Spesa pubblica folle a Firenze come non mai.
Nell’ultimo anno la spesa pubblica fiorentina e Toscana in generale è più che raddoppiata grazie ai fondi del PNRR, ma spesso non è tutto oro ciò che luccica e questa bulimia di spesa pubblica rischia di trasformarsi in un dramma .
Negli ultimi anni L’amministrazione comunale di Firenze ha cercato di massimizzare le opportunità date dal PNRR e dalla nuova stagione di investimenti pubblici italiani
Cantieri, riqualificazioni urbane, infrastrutture e progetti culturali si moltiplicano, in tutta la Toscana sostenuti in larga parte dai finanziamenti straordinari del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
La narrativa dominante descrive questa fase come un’occasione irripetibile per modernizzare il Paese
Ma dietro l’entusiasmo per la “stagione dei cantieri” emerge una questione che raramente viene affrontata con sufficiente chiarezza: quanto di questa spesa è realmente sostenibile e cosa accadrebbe se i conti non tornassero.
Il primo equivoco riguarda proprio la natura dei fondi del piano europeo.
Nel dibattito pubblico vengono spesso raccontati come denaro regalato dall’Europa. In realtà il meccanismo è più complesso
Una parte consistente delle risorse assegnate all’Italia è costituita da prestiti che dovranno essere restituiti nel tempo.
Questo significa che dietro molti dei cantieri avviati oggi non c’è solo un trasferimento europeo, ma anche nuovo debito pubblico che finirà per essere ripagato dai contribuenti negli anni futuri
In un contesto simile, la qualità degli investimenti diventa decisiva: se le opere non generano valore economico reale o non producono benefici tangibili per la collettività, il rischio è quello di lasciare in eredità infrastrutture costose e un debito più alto.
A questo si aggiunge un problema di tempi e di capacità amministrativa. Il calendario del PNRR è estremamente rigido e molte opere devono essere completate entro il 2026, e il ministero è già dovuto intervenire per evitare ritardi potenzialmente catastrofici che avrebbero messo a rischio i progetti di poter ricevere l’intero finanziamento
Se un progetto subisce ritardi, vedi commissariamento ministeriale infatti La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per la Toscana denuncia ritardi significativi nella conclusione dei progetti del Pnrr negli enti territoriali.
Lo rivela la relazione sull’avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che attribuisce i rallentamenti principalmente a “difficoltà di reperire imprese appaltatrici disponibili ad accettare incarichi con stretti tempi di esecuzione, alla scarsità di manodopera e alle difficoltà che gli aumenti dei prezzi delle materie prime ha determinato nel settore degli appalti pubblici”
Se i costi aumentano o se gli obiettivi previsti non vengono raggiunti, i finanziamenti possono essere ridotti o sospesi. In uno scenario del genere il rischio è evidente: cantieri aperti ma privi delle risorse necessarie per essere completati.
È un fenomeno che l’Italia conosce bene, perché negli ultimi decenni non sono mancate le opere pubbliche incompiute o sospese per mancanza di copertura finanziaria.
Ma c’è un ulteriore elemento che merita di essere discusso con maggiore franchezza
Non tutte le opere finanziate in questa fase sembrano avere la stessa urgenza o la stessa utilità pubblica. Accanto a interventi chiaramente necessari – come la manutenzione delle infrastrutture, la mobilità urbana o l’efficientamento energetico – si moltiplicano anche progetti la cui utilità appare più discutibile.
Quando grandi quantità di denaro pubblico devono essere spese in tempi rapidi, il rischio di errori di valutazione cresce inevitabilmente. La pressione a “spendere comunque” può portare a finanziare opere marginali, ridondanti o non realmente prioritarie
È qui che entra in gioco una dinamica tipica delle grandi stagioni di spesa pubblica: la bulimia degli investimenti. Quando l’obiettivo principale diventa utilizzare rapidamente le risorse disponibili, il sistema decisionale tende a perdere selettività.
Le amministrazioni locali moltiplicano i progetti, le priorità si diluiscono e la probabilità di sprechi o errori cresce in modo esponenziale
Non si tratta di una teoria economica astratta, ma di un fenomeno già osservato più volte nella storia amministrativa italiana.
Un precedente particolarmente significativo è quello del Comune di Parma, che nei primi anni Duemila fu travolto da una crisi finanziaria gravissima.
Dopo anni di espansione della spesa pubblica e di investimenti spesso discutibili, il bilancio dell’ente si ritrovò con un debito enorme e fuori controllo, fino al punto di sfiorare il default amministrativo.
La crisi esplose definitivamente nel 2011, quando il Comune fu costretto a riconoscere un passivo di centinaia di milioni di euro che mise in ginocchio le finanze locali e impose anni di sacrifici ai cittadini
Il caso di Parma resta ancora oggi uno degli esempi più chiari di come una gestione disinvolta della spesa pubblica possa trasformarsi in un problema strutturale per la collettività.
In questo contesto il progetto di riqualificazione dello Stadio Artemio Franchi rappresenta uno dei casi più emblematici del dibattito fiorentino.
L’opera è stata avviata con finanziamenti pubblici rilevanti, ma il costo complessivo del progetto è cresciuto nel tempo fino a superare di molto le risorse inizialmente disponibili. La copertura finanziaria completa non è ancora pienamente definita e il completamento dell’intervento richiederà ulteriori investimenti.
Situazioni di questo tipo evidenziano uno dei rischi più tipici delle grandi stagioni di spesa pubblica: progetti avviati con entusiasmo ma costretti successivamente a cercare nuove risorse per arrivare alla conclusione
Se i costi dovessero continuare a crescere o se parte dei finanziamenti venisse meno, le conseguenze economiche per la collettività potrebbero essere drammatiche. Il primo rischio è l’aumento della pressione fiscale locale, perché quando un’amministrazione deve coprire spese impreviste spesso l’unico margine di manovra è l’incremento delle entrate attraverso tasse e tariffe.
Il secondo rischio riguarda la compressione di altri servizi pubblici: più risorse destinate alla gestione delle infrastrutture significa meno fondi disponibili per welfare, scuola o trasporti
Il terzo rischio è quello delle opere incomplete o ridimensionate, che lasciano alla città cantieri lunghi e costosi senza produrre i benefici promessi.
È proprio in questa prospettiva che assume rilievo la disponibilità della società calcistica ACF Fiorentina a contribuire economicamente alla realizzazione dell’opera in cambio di una concessione di lunga durata dello stadio.
Coinvolgere capitali privati significa trasferire una parte del rischio economico dal contribuente a chi ha un interesse diretto nello sfruttamento dell’infrastruttura
Da un punto di vista piùpragmatico e razionale, è un principio elementare: se un progetto ha valore economico, deve poter attrarre investimenti privati; se non riesce a farlo, forse è legittimo interrogarsi sulla sua reale sostenibilità.
La vera sfida per Firenze, come per molte altre città italiane, non è quindi aprire nuovi cantieri
È dimostrare che questa stagione di investimenti può tradursi in infrastrutture utili, sostenibili e realmente necessarie. In caso contrario, il rischio è che l’attuale entusiasmo per la spesa pubblica si trasformi, nel giro di pochi anni, in una lunga stagione di conti da pagare.
E la storia amministrativa italiana insegna che quando il ciclo della spesa incontrollata finisce, a pagare il prezzo più alto sono quasi sempre i cittadini
Di cose utili e urgenti da fare ce ne sono e ce ne sarebbero state ma i tempi imposti magari non le consentivano e adesso dopo questa stagione di spese folli il rischio è che torneremo ad un lungo periodo di sacrifici.
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