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Home Politica

Vengo anch’io… No, allora io no!

di Alessandro Scipioni
30 Novembre 2025
In Politica
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sinistra
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Vengo anch’io… No, allora io no!
Elly Schlein è riuscita veramente a farsi male da sola con questa storia dell’invito ad Atreju, la festa nazionale di Fratelli d’Italia.

Il suo comportamento è stato grottesco ed assurdo, perché decidere di non presentarsi l’ha sicuramente delegittimata come leader, evidenziando divisioni interne a un “campo largo” che ha davvero difficoltà a definirsi e a decollare per l’individuazione di un leader credibile

È ovvio che non poteva sperare che Giorgia Meloni cadesse nella stupida trappola di renderla il suo unico interlocutore, togliendole le castagne dal fuoco sul problema della leadership interna. Giustamente, ha sottolineato la premier, che non spetta a lei soddisfare i desideri di chi si autoproclama leader dell’opposizione.

Ma il problema è estremamente più profondo

Al di là della frase istituzionalmente corretta della Meloni, il ragionamento politico è ovvio: proprio la donna forte di destra avrebbe potuto legittimare la Schlein chiamandola come leader unico dell’opposizione alla festa.

Ma perché avrebbe dovuto farlo?

Da leader si trova giustamente avvantaggiata all’interno della propria coalizione. Un invito del genere da parte di Giorgia Meloni avrebbe delegittimato gli altri. Ma se la segretaria di un partito non riesce a trovare la via per essere leader nel discorso del proprio schieramento, per quale motivo chi è dall’altra parte dovrebbe aiutarla a farlo?La reazione della Schlein è stata davvero assurda.

Non vede che cosa ha ottenuto?

E soprattutto ha indispettito Giuseppe Conte, non nascondendo che l’indignazione nasceva proprio dal fatto che veniva invitato anche lui. In poche parole, la segretaria dem ha preso due piccioni con una fava, però in senso contrario ai propri interessi di leader politico: ha prima di tutto delegittimato la propria figura di leader ed è riuscita a mettere ancora in discussione la solidità di quel campo largo che dovrebbe rappresentare l’alternativa.

Quindi, oltre ad aver colpito il suo personale prestigio, è riuscita a colpire anche il prestigio di una farraginosa alleanza, che avrebbe bisogno di credibilità

E qui entrano in scena le critiche al vetriolo da parte di Rocco Casalino, ex portavoce di Conte, che non ha risparmiato bordate alla Schlein, accusandola di aver “sbagliato tutto” e di essersi comportata come una “radical chic” supponente. In un post sui social, Casalino ha affondato il colpo: “Schlein ha sbagliato tutto. Il punto non è solo l’offesa agli alleati.

È l’occasione persa per il Paese

Pensava di usare il giochino del format a due per imporsi come leader dell’opposizione. Ma la leadership non si autoproclama, non si impone con un artificio tecnico. La leadership ti viene riconosciuta da una comunità politica. Ha confermato l’immagine di un Pd supponente, radical chic, che guarda gli altri dall’alto in basso, finendo per offendere gli alleati. Ma soprattutto ha buttato via l’occasione di mettere davvero in difficoltà la Meloni sul suo fallimento: economia ferma, Pil allo zero virgola, industria in negativo e pressione fiscale in aumento. Schlein ha messo sullo stesso piano Conte –,due volte premier ,come fosse un Salvini qualsiasi.

E se n’è uscita dicendo che “possiamo anche portare Fratoianni e Bonelli”, come se fossero figure accessorie, quasi dei sottoposti. È un atteggiamento che irrita le basi di quelle forze e che non costruisce leadership”

Ancora più significativo è il contrasto con le dichiarazioni di Giuseppe Conte, che – pur esprimendo dispiacere per il ritiro della Schlein – ha confermato la sua presenza ad Atreju, sottolineando l’opportunità persa per un confronto congiunto e rendendo la posizione della dem ancora più isolata e critica. Conte ha dichiarato: “Confermo la mia disponibilità. Mi dispiace che Schlein, saputo della mia presenza, abbia preferito ritirarsi. Insieme avremmo potuto incalzare la presidente del Consiglio su temi fondamentali come l’economia e la pressione fiscale”.

E ha aggiunto, ribadendo la sua apertura:

“Dico a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia: “Io ci sono”. Sono disponibile a fare questo confronto in casa vostra, valutate voi”. In sintesi, mentre Conte si presenta come pronto al dibattito “in trasferta”, la Schlein opta per il “no, allora io no”, finendo per apparire come la grande assente in una partita che poteva rafforzarla.

Certo, c’è da dire: la destra in Italia ha due donne che la garantiscono

La capacità di Giorgia Meloni, e l’incapacità della segretaria democratica.
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Tags: AtrejuCONTEElly SchleinGIORGIA MELONIIN EVIDENZA
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