Un Paese sul lastrico: in povertà 12 milioni di italiani, il 27,3% della popolazione

A man lies on a footbridge to beg for money as pedestrians walk past in Hong Kong on December 29, 2012. Hong Kong plans to raise the city's minimum wage to 30 HKD (3.87 USD) an hour, a minister said on December 12, in a hike slammed by labour groups as inadequate for the Asian financial hub. Known for its stunningly wealthy tycoons, the southern Chinese city is also home to hundreds of thousands of workers who live on hourly wages sometimes as low as 2 USD an hour prior to the introduction of the minimum wage. AFP PHOTO / ANTHONY WALLACE (Photo credit should read ANTHONY WALLACE/AFP/Getty Images)

Nel 2018, il 20,3% delle persone residenti in Italia (circa 12 milioni e 230 mila individui), risulta a rischio di povertà, cioè hanno un reddito netto equivalente all’anno precedente, senza componenti figurative e in natura, inferiore a 10.106 euro (842 euro al mese). Lo indica l’Istat spiegando che il valore resta stabile rispetto al 2017. L’8,5% (in diminuzione rispetto al 10,1% dell’anno precedente) si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti.

L’11,3% vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nell’anno di riferimento del reddito hanno lavorato meno di un quinto del tempo. Complessivamente la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale che include coloro che si trovano in almeno una delle suddette tre condizioni, è pari al 27,3%.

 

Numeri da Terzo mondo per quello che fino a venti anni fa era chiamato “Il Belpaese”. Pensare che potremmo avere le stradde lastricate d’oro, invece delle pezze al culo, fa male. Buffoni incapaci a governare per decenni, difficilmente potevano portare risultati diversi.

Si stava meglio quando si stava peggio.

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