Taser in Italia ed il fattore venti

Taser in Italia

il Fattore Venti di P.Sebastiani

(acronimo di Thomas A. Swift Electronic Rifle) è stato per la prima volta distribuito nel mondo nel 1998 e nel 2018 utilizzato, per la prima volta, in Italia.

Il cambio radicale che è avvenuto con le elezioni in Italia del 4 Marzo passa anche dal rinnovato approccio alla sicurezza, tema molto caro all’anima leghista del Governo gialloverde.

Il Ministro Salvini ne ha, infatti, stabilito la sperimentazione in 12 città

(Milano, Napoli, Torino, Bologna, Genova, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi) dal 5 settembre. La pistola elettrica sarà in dotazione a Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza al fine di intervenire nei casi di emergenza per i quali l’uso di armi da fuoco sarebbe eccessivo.

Non siamo di fronte ad un giocattolo – come le vecchie pistole “Condor” che sparavano proiettili gialli e ti rendevano lo sceriffo dei giardinetti – qui si fa sul serio: all’interno del corpo pistola vi sono due elettrodi che, collegati ad un filo, possono arrivare a colpire sino a 6 metri di distanza ed emettere una scarica elettrica a brevi impulsi di intensità tale da stordire e neutralizzare anche un uomo anche di generose dimensioni.

Gli agenti, debitamente formati, possono utilizzare Taser in Italia solo nei medesimi casi in cui sarebbero autorizzati a far fuoco, ma con esclusioni applicative per soggetti palesemente infermi, donne in stato interessante, o in zone facilmente infiammabili.

Come ogni innovazione, anche questa non è scevra di contraddizioni e problematiche, sebbene sia universalmente riconosciuta come meno invasiva delle armi da fuoco.

Se dal lato dell’opinione pubblica questo passo è considerato un’elettrizzante novità, non pochi dubbi applicativi emergono dalle dichiarazioni di più parti in causa;  soddisfazione (quasi) piena da parte del portavoce della sigla sindacale della Polizia di Stato, SIULP, Eugenio Bravo che auspicava l’utilizzo della pistola elettrica per le Forze dell’Ordine ed i loro interventi, sostenendo che possa innalzare il livello di sicurezza.

Secondo il sindacalista è estremamente importante dotare gli agenti di un dissuasore elettrico

Che permetta di ridurre al minimo la possibilità di ferita per l’operatore e per il soggetto fermato. A specifica domanda sulla pericolosità della scossa su soggetti cardiopatici o in stato di alterazione, risponde che tali situazioni non sono sempre riconoscibili, pertanto è necessaria una modifica di legge che tuteli gli operanti anche in caso di eventi lesivi riconducibili all’utilizzo del Taser, sempre che ne sia rispettato il protocollo di utilizzo.

Per il fronte dei contrari 

Si segnala l‘autorevole presa di posizione del Direttivo della Camera Penale di Firenze che, stante la classificazione del taser come “strumento di tortura” da parte dell’ONU nel 2007, ne critica l’utilizzo in mano a personale non perfettamente formato ad utilizzarlo e, soprattutto, si auspica che ne venga vietato l’utilizzo in carcere visto  lo stato di sovraffollamento carcerario e il pericolo che potrebbe comportarne un uso da parte della Polizia Penitenziaria.

Ad oggi si segnalano due soli casi di utilizzo:

Il primo a Firenze, dove il Taser è stato d’aiuto per sedare un uomo di nazionalità turca che, dopo essersi denudato, molestava coppiette nei giardini; il secondo a Reggio Emilia – dove gli agenti di Polizia di Stato hanno sedato una lite domestica intervenendo su un senegalese – raccogliendo il plauso da parte del Capo della Polizia Gabrielli, che vorrebbe estendere l’utilizzo anche alla PolFer, alla Polizia Locale e alle Case circondariali.

Il tema è indubbiamente complesso.

Sarebbe raccomandabile utilizzare il buonsenso, lapalissiano ma non scontato. Si dice che meno un’arma è potente più si è propensi ad usarla, tranquillizzati dal minor potere lesivo. Tuttavia a guardar bene le pagine di cronaca possiamo notare come i casi si possano contare sulle dita di una mano, pertanto, se ben preparati, gli agenti delle forze dell’ordine grazie al Taser in Italia possono diminuire il rischio per loro stessi e per gli altri, tenendo conto che nelle operazioni di polizia è impossibile arrivare al rischio zero.

Di metodi meno invasivi o pericolosi per completare un arresto, tra l’altro, ad oggi ve ne sono pochi. Un esempio su tutti: lo spray urticante. Le statistiche indicano casi, eppur rari, di lesione alla cornea, asfissia ed infarto, per utilizzo di spray al peperoncino.

Difficile determinare quale possa essere il vero limite per l’utilizzo di un’arma, nel rapporto guardie e ladri.

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