Si allarga il fronte del No alla mobilità elettrica. I ‘pentiti’ dei veicoli elettrici

Il Cop26 svela le incongruenze del Green Deal

Auto

Che la mobilità del futuro prossimo dovesse essere ineluttabilmente elettrica, pareva un dogma acquisito.

Il new green deal, indubbiamente, è un affare mondiale molto ghiotto, ma il fronte pare ormai non essere più unico e monolitico come volevano i media.

Il fronte del No

Perché dismettere l’industria motoristica occidentale, per favorire quella elettrica che è di dominio cinese, nel know how come nelle materie prime? Il Litio ad esempio è di fatto monopolio cinese, da quando la Cina ha colonizzato le produzioni africane.

Oltre il 90% dei chip e delle batterie sono prodotti in Asia, soprattutto in Cina, Korea e Malesia.

La riprova si è avuta con la crisi dei semiconduttori ha messo in ginocchio le produzioni di veicoli durante la pandemia, facendo capire quanto sia dipendente dall’oriente. L’elettrificazione rischia di porre definitivamente in mano al Dragone tutta la mobilità mondiale.

E l’occidente, Europa in testa, pare non accorgersene, sfornando normative manifesto per il futuro sempre più elettrico, attratto dalle sirene ecologiste a senso unico.

I target sulle emissioni medie della flotta, fissati dall’Unione europea, pari a 95 g/km vorrebbero porre il concetto che, più che un’alternativa, l’elettrico è un obbligo.

Ma così non è. Molti che sono passati a veicoli elettrici, stanno ripensandoci e tornando all’endotermico.

Uno studio americano su un campione di 14.000 “early adopters” passati all’auto elettrica fra il 2012 e il 2018. Il 18% di costoro, infatti, ha fatto mercia indietro. La percentuale sale al 20% fra i possessori di un’ibride plug in.

E allora?

I risultati del Cop26

Non solo USA, Cina, Germania e Italia, ma anche il Giappone dice “no” alla proposta di vietare la vendita di motori endotermici a partire dal 2035.

Peraltro, la posizione di Toyota, il più grande produttore al mondo di veicoli, era nota da tempo così come la posizione contraria di BMW.

Forse ci voleva un evento come la Cop26 di Glasgow per portare a galla questa verità. Sottoscrivere una dichiarazione di intenti circa lo stop, datato 2040 (2035 per i mercati più ricchi), alla produzione delle vetture con motore endotermico in favore di quelle elettriche, a emissioni zero è indigesto per molti che lo considerano troppo avventato.

Fra i non firmatari, colossi come Volkswagen, Stellantis, Renault, Nissan, Hyundai, BMW e Toyota.
Persino il Governo italiano teme che la dismissione delle vetture endotermiche possa mettere in crisi le numerose aziende della componentistica, che rischiano di pagare le conseguenze di una transizione troppo frettolosa.
La Gkn di Campi Bisenzio ne è un chiaro esempio.

Solo Volvo, Ford, GM, Mercedes-Benz, la cinese BYD e Jaguar Land Rover,  hanno messo nero su bianco i loro intenti al 2040.

Gli altri fabbricanti di auto non ne hanno voluto sapere di impegnarsi ad abbandonare bielle e pistoni.

Un’alleanza di case formate da Toyota, Nissan, Honda, Subaru e Mazda per quanto riguarda le auto e Honda, Kawasaki e Yamaha per quanto riguarda le moto, si è detta contraria alla proposta 2035.

Andranno avanti con lo sviluppo dei motori endotermici investendo energie e risorse sull’idrogeno come unica alternativa.

Che pone enormi vantaggi, a fronte delle difficoltà di approvvigionamento e produzione sostenibili.

Ma l’elettrificazione non è da meno.

 

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