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Varato il decreto sicurezza dopo i fatti di Torino

di Simone Margheri
6 Febbraio 2026
In Attualità
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Torino sotto assedio: poliziotto massacrato di martellate dai centri sociali
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Varato il decreto sicurezza dopo i fatti di Torino.

Ieri il Governo Meloni ha varato il decreto sicurezza approvato il 5 febbraio 2026 nasce da una scelta politica precisa: prendere atto che il tema dell’ordine pubblico non può più essere eluso né rinviato.

Il governo ha deciso di intervenire dopo mesi segnati da episodi di violenza urbana, aggressioni, disordini durante le manifestazioni e una crescente esposizione delle forze dell’ordine a situazioni di rischio

Non un riflesso emergenziale, ma la volontà di riportare lo Stato nella sua funzione primaria: prevenire, intervenire, proteggere.

La ratio del provvedimento è tutta nella parola prevenzione. Il fermo per accertamenti fino a dodici ore, sottoposto al controllo del pubblico ministero, non nasce per comprimere libertà astratte, ma per evitare che situazioni già note alle forze di polizia degenerino in scontri e feriti.

È la risposta a un contesto in cui l’intervento ex post non basta più e in cui l’inerzia dello Stato viene percepita come assenza

Lo stesso vale per le limitazioni alla partecipazione alle manifestazioni per soggetti già condannati per reati gravi.

Qui il governo afferma un principio netto: il diritto di manifestare è pieno e garantito, ma non può trasformarsi in uno scudo per chi ha già dimostrato di usare la piazza come terreno di violenza.

La misura non colpisce il dissenso, ma isola chi lo strumentalizza

La stretta sul porto di armi bianche e sulla vendita di coltelli risponde a un altro dato concreto: l’aumento di episodi di criminalità, spesso giovanile, legati all’uso di lame. Anche in questo caso la scelta è quella di intervenire prima, riducendo la disponibilità di strumenti che trasformano una lite o una tensione in un fatto di sangue.

Infine, il rafforzamento delle tutele per le forze dell’ordine chiarisce un punto politico centrale. Il governo rivendica il diritto-dovere di sostenere chi opera sul campo, spesso in condizioni difficili e sotto pressione costante, evitando che ogni intervento legittimo si trasformi automaticamente in un rischio giudiziario

Non uno scudo indiscriminato, ma un riequilibrio di un sistema che negli anni ha spesso lasciato soli gli agenti.
A margine di questo quadro, il decreto ha anche un effetto politico collaterale tutt’altro che secondario.

Con queste misure, diventa difficile per le opposizioni continuare a utilizzare una narrativa ormai logora e bipolare: da un lato accusare il governo di non fare nulla per la sicurezza, dall’altro denunciare ogni intervento come una deriva autoritaria.

Le due accuse, insieme, non reggono più

Soprattutto perché la stessa sinistra che oggi critica il decreto è quella che solo di recente ha dovuto ammettere l’esistenza di un problema sicurezza, dopo anni in cui ogni allarme veniva liquidato come “percezione” o costruzione mediatica.

Una presa d’atto tardiva, che rende oggi poco credibile una contestazione radicale di misure che affrontano proprio quel problema finalmente riconosciuto.

Coerenza vorrebbe, quantomeno, un dibattito meno ideologico

Anche perché chi oggi si erge a difensore delle libertà è stato al governo del Paese per molti più anni nei decenni precedenti, senza riuscire a offrire soluzioni strutturali sul fronte dell’ordine pubblico.

Il decreto sicurezza segna quindi non solo una svolta normativa, ma anche una linea di demarcazione politica: la sicurezza torna a essere una responsabilità dello Stato, non un tema da rimuovere o da usare a corrente alternata.

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Tags: Centri sociali ehDdl sicurezzaGOVERNO MELONIIN EVIDENZATORINO
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