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Home RIFLESSIONE

UMBERTO BOSSI: UNA TESTIMONIANZA 

di Francesco Pellati
28 Marzo 2026
In RIFLESSIONE
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Chi era Umberto Bossi, il leader che inventò la Lega e cambiò il volto della politica italiana
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UMBERTO BOSSI: UNA TESTIMONIANZA

Nel 1988 (o 89?) un amico mi propose di andare in un palazzetto milanese (mi pare in via Marsala, ma non ricordo bene) dove la Lega Lombarda si era trasferita da Varese.

Conobbi lì Miglio, Pagliarini, Formentini, Lombardi Cerri, Maroni ….e Bossi.

Mi attraeva più il progetto federalista di Miglio (le tre macroregioni omogenee per cultura, economia e stile di vita) che il progetto politico di Bossi.

Ci vedevamo di sera, una quarantina di imprenditori e manager, elaboravamo progetti e proposte per gli eletti nelle istituzioni: in Parlamento da 2 nel 1987 a 80 nel 1992. Una valanga targata Bossi: la Lega Lombarda si era fusa con le altre formazioni federaliste/autonomiste del Nord e divenne Lega Nord, col motto “per l’indipendenza della Padania”.

Vi confluirono anche Marche, Umbria e Toscana: da lì a Sud la Lega Nord non cercò consensi, né da Sud arrivarono adesioni: meno voti ma più “fedeli”

L’uomo Bossi iniziava tardi la giornata perché le sue serate terminavano a notte fonda, spesso nelle pizzerie vicino alle sedi di Via Arbe e poi di via Bellerio dove qualche volta cenai insieme a lui e ad altri amici (mai da solo): mai l’ora di andare a dormire, l’oste ci buttava fuori e le intemerate continuavano sul marciapiede.

Gli epiteti ruvidi con cui citava alleati ed avversari, alcuni noti (Berluscaz) ed altri no (né li citerò: riposino in pace con l’Umberto), gli insulti ai collaboratori: a me avrà detto una decina di volte “di politica non capisci un c…o”.
la dirittura programmatica anche nei momenti di difficoltà, la fede incrollabile nel progetto, il carisma di farlo condividere a milioni di persone

La postura di padre padrone: la Lega non è mai stata un partito democratico, è sempre stata un partito molto personale, tranne la parentesi della segreteria Maroni.
Bossi si sbarazzava con disinvoltura di chi riteneva pericoloso per sé e quindi per il partito: ne fecero le spese fior di intelligenze, primo fra tutti il professor Miglio le cui cultura e carisma infastidivano Bossi, poi tanti begli ingegni che erano cresciuti troppo e troppo in fretta.

Poi ì’ictus, la debolezza fisica e la difficoltà perfino a parlare, i suoi ruggiti divennero brusii difficili da capire: un politico che ha difficoltà a comunicare è come un cantante rauco

Le cure lontane dal partito, occupato da una ”banda” senza arte né parte, la crisi del partito inabissato al 4%, senza guida né progetto, la discutibile condanna a pagare i famosi 49 milioni.
il salvataggio del partito da parte di Maroni.

Infine la recente e dolorosa parabola sostitutiva di Matteo Salvini:
l’estensione della Lega al Sud: più voti ma meno “fedeli”, meno impegnati sulla realizzazione del progetto (annacquato fino a scomparire): il consenso spostato dal progetto alla persona del “capo”

Oggi la morte del “Padre” chiude la parabola politica della Lega Nord.
Restano i progetti originari, possibile eredità del Patto per il Nord che intende raccoglierne l’eredità senza beneficio di inventario, anche in Toscana.

Riposi in pace l’Umberto: senza di lui la vicenda politica del Paese sarebbe stata peggiore di come è stata

Gli avversari (partiti e corifei) attaccarono i velleitarismi dell’indipendenza della Padania e le sceneggiate delle ampolle dell’Eridano, sottacendo i progetti veri della Lega di Bossi:il federalismo.

Un Paese con componenti differenti, unite dai comuni valori fondanti. Nessuna stravaganza, Stati Uniti, Canada, Germania, Svizzera, India, Australia, Brasile e altri vivono in armonia in Stati federali

La “questione del Nord”: la parte del Paese che crea ricchezza ma non trovava (né trova) rappresentanza che la liberi dalla predazione fiscale, dalle mille regole e dai centomila guardiani delle regole costosi e onnipotenti, dalla narrazione denigratoria della sinistra politico/sindacale e del pauperismo cattolico (l’imprenditore che fallisce è sempre un cretino, quello che ha successo è sempre un ladro), che lasci la ricchezza nel territorio che l’ha prodotta per premiarne il merito ed aumentarne la competitività, per indurre il Meridione ad innalzare capacità economica e di governo, attenuandone le debolezze

La difesa dei valori identitari e dei bisogni locali, la Lega Nord “sindacato del territorio”. Da cui derivò una buona classe di amministratori locali.

Il merito di avere convogliato in un partito un pericolo molto concreto di ribellismo settentrionale: i compaesani delle valli bergamasche, bresciane e di alcune province venete, non scherzavano: erano pronti a pesanti “proteste” contro il “sistema” di “Roma Ladrona” (motto inventato in val Camonica e acquisito prontamente da Bossi: due parole un programma)

L’innovazione del linguaggio, lineare, diretto, comprensibile. In alternativa al sindacalese della trimurtì, al politichese della DC con l’incomprensibile De Mita e le logorree di Moro e dei suoi epigoni, all’ipocrita retorica socialcomunista col politicamente corretto, alle paludate interferenze degli “intellettuali”, al linguaggio criptico dei mandarini della burocrazia e di molte sentenze, un po’ politiche, un pò sociologiche, un pò ideologiche, un po’ di tutto e spesso con poco diritto.

Perfino l’estetica della postura: la “democratica” canottiera, il dito medio alzato

Nel bene e nel male Bossi fu tutto questo ed altro ancora.

Soprattutto mise sul tavolo la opportunità di una Italia federale che accogliesse e mediasse le differenze profonde fra il Nord (e parte del Centro) del Paese e il Sud. Differenze ataviche, eredità storiche, stili e progetti di vita né peggiori né migliori: diversi.

I risultati del recente referendum certificano la diversità dell’approccio prima di tutto culturale e poi politico fra Nord e Sud del Paese

Bossi lo aveva capito e voleva porvi rimedio, pur a modo suo: non ci riuscì.
Speriamo che ci riesca un leader nuovo: una Italia unita negli intenti, con l’apporto delle diverse capacità di cui è composta, sarebbe una benedizione per i nostri eredi.

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Tags: Anni 80IN EVIDENZALega NordPadaniaUMBERTO BOSSI
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