla Pascale, come noto e ampiamente annunciato, sono temi estremamente sensibili e divisivi soprattutto in un palco come quello della Lega. E, infatti, la presenza della Pascale aveva suscitato polemiche nella parte più conservatrice del partito.
Si tratta dei c.d. diritti civili con riferimento in particolare al riconoscimento delle coppie omosessuali, al matrimonio egualitario al diritto di adottare figli ecc., oppure alla controversa questione del fine vita
Su questo la Pascale è molto “progressista” e, a ben vedere, va a intercettare una linea che nel partito esiste ed è rappresentata in particolar modo dall’area Zaia che proprio qualche settimana fa aveva lanciato una specie di “manifesto” politico che invocava maggiore apertura della destra su tali argomenti.
Temi scottanti su cui l’ala liberale del partito si deve confrontare con quella più conservatrice che invece da quell’orecchio proprio non ci sente.
Eppure, nonostante gli annunci di polemiche, queste non si sono verificate affatto, dimostrando la Lega una apertura al dialog molto maggiore – per stessa ammissione della Pascale – rispetto ai partiti di sinistra nei quali lo spazio per il confronto è chiuso da una weltanschauung chiusa e autoreferenziale.
Unica polemica, quella aperta da Jacopo Conghe, portavoce del Movimento Pro-Life che lamenta una sorta di censura ai propri danni, allorché intendeva rispondere alla Pascale sui suddetti temi e dice di essere stato a ciò impedito dalla rapidissima chiusura del panel di confronto da parte del moderatore
Non si sa se ciò corrisponda a verità o se altri siano i motivi per cui si è proceduto alla chiusura del dibattito.
Sul punto specifico, chi scrive – giusto per essere chiari- appartiene senz’altro alla parte più consevatrice ed esprime una netta contrarietà, per motivi personali e politici, alle posizioni progressiste della Pascale. E certamente se quanto afferma Conghe fosse vero, sarebbe un peccato non aver dato la possibilità di una replica.
Però, del pari, non può che notarsi che le posizioni ancorché divisive abbiano il pregio, nel loro essere controverse, di vivacizzare il dibattito e il confronto interno, cosa che si vede sempre più di rado nei partiti moderni
E, per questo motivo, v’è da apprezzare chi ne fa tesoro, e possibilmente sintesi con spirito democratico e con critiche fondate sui contenuti piuttosto che sugli slogan.
Dal lato opposto – invece – quello ultraconservatore, più che la contrarietà alle aperture “liberali” invocate da una certa area di partito, spicca naturalmente l’incertezza su ciò che deciderà di fare il Generale Vannacci. È infatti un po’ di tempo che il Generale pare aver alzato l’asticella dello scontro interno, a partire dal rifinanziamento degli aiuti all’Ucraina per finire proprio a ipotesi di una nuova formazione politica sul modello dell’AFD tedesca, che si porrebbe a destra di Lega e Fratelli d’Italia
Salvini ha risposto chiaramente che fuori dalla Lega c’è il deserto e sebbene abbia chiarito che non si riferisse al Generale, il riferimento appare piuttosto chiaro. Inoltre, dal partito si fa sapere che “la Lega è una e indivisibile”. E, anche in questo caso, non si sa se sia un auspicio o una constatazione.
Invero, cosa accadrà nella Lega è, ad oggi, una circostanza ancora piuttosto incerta, avvolta in un mistero che si auspica non abbia esiti traumatici
Da un lato, infatti, la presenza del Generale ha sempre costituito un punto interrogativo, nonostante la tutto sommato fresca investitura a vice-segretario. I contenuti da lui espressi sono assai forte, di una destra molto marcata (alcuni, la definiscono estrema destra) che il Generale ha il pregio di perseguire con coerenza e determinazione.
Ma la poltica non è un battaglione dell’esercito
E certi contenuti se sbagliati nella forma, vengono respinti anche nella sostanza. Quindi occorre procedere con una certa cautela.
Se quanto sta portando avanti Vannacci sia sufficiente per dare respiro a un nuovo soggetto politico che vada oltre la popolarità del personaggio non è chiaro. Certo è che la struttura che sta mettendo in piedi il Generale con le varie articolazioni associative territoriali lasciano intendere che la direzione sia quella di fare il salto e certamente la Lega questo problema se lo deve porre.
Per la verità, non solo la Lega, ma invero, tutto il centro destra.
Una nuova formazione di Vannacci potrebbe infatti portare via una quota di elettorato, quanto rilevante non è dato sapere, che ad oggi si dichiara scontento e deluso dalle attuali politiche del Governo italiano, in particolare su alcune tematiche ritenute identitarie (sicurezza, immigrazione, Europa).
D’altro canto, anche il Generale deve riflettere attentamente su ciò che vuole fare, perchè la boutade di contestazione aperta fuori Montecitorio in occasione dell’approvazione del Decreto Ucraina è stata un evidente flop, così come un flop è stata la campagna elettorale in Toscana
Insomma, spunti di riflessione per tutti ve ne sono, nella speranza che l’esito sia quello più favorevole a una proposta di Governo che nel 2027 possa vincere le elezioni senza dare respiro a una sinistra ormai in stato catalettico.

