Venezuela: Londra, Parigi, Vienna, Berlino e Madrid riconoscono Guaidò

Riconoscimento ufficiale da parte di Gran Bretagna, Francia, Austria, Germania, Olanda e Spagna per Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela, fino alle prossime elezioni presidenziali. Annunci in tal senso sono stati fatti, quasi in contemporanea, dal premier spagnolo Sanchez, dal cancelliere austriaco Kurz e dai ministri degli esteri di Parigi, Le Drian, e di Londra, Jeremy Hunt, mentre Parigi dà legittimità a Guaidò di indire le elezioni presidenziali. Stamattina scade l’ultimatum europeo al presidente Nicolas Maduro.

Non ci può essere incertezza nè esitazione nella scelta tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza”, dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo senso di responsabilità e chiarezza in Italia per il Venezuela su una linea condivisa con gli alleati e i partner europei.

Maduro spiega di aver scritto al Papa. “Ho inviato una lettera a papa Francesco- ha detto in una intervista a Sky TG24 – spero che sia in viaggio o che sia arrivata a Roma, al Vaticano, dicendo che io sono al servizio della causa di Cristo. E con questo spirito gli ho chiesto aiuto, in un processo di facilitazione e di rafforzamento del dialogo, come direzione. Io chiedo al Papa che produca il suo miglior sforzo, la sua volontà per aiutarci nella strada del dialogo. Speriamo di ricevere una risposta positiva”. 

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha riconosciuto la legittimità di Juan Guaido autoproclamatosi “presidente ad interim” del Venezuela per organizzare delle elezioni. “Consideriamo che Juan Guaido abbia la legittimità per indire delle elezioni presidenziali”, ha dichiarato Le Drian ai microfoni di France Inter, aggiungendo: “Il popolo è in strada, il popolo vuole il cambiamento”. Anche il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che la Spagna “riconosce ufficialmente Juan Guaidò come presidente legittimo del Venezuela”. “Nelle prossime ore – ha proseguito il premier spagnolo – mi metterò in contatto con i governi europei e latinoamericani che vogliono unirsi” a questo riconoscimento. Stessa linea anche da Londra: La Gran Bretagna “assieme con i suoi alleati europei riconosce Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela fino a quando si potranno tenere elezioni credibili”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt. “Nicolas Maduro non ha convocato le elezioni presidenziali entro il limite di otto giorni che avevamo stabilito”, ha sottolineato il ministro augurandosi che questa riconoscimento “ci porti più vicini alla fine di questa crisi umanitaria”. 

Anche l’Austria riconosce Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, ha annunciato il cancelliere Sebastian Kurz.  La Germania riconosce Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Lo ha annunciato la portavoce della cancelliera tedesca, Martina Fiez, in conferenza stampa a Berlino. Anche i Paesi Bassi “riconoscono Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Vogliamo che libertà e democrazia tornino” nel Paese “il prima possibile”. Così il ministro degli Esteri olandese Stef Blok, che ricorda come gli otto giorni per convocare elezioni libere e democratiche siano scaduti oggi.

Mosca considera i tentativi di alcuni Paesi di legittimare il cambio di potere in Venezuela come “intromissione negli affari interni” del Paese. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. “La crisi politica interna in Venezuela può essere risolta solo dai venezuelani stessi”, ha sottolineato Peskov. “L’imposizione di qualsiasi soluzione o il tentativo di legittimare il tentativo di usurpazione del potere è, a nostro avviso, interferenza diretta negli affari interni del Venezuela”, ha detto Peskov, citato dalla Tass.

Intanto resta ancora alta la tensione Russia-Usa. La dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla possibilità di usare la forza in Venezuela “mina tutti i principi di base del diritto internazionale”, dice il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, citato dalla Tass. “Gli Stati Uniti non fanno mistero del fatto che vogliono ottenere un cambio di regime a qualunque costo”, ha sottolineato poi il ministro.

Exit mobile version