Trump e l’Iran: il realismo contro le illusioni del regime change
Il Presidente Donald Trump ritiene che un incontro con il principe ereditario iraniano Reza Pahlavi non sia opportuno.
Pahlavi da qualcuno viene considerato un simbolo della resistenza iraniana nel contesto delle crescenti proteste nazionali.
Ma lascio’ il paese nel 1979 che era un bambino durante la rivoluzione khomeinista e da allora non ci ha fatto più ritorno.
Quindi, e’ lontano dalla realtà del paese di oggi profondamente diverso da quello che lui ha lasciato.
E non sappiamo quanto consenso abbia.
Trump ha detto: “L’ho osservato e sembra una brava persona, ma non sono sicuro che sarebbe appropriato farlo in questo momento come Presidente. Penso che dovremmo lasciare che tutti si presentino e vedere chi emerge. Non sono necessariamente sicuro che sarebbe la cosa appropriata da fare”.
Puro realismo.
Il Presidente Trump non vuole un regime change in Iran, consapevole del fatto che questo creerebbe un vuoto di potere che potrebbe essere occupato da attori peggiori di quelli attuali portando il caos totale in tutta la regione
Trump e’ contrario almeno fino a quando in Iran non emerge una leadership unitaria e riconosciuta a capo di un opposizione organizzata che parli con un unica voce.
Tutti vorremmo che la cricca degli Ayatollah sparisca per sempre, ma bisogna anche essere realisti.
L’Iran e’ il paese guida del mondo sciita, ha un territorio immenso, e’ un paese con 80 milioni di abitanti.
L’Iran non e’ il Venezuela.
Credere di buttare giù il regime e dopo 5 minuti avere la democrazia e’ solo un illusione, a maggior ragione alla luce di precedenti come l’Iraq, l’Afghanistan e la Libia.
Se domani cadesse il regime chi subentrerebbe?
La casalinga di Teheran?

