Tutto sommato la soluzione più conveniente, non quella giusta, ma quella conveniente

Tutto sommato la soluzione più conveniente, non quella giusta, ma quella conveniente.

Attaccare gli Ayatollah non avrebbe posto ad un cambio di regime, comunque non auspicabile, il regime avrebbe attaccato a sua volta le basi americane, avrebbe forse attaccato anche Israele, che a sua volta avrebbe reagito duramente, sarebbero aumentate le violenze sugli oppositori, ci sarebbero state altre vittime, tante altre vittime ancora

Insomma, ci sarebbe stata un escalation con conseguenze impossibili da prevedere.

Un regime change, senza un ricambio credibile di leadership, avrebbe portato il caos, disordini, violenze e instabilta’ in un paese vastissimo come l’Iran, che avrebbero contaminato tutto il Medio Oriente.

Meglio un regime degli Ayatollah in una situazione di debolezza tale da non poter rappresentare più una minaccia per Israele e gli interessi americani nella regione, piuttosto che il caos totale.

E noi occidentali abbiamo precedenti che dovremmo ricordare come l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria, la Libia

Certo, la partita non e’ chiusa, in qualsiasi momento le tensioni fra Stati Uniti, Israele e Iran possono riemergere ancora più forti di quanto lo siano state fino ad ora.

La decisione del Presidente Trump di sospendere, per il momento, i piani d’attacco contro l’Iran, e’ stata la scelta più saggia.

Fermo restando che l’opzione militare rimane sempre sulla sua scrivania.

Ma dobbiamo ficcarci nella testa che non possiamo più andare in giro per il mondo a buttare giù i regimi che non ci piacciono, non possiamo “democratizzare” tutto il mondo, e dobbiamo capire che sono finiti i tempi delle guerre “umanitarie” di clintoniana memoria

Purtroppo, non possiamo salvare tutte le persone che vengono ammazzate dai regimi in tutto il mondo.

In politica estera, soprattutto quando ci sono crisi internazionali, devono sempre prevalere ragioni di realpolitik

E così sia.

Leggi anche:
Exit mobile version