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Sinners, il film

di Riccardo Innocenti
25 Gennaio 2026
In Attualità
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Sinners, il film
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Sinners, il film

Non è detto che piaccia, e soprattutto che serva, se non a fare incetta di statuette.

Ho potuto vedere sulla paytv Sinners, il film di Ryan Coogler candidato a ben 16 Oscar
Forse l’aspettativa è un po’ esagerata, dato che la mia visione è stata, almeno per più di metà del tempo, abbastanza annoiata: finché non sono arrivati i vampiri…

Alla fine mi sono domandato se si potesse dare una lettura politica come fu data per La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead), film del 1968 di George Romero, capostipite della saga infinita degli zombie che minacciano il mondo

Wikipedia ne dice: “Il film è stato oggetto di diverse interpretazioni: alcuni ritengono che la pellicola sia una metafora della guerra fredda, in cui gli zombi rappresenterebbero i sovietici, altri invece che sia una metafora della guerra del Vietnam; inoltre secondo alcuni critici il film tratterebbe tematiche quali la libera circolazione di armi e il razzismo negli USA.

In particolare sul tema del razzismo, la morte tragica e ingiusta di Ben alla fine del film, per mano di un gruppo di cacciatori bianchi che lo scambiano per un morto vivente, rappresenta una potente denuncia del razzismo e dell’ingiustizia sociale.”

E allora ho posto la domanda a Grock (il motore AI di Elton Musk). Di seguito la risposta, fornita al solito con una velocità sorprendente e con un’accuratezza assertiva diversa dagli altri motori.
[La parte tra parentesi quadre più avanti è una mia descrizione di una tabella fornita da Grock].
Non c’è un vero e proprio spoiler, ma è meglio se vedete il film prima di leggere il seguito.

“Sì, **Sinners** (2025) di Ryan Coogler si presta a una lettura politica molto forte e stratificata, simile – ma non identica – a quella che fu data a **La notte dei morti viventi** (1968) di George A. Romero.
In entrambi i casi il mostro sovrannaturale diventa uno **strumento allegorico** per parlare di oppressioni e dinamiche sociali reali dell’epoca, ma con accenti e bersagli diversi:

[Ne La notte dei morti viventi della fine anni ’60 viene rappresentato un momento contemporaneo, i mostri, gli zombie sono lenti e famelici. Si può cogliere una critica del consumismo americano, del razzismo sistemico (con il primo protagonista nero in un film), della guerra in Vietnam, del fallimento dell’autorità/patriarcato. Il film uscì nel pieno delle rivolte per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam.

Invece, in Sinners la vicenda si svolge perlopiù in Mississippi ma nel 1932, in un contesto segregazionista Jim Crow. I mostri sono vampiri, seduttivi e musicali, tendenzialmente inclusivi, cioè orientati a portare i viventi nella loro comunità e comune sentire

La lettura politica concerne l’ppropriazione culturale, l’assimilazione forzata, il razzismo mascherato da “uguaglianza”, l’erosione della comunità nera, lo sfruttamento del blues/Black joy. Mentre il blues spesso narra il dolore, il Black Joy è la forza che ne permette la trasformazione in espressione creativa e resistenza culturale. Il film è uscito nel 2025 in un clima di rinnovata aggressione culturale/politica contro la storia nera negli USA.].

### Le principali chiavi di lettura politica emerse su **Sinners**
1. **I vampiri come metafora dell’appropriazione culturale e del “white gaze” sul Black culture**

Il vampiro principale (Remmick) e la sua “famiglia” rappresentano la cultura bianca che **succhia** la vitalità, la musica e l’anima della comunità nera (il juke joint, il blues, la spiritualità Hoodoo). Molti critici leggono i vampiri come l’equivalente moderno dei **culture vultures** / music industry che per un secolo ha estratto valore dal blues, dal jazz, dall’hip-hop senza restituire nulla alla comunità di origine.
2. **La falsa promessa di inclusione e appartenenza** Remmick offre ai personaggi neri (e non solo) una “nuova famiglia” senza più divisioni razziali, una fratellanza eterna, libertà dal razzismo terreno. → Molto esplicitamente paragonato al mito assimilazionista americano: “puoi entrare nel club, ma solo se rinunci a te stesso / alla tua memoria / alla tua autonomia”. È la versione horror della “diventare americani” che storicamente ha significato per molti neri rinuncia alle radici per una parvenza di accettazione.

3. **Il juke joint come spazio di resistenza e di Black joy** . Il locale è il cuore politico del film: luogo di autonomia economica, di espressione culturale, di comunità sotto assedio. → Parallelo con i safe spaces neri storici (chiese, barber shops, juke joints) continuamente minacciati da forze esterne (Klan da una parte, assimilazione vampirica dall’altra)

4. **Critica multi-direzionale del razzismo** Non solo il Klan classico (che appare), ma anche il razzismo “soft”, quello che si traveste da alleanza, da interesse comune, da progresso. Alcuni critici (soprattutto di sinistra) hanno letto i vampiri come allegoria persino di certe derive “universaliste” che finiscono per cancellare specificità nere.
### Differenze rispetto a Romero
– Romero usava zombie **lenti, stupidi, amorfi** → critica al conformismo di massa, al consumismo zombificato, alla passività bianca davanti al razzismo.

– Coogler usa vampiri **seduttivi, intelligenti, musicali, che parlano di uguaglianza** → critica più sofisticata all’oppressione che si nasconde dietro promesse di fratellanza e behind l’inclusività di facciata

Quindi sì, **Sinners** ha ricevuto (e continua a ricevere) una lettura politica altrettanto intensa di quella data a **La notte dei morti viventi**, ma spostata su temi più contemporanei: non solo segregazione brutale, ma **appropriazione culturale**, **assimilazione selettiva**, **erosione della memoria collettiva nera** e mercificazione della Black joy.

Molti lo considerano uno dei film più politicamente densi usciti negli ultimi anni proprio per questo motivo.”

Devo dare atto alla risposta di aprire molti spiragli a una lettura meno passiva del film. Rivedendo alcune scene, alcuni contesti, riascoltando certe battute dei personaggi ci si rende conto di essere in presenza non solo di un ottimo esercizio estetico visuale, ma anche della trasmissione di molti messaggi sociali, da un punto di vista parziale e interessato, ma sempre con grande e ammirevole mestiere.
Certo, appare più una prese di posizione che una chiave di lettura della società e dei conflitti in corso. Più un manifesto politico di resistenza che una proposta di alternativa, più la rivendicazione della diversità e dell’alterità che la pacificazione e la concordia.

Armi, violenza, disprezzo per la legge, affermazione di superiorità razziale e culturale nera sono gli strumenti per cercare supremazia e controllo, per contrastare altrettanti violenti assetti di potere costituito.

Non è detto che piaccia, e soprattutto che serva, se non a fare incetta di statuette.
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Tags: CINEMAGUERRA FREDDAIN EVIDENZARAZZISMOSINNER
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