Sostituzione etnica o sostituzione culturale?
Qualche giorno fa una esponente di spicco del partito Podemos in Spagna “confessava” uno dei propositi della sinistra globalità europea: sostituzione etnica di migranti provenienti da varie parti del mondo al posto dei “fascisti”.
Ora, al netto della provocazione dal momento che i fascisti sono praticamente scomparsi 80 anni fa, l’espressione sostituzione etnica è un tema ricorrente anche in una certa destra che la cita sempre come spauracchio rispetto alla mala gestione del fenomeno dell’immigrazione che a causa delle politiche di accoglienza della sinistra è diventata una vera emergenza in Italia come in Europa
Il tema è serio e assai attuale soprattutto dal momento che qualche forza politica ha iniziato a parlare sempre più esplicitamente di Remigrazione, nelle città italiane molti manifestano in tal senso ed è stata persino presentata una Proposta di Legge di iniziativa popolare per modificare dal punto di vista legislativo la materia.
Battaglie condivisibili nello spirito se intese nel senso di limitare e circoscrivere gli ingressi ai soli casi realmente seri e a dare una stretta sul fenomeno dell’immigrazione. Così come del pari se intese a incentivare i rimpatri di chi delinque o di chi non ha alcun titolo legittimo di permanenza
Se invece esse mirano a fare rivivere i fantasmi del passato circa una differenziazione razziale di natura ontologica, naturalmente siamo in un campo totalmente irricevibile che oggi è appannaggio di una sparuta minoranza di estremisti che deve rimanere tale.
Proprio per evitare confusioni di tal genere occorre uscire dall’ ambiguità che la locuzione contiene. Pena la strumentalizzazione in chiave razzista da parte di chi non attende altro che utilizzare questo termine contro chiunque voglia una regolamentazione più severa del fenomeno migratorio.
La sostituzione etnica tecnicamente implica il proposito di sostituire appunto popolazioni autoctone con altre provenienti da territori diversi su basi razziali. Una sorta di contro colonialismo fondato su caratteristiche somatiche (questo suggerisce la parola “etnica”) quali in primis il colore della pelle
Ma il tema non può e non deve essere questo. Non lo può essere dal punto di vista morale, della logica e del buonsenso e, naturalmente, non lo può essere dal punto di vista costituzionale. Ogni progetto che andasse in quella direzione naturalmente non passerebbe il vaglio di controllo di costituzionalità e, spero, indignerebbe gli italiani che certamente non sono un popolo razzista.
Semmai il tema dovrebbe essere di Natura culturale e, in questo senso, avrebbe a che fare con l’evidente fallimento della società multiculturale portato avanti per decenni dalle sinistre mondiali (ma non solo)
La questione investe il fallimento dei tentativi di integrazione fra culture che per certi aspetti sono incompatibili: in particolare quella occidentale con altre che si diversi temi collidono clamorosamente con la filosofia di matrice illuminista che costituisce una delle architravi dell’Europa moderna.
Il portato di valori, di diritti e di doveri che caratterizza l’occidente è, con tutti i suoi limiti, un vanto dei popoli euroatlantici ed è una mile stone irrinunciabile. E a ben vedere è un modello a cui anche diversi Stati di altri continenti si ispirano. Gli stati avanzati pur nel rispetto delle loro tradizioni e della loro Storia hanno mutuato le fondamenta dello stato democratico, dal tendenziale principio di eguaglianza (almeno formale) alla traduzione nei vari ordinamenti giuridici delle libertà fondamentali.
Naturalmente gli esiti sono stati diversi e non sempre coerenti con i propositi ma non c’è dubbio che quel complesso di valori e di diritti è oggi la miglior garanzia di una società costruita per puntare alla pace e al benessere dei popoli
Ecco perché, con tutti i suoi limiti, il modello occidentale va difeso con forza e vigore di fronte ad attacchi sempre più violenti portati da chi ha una concezione autoritaria del rapporto tra Stato e cittadini o tra cittadini medesimi.
Quello che i nemici della civiltà occidentale, tanto interni quanto esterni, vogliono è proprio la messa in discussione di quei valori e di quegli ordinamenti fondati su democrazia e libertà individuali in funzione di un assetto diverso delle relazioni fra individui.
A volte in nome di norme religiose mai attualizzate e che rimandano a società di tipo medioevale, a volte in nome di un autoritarismo che bisogna respingere totalmente (altre volte perfino a un mix di tali modelli alternativi). O, all’esatto contrario, per dissoluzione in una serie di presunti diritti che mirano allo sgretolamento di ogni regola.
Questo è il punto!
Ed ecco che allora che non di sostituzione etnica si dovrebbe parlare quanto di sostituzione culturale. Il focus non è il “soma” ma il “mos” di cui si è portatori. In questo senso, chiunque accetta il nostro Way of Life , le fondamenta della nostra cultura, la nostra democrazia pluralista fondata su Libertà Tolleranza ed Eguaglianza (la triade illuminista), la divisione fra sfera morale individuale e sfera pubblica che deve rimanere laica è sinceramente benvenuto: da qualunque parte del mondo provenga e qualunque siano i propri tratti fisici.
E, da questo punto di vista, seppur portatore di una Storia diversa, può effettivamente costituire un valore aggiunto perché la diversità è intrinsecamente tale
Chiunque invece ritiene di poter utilizzare la nostra democrazia come grimaldello per imporre modelli diversi e incompatibili nel rapporto con gli altri, chi ritiene che si possa fare luogo a imposizioni o sooraffazioni di tradizioni e persone non è affatto benvenuto e ogni tentativo di sostituzione va stroncato sul nascere.
Essere tolleranti nel nobile senso della Tradizione non significa svendere la propria identità che, al contrario, deve essere assai forte per poter dialogare con gli altri
Questo richiama l’occidente a una difesa strenua di ciò che è e di ciò che ha costruito nel mondo seppur con contraddizioni e pagine bugie; ma richiama alla responsabilità anche chi viene qui da altri paesi, nella consapevolezza che il rispetto delle regole e il rispetto dell occidente non sono valori negoziabili.

